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La città della speranza

Il fare architettura e pensare agli assetti urbanistici di una città deve condurci a immaginare insediamenti edilizi e luoghi che siano impregnati di bellezza, di armonia e decoro, in modo tale che si favoriscano relazioni umane dignitose

Cesare Capitti by Cesare Capitti
Aprile 24, 2021
in Cultura
Reading Time: 5 mins read
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La città della speranza

A fronte di un relativismo galoppante ci dobbiamo aiutare a vicenda a diventare innanzitutto esseri umani, altrimenti lo studio oggi, ed il lavoro manuale e/o professionale domani diventerebbero inutile. Il medico se da un lato si preoccupa a curare la malattia, dovrà allo stesso tempo preoccuparsi di prendersi cura del malato, di accompagnarlo durante la sua convalescenza con un sorriso, con affetto, questo è il modo di essere umani. Un testo di architettura e di bellezza, La città della speranza, per generare un desiderio, un sogno, il sogno delle relazioni autentiche.

Cesare Capitti, La città della speranza. Dal recupero della bellezza alla cura della casa comune, Qanat, 2016
Cesare Capitti, La città della speranza. Dal recupero della bellezza alla cura della casa comune, Qanat, 2016

Non possiamo tacere, tacere cosa, l’evidenza, l’oggettività, il sapere; proclamare senza indugio, che esiste il nero e il bianco, il giorno e la notte, il bene e il male manifestando la verità con affetto. Compito del Maestro, di un professore è di non tacere in tal senso. Lo scrittore Alessandro D’Avenia sul Corriere della Sera (del 5 febbraio) scrive che: “Insegnare è una branca della drammaturgia. È l’essere dell’insegnante che genera la conoscenza, perché apre la via al desiderio dello studente, che scorge nel docente una vita più viva e libera grazie alla cultura e al lavoro ben fatto, e la vuole anche per sé. Lo ricordava con precisione il nobel Canetti nella sua autobiografia: «ogni cosa che ho imparato dalla viva voce dei miei insegnanti ha conservato la fisionomia di colui che me l’ha spiegata e nel ricordo è rimasta legata alla sua immagine. È questa la prima vera scuola di conoscenza dell’uomo». Le nozioni più raffinate da sole non rendono umani, tutto dipende da come gli insegnanti si relazionano tra loro e con i ragazzi, perché, prima delle nozioni, sono le relazioni a essere generative dell’io e del sapere. È nella relazione che si impara a sentire il valore del sé come destinatario del dono del sapere. Quali insegnanti siete tornati a ringraziare e per cosa?”.

LEGGI ANCHE: Le prospettive per il futuro delle città dopo la crisi pandemica

Il testo La città della speranza pone in risalto nei vari capitoli brevi, che il fare architettura e pensare agli assetti urbanistici di una città piccola o grande che sia, deve condurci a immaginare insediamenti edilizi e luoghi che siano impregnati di bellezza, di armonia e decoro, in modo tale che si favoriscano relazioni umane dignitose, stante che la città e le periferie sono per eccellenza i luoghi dove si sviluppano in pienezza l’umanità e la promozione di un’autentica solidarietà e fraternità. Una città bella rivela sicurezza e serenità.

L’assetto delle città è necessario per promuovere e facilitare mediante la creazione di opportuni spazi le relazioni umane, stante che la città non è semplicemente un meccanismo fisico in cui si sono sedimentati le costruzioni, ma è coinvolta nei processi vitali della gente che la abita e la compone. La città è un prodotto della natura, ma lo è in particolare della “natura umana”, essa è dunque un insieme di mondi sociali, che interagiscono ciascuno con i suoi caratteri, la sua storia, la sua centralità e marginalità, le sue ricchezze e/o miserie. I monumenti, le opere d’arti, le Chiese, i Palazzi storici rappresentano la memoria e l’identità dei cittadini che vi abitano. Un testo di architettura e di urbanistica per restituire speranza, per raccontare la bellezza, l’armonia e il decoro della città. Architettura e urbanistica debbono insieme contribuire in modo determinante a dare assetto e tutelare i centri abitati storici ed esistenti, per conservare tutte le opportunità edilizie di qualità sedimentate nel tempo. Ciò nella considerazione, che non può sussistere una città senza memoria, senza monumenti, senza abitanti e consuetudini, senza radici. La città mollusco, senza orologio e senza punti di riferimento non è città. (Pietro Barcellona).

Un esempio concreto di punti di riferimento sono oltre ai monumenti e ai palazzi storici, le attività culturali, i circoli, i locali di ristoro, il commercio di vicinato, il mercato settimanale possibilmente dei prodotti agricoli e artigianali locali dentro la città. Stiamo attraversando un periodo di stravolgimenti epocali che investono tutti i settori della comunità umana: dall’economia alla società, dalla religione alla scuola, dai diritti agli ideali e lo stravolgimento della nostra stessa identità. Non dobbiamo farci rubare la nostra identità e privarci di una concreta e attendibile speranza.

