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Green pass, smart working e sostituzioni: tutte le regole per i lavoratori

Il nuovo decreto interviene non solo nell’allargare la platea di chi è obbligato a presentare la certificazione verde sul posto di lavoro, ma stabilisce anche deroghe e sanzioni

Redazione di Redazione
Settembre 18, 2021
in Italia
Tempo di lettura: 2 mins read
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Green pass, smart working e sostituzioni: tutte le regole per i lavoratori

Dal 15 ottobre al lavoro solo con il Green pass. Pena lo stop dello stipendio. L’Italia adotta la linea dura, prima in Europa, per scongiurare la quinta ondata in autunno, con quasi 10 milioni di italiani che a settembre non sono ancora stati vaccinati. L’obiettivo del premier Draghi è raggiungere entro un mese un alto numero di persone immunizzate da consentire al Paese di entrare «in una zona di sicurezza».

Il decreto legge con l’obbligatorietà del Green pass su tutti i posti di lavoro pubblici e privati entrerà in vigore il 15 ottobre. Sono dunque esclusi coloro che non hanno accesso fisico ai luoghi di lavoro, dunque lavoratori in smart working, pensionati, casalinghe, disoccupati. Obbligo, invece, per colf e baby sitter, partite Iva e lavoratori che offrono i loro servizi occasionalmente, come idraulici ed elettricisti, a domicilio. Green pass anche per chi opera nelle associazioni di volontariato .Per tutti coloro che ne sono sprovvisti, non è prevista la retribuzione dal primo giorno in cui si presentano al lavoro senza la certificazione verde.

Nel settore pubblico il personale che comunicherà di non avere il Green pass o che non sarà in grado di esibirlo all’accesso al luogo di lavoro sarà considerato assente ingiustificato fino alla presentazione della certificazione verde. Dopo cinque giorni di assenza, il rapporto di lavoro sarà sospeso mentre la retribuzione non sarà dovuta dal primo giorno di assenza. Chi tenta di andare al lavoro anche se privo della certificazione verde rischia una sanzione pecuniaria che va dai 600 ai 1.500 euro. Il decreto approvato dal Cdm non ha previsto conseguenze disciplinari per i dipendenti pubblici. Questo in linea generale: restano infatti ferme le conseguenze disciplinari previste dai diversi ordinamenti di appartenenza. È il caso, per esempio, dei medici riottosi che possono subire un’azione disciplinare da parte dell’ordine dei medici, ma anche un procedimento disciplinare interno all’ospedale in cui eventualmente lavorano.

Anche nel settore privato il personale che comunicherà di non avere il Green pass o che non sarà in grado di esibirlo all’accesso al luogo di lavoro sarà considerato assente senza diritto alla retribuzione fino alla presentazione del certificato verde. Anche per questa categoria di lavoratori non ci sono conseguenze disciplinari e si mantiene il diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. La sanzione per i lavoratori del privato che si rechino al lavoro senza Green Pass è la medesima: da 600 a 1.500 euro.

Mentre le aziende con meno di 15 dipendenti potranno sostituire temporaneamente i lavoratori privi di Green pass. Secondo alcune fonti di governo è prevista infatti una disciplina ad hoc per le piccole società che, a causa del decreto sull’obbligo della certificazione verde per il settore pubblico e privato, si dovessero trovare nella spiacevole situazione di avere lavoratori no vax e dunque una riduzione del personale in grado di svolgere il lavoro.

La proroga della fine dello stato d’emergenza fissata al 31 dicembre 2021 porta con sé in automatico anche la possibilità di prorogare lo smart working in azienda per tutti i lavoratori senza accordi sindacali preventivi. Ma il lavoro agile non è obbligatorio né il lavoratore può imporlo all’azienda. I lavoratori dipendenti No vax quindi non potranno lavorare da casa. Fonti governative precisano oggi al Corriere della Sera che se per esigenze di ufficio il datore di lavoro chiede al lavoratore di lavorare in smart working, il Green pass non è richiesto «ma l’assenza del certificato non può dare in automatico

Tags: Aziende privateDecreto Green passGreen passLavoratoriPubblica amministrazioneSmart working
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PICKLINE è una testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 89 del 22/05/2018
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Alcune delle immagini pubblicate su questo sito sono state reperite da Internet e sono quindi ritenute di pubblico dominio. Se l'autore di una qualsiasi immagine ritenesse che la sua presenza sul nostro sito leda i propri diritti, è invitato a contattarci all'indirizzo email redazione@pickline.it. Dopo la ricezione della comunicazione e la verifica della richiesta, provvederemo prontamente alla rimozione delle immagini in questione.

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