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“Segnali universali” da tre Signore della musica

Giuseppe Attardi di Giuseppe Attardi
Ottobre 30, 2020
in Cultura
Tempo di lettura: 6 mins read
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“Segnali universali” da tre Signore della musica

I complimenti dei playboy / Ma non li sentiamo più / Se c’è chi non ce li fa più / Cambia il vento ma noi no / E se ci confondiamo un po’/ è per la voglia di capire chi non riesce più a parlare / Ancora con noi / Siamo così, dolcemente complicate, / sempre più emozionate, delicate…

Sono così Rossana Casale, Grazia Di Michele, Mariella Nava. Dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate. Tre donne che, però, dicono, rivelano, cantano i propri sentimenti, le proprie sensazioni. Tre Signore della musica che non hanno ceduto alle tentazioni e alle imposizioni del mercato, ma hanno scelto un percorso originale e sincero, in punta di piedi, senza trasgressioni né scandali, con eleganza e raffinatezza. Tre cantautrici in un mondo musicale ancora parecchio misogino, che apre le porte alle donne in quanto cantanti, voci di altri, piuttosto che autrici, voci di sé stesse.

«Quando ho iniziato a scrivere canzoni, insieme a mia sorella Joanna, pensavo che avessimo il compito di affrontare tematiche sulla condizione femminile, di raccontare il mondo interiore, i sentimenti, il modo di guardare alla vita di una donna, in un momento in cui gli uomini scrivevano per le cantanti e non parlavano certo di cliché maschili, di aborto, di omosessualità femminile. di violenza etc…», ricorda l’ex “ragazza di Gauguin” Grazia Di Michele. «Anzi, il ritratto femminile che veniva fuori dalla maggior parte dei testi, era quello di una donna aggrappata ai pantaloni del maschio sebbene simpaticamente traditore, sciupafemmine, indifferente ma irresistibile. Oggi le donne, che siano cantanti o cantautrici, hanno ripreso le redini dei loro racconti. Quello che scriviamo insieme, io, Rossana e Mariella, è in fondo quello che ognuna a modo suo ha sempre fatto, una ricerca interiore e attenta al mondo dal nostro punto di vista».

Tre donne, tre voci, tre storie artistiche differenti, che hanno scritto pagine importanti nella storia della canzone d’autore nazionale: Le ragazze Di Gauguin, Sha la la, Manuela, Brividi, Così è la vita, Destino, Io e mio padre, Gli amori diversi, Il cuore mio, Semplice, Solo i pazzi sanno amare, A che servono gli dei, Io sono una finestra e Spalle al muro, soltanto per citarne alcune. Tre strade che si sono incrociate nello spettacolo Cantautrici, portato in giro per il Paese con grande successo dal 2019, per fondersi adesso in Segnali Universali, brano scritto a sei mani e accompagnato da un video, opera delle graphic artist Valentina Calvani e Fabiana Iacolucci.

«In verità, Segnali Universali è nata al nostro primo incontro in un piccolo bistrot a Roma», racconta Rossana Casale, anima jazz del trio. «Mentre parlavamo di un tour che avremmo fatto insieme, ci siamo accorte che sopra le nostre teste, sul muro, c’era un bellissimo arazzo, una specie di mosaico fatto di tappi di bottiglia che rappresentava un barcone di immigrati. Da lì la decisione di scrivere un brano sull’amore universale e di dedicarlo alla causa di Emergency. Poi un incontro in studio di registrazione, un giro di accordi e la formazione della melodia che avrebbe accolto la nostra idea di testo che è andato mano a mano formandosi. Un lavoro incredibile di collaborazione compositiva».

Cosa riunisce tre Signore della musica, tre grandi voci oltre che tre grandi penne come voi?

«Ci unisce la stima, un’amicizia di lunga data, gli stessi principi e valori, e forse anche il fatto di sentire forte una complicità femminile».

Com’è stato scrivere a sei mani? Avete avuto battibecchi? Segnali universali è una canzone che rispecchia tutte e tre musicalmente e liricamente?

«Scrivere a sei mani è un lavoro intrigante e nel contempo difficile», prosegue Rossana Casale. «Una di noi lancia un’idea, compone un verso o forse un testo in metrica e le altre lo completano. A volte una strofa diventa un inciso o viceversa, un giro di accordi crea una struttura perfetta sulla quale scrivere e allora nasce una proposta di testo, ma siamo anche tre artiste con costruzioni musicali molto diverse: una pop classica, l’altra folk, l’altra jazz e allora lì può nascere una difficoltà di incontro. Finora però abbiamo sempre trovato un punto dove ritrovarci d’accordo».

In un mondo urlato, rappato, trappato, strappato, Segnali universali è una delicata carezza sonora, una morbida ballata, un inno all’amore, suonato e interpretato con eleganza. È un contrasto voluto?

«Sì esattamente!», prende la parola Mariella Nava, la vena pop del sodalizio. «Una carezza carica di speranza e quindi rassicurante. Un luogo immaginario in cui darci finalmente un appuntamento di fine sofferenze e conflitti, per trovarci tutti per una buona notizia che ci riguardi. Pensa che meraviglia. Abbiamo creato una piazza sonora, che accoglie una miscellanea di suoni, scelti, voluti, calibrati, cercati, proprio come il nostro modo di vedere il mondo, con le sue diverse storie e culture che ormai si incontrano e si fondono, convivendo quell’armonia che auspichiamo, in un tempo in cui tutto sembra invece volerci spingere ancora verso inutili frizioni e retrograde chiusure».