La situazione attuale ci pone in condizioni di essere disorientati e frastornati dal trambusto del monopolio mediatico del regime globale attuale a partire dai mezzi di informazione.

La crisi che stiamo attraversando è strutturale, ossia di sistema, ed in forma sintetica può essere definita come la misura del disordine elementare, a cui tendono tutti i processi naturali (entropia), ed esalta il trionfo del pensiero debole, liquido (Bauman). La crisi antropologica ha un forte impatto sulle singole persone, sulle famiglie, sulla città, sulle periferie urbane, e conduce allo smarrimento della propria identità. Evitare dunque una crescita della comunità disordinata e senza valori, evitare che gli interventi dell’uomo arrechino danni irreversibili all’ambiente e prevalga invece la bellezza, perché il territorio non merita essere deturpato. Dobbiamo avere la consapevolezza che esiste un movimento globale e non escluderei anche a livello locale, nazionale, che tenta costantemente di influenzare, condizionare i nostri usi, costume e perfino il nostro stile di vita. Con la pubblicazione del presente libro e già a partire dal primo pubblicato nel giugno del 2013, ho pensato inoltre annunciare una fede attendibile che passa attraverso il proprio sapere, la conoscenza per divulgare la dottrina contenuta nel catechismo della Chiesa cattolica alle persone così come sono oggi, lontane e ferite, parole di Papa Francesco, tentando di accompagnarle verso la pienezza della verità, con gradualità, carità e pazienza. Questa è la evangelizzazione che ci richiede il Magistero della Chiesa, necessaria a un apostolato culturale, per rendere attuali i cardini della Dottrina della Chiesa ed impregnare di bellezza tutte le attività umane.

L’architettura e urbanistica non restano estranei e indenni dagli stravolgimenti epocali che hanno investito ed investono ancora oggi tutti i settori della comunità umana. La ricerca esasperata di nuove forme autoreferenziali, la continua metamorfosi, la crescita economica che non pone al centro la persona umana in tutte le sue dimensioni e che fa a meno della necessità di ricostruire l’etica del bene comune, in campo culturale, economico, politico, sociale, pone in crisi l’organizzazione stessa del tessuto sociale e distrugge irreversibilmente le differenze, le città, l’identità dei singoli. Con questo testo tento di offrire alcuni spunti di riflessioni nel settore dell’arte in generale aiutato dal contributo di alcuni amici di chiara fama. Ecco allora la necessità di capire l’evoluzione dell’assetto delle arti e della città nella storia per capire di trovare quel denominatore comune, quel filo conduttore che ci faccia comprendere cosa stia davvero succedendo e verso dove si stia andando. L’attuale Pontefice, sia nella prima esortazione apostolica Evangelii Gaudium (punti 74 e 75), e nella sua prima Enciclica Laudato si’, sottolinea il progressivo deterioramento della qualità della vita umana e il degrado sociale nelle città e nelle periferie urbane:

74. Si rende necessaria un’evangelizzazione che illumini i nuovi modi di relazionarsi con Dio, con gli altri e con l’ambiente, e che susciti i valori fondamentali. È necessario arrivare là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi, raggiungere con la Parola di Gesù i nuclei più profondi dell’anima delle città. Non bisogna dimenticare che la città è un ambito multiculturale. Nelle grandi città si può osservare un tessuto connettivo in cui gruppi di persone condividono le medesime modalità di sognare la vita e immaginari simili e si costituiscono in nuovi settori umani, in territori culturali, in città invisibili […].
75. […] Le case e i quartieri si costruiscono più per isolare e proteggere che per collegare e integrare. Il senso unitario e completo della vita umana che il Vangelo propone è il miglior rimedio ai mali della città, sebbene dobbiamo considerare che un programma e uno stile uniforme e rigido di evangelizzazione non sono adatti per questa realtà. Ma vivere fino in fondo ciò che è umano e introdursi nel cuore delle sfide come fermento di testimonianza, in qualsiasi cultura, in qualsiasi città, migliora il cristiano e feconda la città […].

Papa Francesco ci sollecita a dare diffusione alla stregua di tutta l’enciclica a una conversione ecologica e all’umanizzazione dell’architettura e dell’urbanistica secondo l’espressione già utilizzata da Giovanni Paolo II, e cioè cambiare rotta assumendo la responsabilità comune ed un concreto impegno per la cura della “casa comune” che è la città con i suoi sobborghi.

Tags: ArchitetturaLa città della speranzaUrbanistica
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