La funivia che collega Stresa con il Mottarone è precipitata causando la morte di 14 persone che erano a bordo. Una delle cabine è precipitata in prossimità di un pilone, a circa 100 metri dalla stazione di arrivo a monte a 1.490 metri d’altitudine, in prossimità della vetta del Mottarone: l’incidente sarebbe stato provocato dal cedimento di un cavo. Su ordine della procura di Verbania l’impianto è stato subito messo sotto sequestro dai carabinieri.
La dinamica dell’evento è ancora tutta da chiarire. A bordo della cabina c’erano 15 persone: una capienza ridotta rispetto a quella consueta, di 35, a causa alle misure anti-Covid. La funivia aveva ripreso a funzionare il 24 aprile dopo i primi provvedimenti di riapertura del governo. È gestita da una società a carattere quasi familiare, la Ferrovie del Mottarone srl, 11 dipendenti, di proprietà di Gigi Nerini, azienda erede di quella storica che gestiva un trenino elettrico che prima della funivia, dal 1911, copriva il percorso da Stresa alla cima del Mottarone.
«Quello che è certo è che c’è un cavo tranciato», dice il tenente colonnello dei carabinieri Giorgio Santacroce, che comanda il reparto operativo di Verbania. Un solo cavo tranciato perché «gli altri sono intatti». Quel cavo è il cosiddetto “portante“. Si è staccato, dice l’ufficiale dell’Arma, all’altezza dell’ultimo pilone. La cabinovia ha finito di correre all’altezza dell’ultimo pilone: lì ha perso contatto col sostegno delle funi d’acciaio, è precipitata giù per 15-20 metri e ha cominciato a rotolare lungo il costone della montagna per qualche decina di metri finché non si è fermata contro alcuni alberi. Alcune delle vittime sono state sbalzate fuori dalla cabina anche per diversi metri.
Tutti gli impianti di risalita hanno sistemi di pesi, contrappesi e di sicurezza sia a monte che a valle per bloccare la corsa delle cabine in caso di anomalie. La domanda è se la rottura del cavo può essere la causa dell’incidente o l’effetto di un’anomalia nella corsa della fune? Nella prima ipotesi il cavo si è spezzato, la cabina ha cominciato ad arretrare e all’altezza del pilone, dove ci sono le carrucole, si è sganciata finendo nel vuoto. Nella seconda ipotesi il cavo è uscito dalla carrucola sulla parte alta del pilone e a quel punto si è strappato.
L’ultima revisione ai cavi della funivia Stresa-Mottarone è stata nel novembre 2020, sei mesi fa. A farla è stata la Leitner, impresa italiana di Vipiteno, leader del settore incaricata della manutenzione annuale. «L’ultimo controllo magnetoscopico della fune è stato effettuato a novembre del 2020 e gli esiti dello stesso non hanno fatto emergere alcuna criticità»dice in una nota l’azienda. «Tutte le funi degli impianti sono sottoposte a controlli visivi frequenti. Bisogna essere certi dell’integrità di tutta la fune, anche della parte interna. Per questo motivo, secondo i piani di manutenzione, le funi sono sottoposte a un controllo magnetoscopico. In pratica, la fune viene sottoposta a un campo magnetico con uno speciale toroide (una sorta di anello): l’analisi dell’onda elettromagnetica di ritorno permette di evidenziare eventuali anomalie da indagare. Al termine del controllo, il risultato viene validato dall’Ustif, Ufficio speciale trasporti a impianti fissi». La Leitner ha in carico manutenzione straordinaria e ordinaria. In capo alla società che gestisce l’impianto, cioè la Ferrovie del Mottarone, restano i controlli giornalieri e settimanali. Poi ci sono le ispezioni del ministero delle Infrastrutture.
L’impianto era stato riaperto al termine del secondo lockdown ed era stato sottoposto a lavori di ristrutturazione nel 2016. Nella circostanza era stata eseguita anche una magnetoscopia sulle funi, una sorta di esame ai raggi x per verificarne la tenuta. .I lavori di revisione tecnica dell’impianto sono costati 4 milioni e 400 mila euro, finanziati dalla Regione Piemonte, dal Comune di Stresa, e dalla società di gestione. «L’impianto era assolutamente sicuro, era stata fatta la revisione generale, quindi un ciclo di manutenzione completo» ha detto Valeria Ghezzi, presidente di Anef, l’Associazione Nazionale Esercenti Impianti a Fune .





