La difficoltà respiratoria nasale è un disturbo oggi sempre più diffuso, le cui cause sono rappresentate maggiormente dalla deviazione del setto nasale, dall’ipertrofia dei turbinati inferiori, poliposi nasale, ma anche da neoformazioni benigne della mucosa nasale, come i papillomi nasali, che ostruiscono il passaggio dell’aria. L’origine dei papillomi nasali non è chiara, ma moltissimi studi scientifici hanno riconosciuto come fattore predisponente l’allergia, la sinusite cronica, il fumo di sigaretta e l’infezione da Hpv riscontrata in più dell’85% dei casi. Con la dottoressa Daria Caminiti, specialista in otorinolaringoiatria ed esperta in allergologia, abbiamo ricercato le cause, i sintomi più comuni, i trattamenti e analizzato un complicato caso di diagnosi da papilloma fungiforme.

Che cos’è un papilloma nasale?
«Le infezioni da Papilloma virus sono molto diffuse e sono alla base di malattie della cute e delle mucose. Sono stati identificati oltre cento genotipi diversi, quelli che possono determinare, come si legge nell’ampia bibliografia scientifica, il papilloma nasale e i papillomi del cavo orale sono il 6, 11,16 e 18. L’istotipo Hpv 16-18 è correlato ad un maggior rischio di trasformazione maligna della neoformazione dei pazienti affetti da questo virus. Il papilloma nasale può essere invertito, esofitico ed oncocitico. Il papilloma invertito, presente maggiormente nel sesso maschile, rappresenta il 50% dei papillomi nasali, è caratterizzato dall’alta tendenza alla recidiva anche dopo completa asportazione della neoformazione ed ha alta tendenza ad infiltrare zone adiacenti determinando erosione di queste strutture. Inoltre, tende a trasformarsi in carcinoma squamoso ed è una lesione molto aggressiva. La causa è da ricercarsi maggiormente nella infezione da Hpv. Il papilloma esofitico origina solitamente dal setto nasale ed ha scarsissima tendenza alla trasformazione maligna. Il papilloma oncocitico o a cellule cilindriche è molto raro, origina dalla parete laterale del naso e tende alla trasformazione maligna».

Come distinguere un papilloma nasale da un polipo nasale?
«A proposito di questo quesito solo pochi giorni fa è arrivato alla mia osservazione un paziente a cui era stata diagnosticata una poliposi nasale. Ma ho subito notato che si trattata di un caso particolare che richiedeva impegno e studio non solo da parte mia ma anche da parte del collega radiologo e anatomopatologo. Una di quelle diagnosi che per formularla ti fa sbattere la testa al muro, che nel momento in cui apri i cassettini della memoria ti rechi correndo in biblioteca a sfogliare pagine e pagine di enciclopedia chirurgica e medica specialistica, che non ti fa dormire di notte per ricercare bibliografia e informazioni utili. Per giorni studiamo questa neoformazione, non capita spesso vederne una così, anzi capita molto difficilmente, nonostante sia stata formulata una diagnosi di poliposi nasale comune. Ma non è così. Il paziente racconta che da mesi non riesce a respirare attraverso la fossa nasale sinistra, racconta della sua titubanza ed incertezza della diagnosi formulata. Effettivamente non appena, con uno strumento tradizionale e comunissimo, lo speculo nasale, ho divaricato la fossa nasale ho dato ragione al paziente, che non è un clinico, poiché ho osservato una neoformazione di consistenza carnosa, di colore in parte violacea e in parte rossastra, tendente facilmente al sanguinamento profuso, dai margini irregolari e dalle caratteristiche superficiali papillari o verrucose».

Come si è arrivati alla diagnosi?
«Oltre all’anamnesi e all’osservazione, abbiamo eseguito delle indagini strumentali. La neoformazione appare esofitica e non coinvolge i seni paranasali, come emerge anche dallo studio TC. Origina dal setto nasale (vedi foto) e solo una piccolissima parte è attaccata alla parete nasale laterale. Solitamente si tratta di neoformazioni solitarie, che possono essere multifocali ma raramente bilaterali. I sintomi caratteristici sono il sanguinamento nasale, l’ostruzione nasale unilaterale o addirittura per qualche tempo si può osservare la presenza in fossa nasale di una massa asintomatica. Posso affermare con una buona percentuale di certezza, dato che tutto coincide con ciò che ho studiato e ricercato, anche se in attesa dell’esito dell’esame istologico, che si tratti di un Papilloma fungiforme, causato da infezione da Papilloma virus».

Come si interviene in questi casi?
«La chirurgia è l’unica tecnica per eliminare i papillomi. Si esegue in endoscopia, attraverso appositi strumenti ottici e chirurgici, con un effetto mininvasivo. Nel caso specifico del paziente con papilloma fungiforme, parte della neoformazione è stata asportata con un laser a diodi, un dispositivo medico di ultima generazione, in pochissimi minuti, senza sanguinamento, in anestesia locale e senza necessità di inserire tamponi nasali. Asportando la parte della neoformazione che occludeva la fossa nasale il paziente è tornato, anche se ancora incredulo, immediatamente a respirare. Il paziente ripeterà nei prossimi giorni la TC con mezzo di contrasto per studiare eventualmente l’infiltrazione della neoformazione».





