L’obbligo vaccinale per il personale sanitario è venuto meno dal primo novembre, con due mesi di anticipo, ma le multe agli over 50 non vaccinati continuano ad arrivare. La notizia si legge su la La Stampa di Torino e chiarisce in modo plastico l’essenza del tradimento che il governo guidato da Giorgia Meloni ha perpetrato nei confronti di chi gli ha accordato la fiducia anche nella speranza che facesse giustizia delle tante angherie illegali ed antiscientifiche che negli scorsi anni sono state perpetrate nei confronti di chi ha deciso liberamente di non vaccinarsi.
Ma il nuovo ministro della Salute Orazio Schillaci, durante un’ospitata a di Porta a porta su Rai1, ha spento ogni illusione: «Gli unici due stati che hanno messo multe ai non vaccinati e le hanno poi revocate sono Austria e Grecia. Per ora da noi sono rimaste, vediamo se ci saranno provvedimenti, in tal senso, da parte del Parlamento», ha detto il ministro. Il congelamento delle sanzioni era già stato ampiamente previsto e dato per fatto attraverso un emendamento del governo nel decreto legge Aiuti ter che poi, però, è scomparso nel nulla. A tal proposito si segnala anche lo strano caso del Piemonte, dove ad obbligo cancellato sono partite oltre 30mila multe da 100 euro l’una, indirizzate appunto alla platea di non vaccinati che abbiano superato i 50 anni di età.
«Ci sono problemi di costituzionalità e di natura giuridica che vanno risolti»: Ylenja Lucaselli di Fratelli d’Italia ha spiegato a La Stampa perché il governo non è in grado di mantenere quanto promesso. Perché non ha considerato che nei mesi scorsi le multe ai No vax erano già partite. E qualcuno aveva anche deciso di pagarle invece di fare ricorso. «Si tratta di qualche migliaio di destinatari della multa che non hanno atteso i 180 giorni che la legge concede per contestare la sanzione», sostiene Lucaselli. «Ora queste persone andrebbero risarcite per non creare una disparità di trattamento. Ma per farlo si dovrebbe cancellare retroattivamente un obbligo sancito da una legge dello Stato. Per questo i margini giuridici e di costituzionalità sembrano obiettivamente ristretti», ammette la relatrice. Che poi aggiunge: «Sono però sicura che una soluzione il governo la troverà».
Problemi di costituzionalità o meno sono pronti i ricorsi. «Per paura il ministro Schillaci ancora oggi non ha la capacità di concretizzare quello che la Meloni aveva detto in Aula al momento della presentazione del suo programma di governo. E cioè che ci sarebbe stata un’inversione a U rispetto al ‘metodo Speranza’. Ad oggi noi dobbiamo ancora fare i conti con delle sanzioni le cui cartelle sono già partite. Ma noi non le pagheremo! Noi non le pagheremo!», promette Paragone, facendosi portavoce di migliaia di persone e di una nuova battaglia di giustizia e libertà.