Proprio a inizio estate, Mariella Nava ha pubblicato il singolo Povero Dio. Anche in questo brano si parla di tradimenti, di un mondo distorto, il testo risulta tuttavia più diretto, più forte rispetto a Segnali universali.
«Beh… ci può essere un nesso perché Povero Dio è un grido, il grido di un Dio che assomiglia troppo a noi esseri umani, mentre doveva essere il contrario. Si sono capovolte le cose. Lo abbiamo sporcato di tutte le nostre miserie. Così lo abbiamo perso e, perdendolo, siamo diventati più soli e più poveri. Dio potrebbe essere dovunque davvero. Dentro e fuori di noi, in una foresta che chiede aiuto, in un ghiacciaio che si scioglie, in un bambino che aspetta di essere cibato, in un anziano lasciato troppo solo, in una vita che nasce, in chi parte per un approdo migliore, in un disperato che chiede ascolto, in un amore che nasce, ma facciamo fatica a metterlo lì, non è conveniente… così lo pretendiamo solo per fatti ancora egoistici, personali, quando già ne abbiamo perse le tracce. Dio è stato travisato, usato ed abusato anche da chi potrebbe esserne il tramite, rappresentato male e in forme dove non può essere. Ecco perché è così impossibile credergli, e parlo di qualsiasi credo religioso. In compenso dentro ci è rimasto un vuoto. Segnali universali è un po’ la risposta a quel vuoto. Ne è la consapevolezza. Potrebbe essere la nuova preghiera e il ritrovamento di noi, captando quella frequenza d’amore che l’universo, per correggere il nostro cammino, si ostina a mandarci ancora».

Non accettare compromessi, non piegarsi alle tendenze del mercato, non ha certamente facilitato le carriere delle tre Signore della musica. Che per raggiungere i traguardi conquistati hanno dovuto lottare. L’artista tarantina, autrice a tutto tondo, nel 2013 ha fondato una piccola etichetta discografica, mentre Rossana Casale e Grazia Di Michele, oltre a parentesi letterarie, hanno avuto più occasioni per fare da vocal coach in alcuni talent show, piuttosto che per esprimersi come cantautrici.

«Oggi è difficile per tutti essere cantautori, donne e uomini», commenta Grazia Di Michele. «Ma non è impossibile trovare uno spazio. Anzi, sembra sempre più evidente che in un momento in cui la musica la si usa e la si getta con facilità, le persone hanno bisogno di riflettere, di pensare, di fermarsi ad ascoltare proposte più complesse ed emotive. Lo vediamo nei nostri concerti, due ore e più di spettacolo di nostre canzoni, dove la partecipazione e l’attenzione del pubblico è meravigliosa».

Questo è un momento difficile per tutti, ancor di più per il mondo dello spettacolo che si basa sul contatto con il pubblico. Per artisti e per chi sta dietro. Come lo state vivendo?

«Non è semplice, né da un punto di vista emotivo e né pratico, ma noi abbiamo lavorato comunque e bene questa estate. Organizzazione e pubblico impeccabili ovunque. Dal mio punto di vista non è giusto scoraggiare le persone ad uscire di casa chiudendo gli spazi della cultura come quelli dei concerti, teatri, cinema… Laddove le misure di sicurezza vengono garantite, dovrebbe essere consentito un momento di spettacolo: per un po’ si allenta la tensione e si nutre l’anima. Senza contare la condizione di chi lavora nello spettacolo e non ha garanzie economiche, e di chi ha investito per la sicurezza dei luoghi…».

Ritenete che lo streaming possa un giorno sostituire la performance dal vivo?

«Lo streaming ci viene in soccorso in questo tempo di distanza, ci fa sperimentare nuove possibilità attraverso cui essere in contatto con il nostro pubblico, ma …diciamoci la verità… vuoi mettere la partecipazione di un pubblico di fronte a te che vive ogni momento del tuo canto, del tuo suonare, che si congiunge in un fiato solo per poi esplodere in tutta quell’energia irrefrenabile di un applauso o di un insieme di voci che ti fa sentire quella pulsazione di cuori all’ unisono? Quell’andare e tornare d’amore tra palco e platea? Non crediamo che potrà mai sostituire l’incredibile bellezza dello stare insieme in un concerto tutto reale e non virtuale… anzi stiamo sognando tutti di tornarci presto».

Ad accomunarvi c’è anche Sanremo. Grazia Di Michele e Rossana Casale erano in coppia già nel 1993 quando arrivarono terze con Gli amori diversi, e Mariella Nava ha una decina di partecipazioni fra autrice e cantautrice con un palmarés di premi della critica. Quindi non posso esimermi dal chiedervi se il vostro progetto preveda un passaggio sul palco dell’Ariston…

«Ognuna di noi deve tanto a Sanremo e sarebbe sicuramente bello unire le nostre identità su quel palco, ma nel frattempo pensiamo al tour che riprenderà a fine primavera 2021 e al nostro album da completare. Abbiamo ancora tante idee in testa da realizzare. Stiamo componendo un brano una per l’altra e questa è un’altra chicca del lavoro che presenteremo a sostegno del tour».

Tags: CantautriciEmergencyGrazia Di MicheleMariella NavaRossana CasaleSegnali universali
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