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Il miracolo sotto i ponti della Senna: la rinascita di un vagabondo

Joseph Roth narra la trasformazione di Andreas, un bevitore errante, che grazie all’incontro con un misterioso benefattore riscopre la dignità e la speranza in un mondo governato dal denaro

Francesco Capaldo by Francesco Capaldo
Settembre 22, 2024
in Cultura
Reading Time: 2 mins read
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Joseph Roth, La leggenda del santo bevitore, traduzione di Chiara Colli Staude, Mondolibri, 2007

Joseph Roth, La leggenda del santo bevitore, traduzione di Chiara Colli Staude, Mondolibri, 2007

Siamo nel 1934. Andreas è un vagabondo. Vive sotto i ponti della Senna. Una sera per puro caso gli capita di incontrare un uomo ben vestito. Non ha nome. Scende fino alla riva del fiume, e gli offre senza conoscerlo dei soldi. Lui vorrebbe rifiutare ma poi accetta. Il signore poi si dissolve nelle tenebre.

Tutto ciò che sappiamo di lui ce lo racconta, in maniera essenziale, il narratore: egli è un convertito, che vive lungo il corso del fiume, non per bisogno, ma per scelta alla maniera dei poveri. Del suo passato non sappiamo più nulla, e poco importa sapere altro. In questo silenzio di particolari è, infatti, tutta la suggestione della sua figura, che imprime una svolta senza precedenti alla vita di Andreas.

Questi è invece un minatore, giunto in Francia per lavorare in una miniera di Quebecque. Per una donna sposata, che ha amato, è finito in prigione, e dopo la galera in miseria sotto i ponti della Senna. La sua probabilmente (la voce narrante si limita a tratteggiare, senza mai eccedere, e soprattutto senza che ciò alteri la narrazione della storia, al quadro sociale del tempo) è una condizione comune a tanti.

L’incontro, però, con il signore ben vestito, il dono del denaro, la promessa che lui fa da uomo di onore di restituire la somma nelle mani di un prete nella chiesa di Santa Maria di Batignolles, mette in moto la sua vita. Un’energia positiva improvvisamente tocca il male che ha ferito la sua esistenza. Immette una positività in lui perduta. Lo aiuta a rinascere. È significativo il fatto, che il suo primo bisogno, dopo aver ricevuto i duecento franchi, è di andare da un barbiere a farsi radere (p. 17):

[…] Si sedette dunque. E siccome davanti al suo posto c’era uno specchio, non poté evitare di osservare il suo viso, e fu come fare di nuovo conoscenza con se stesso. La cosa lo spaventò; e subito comprese perché negli ultimi anni aveva tanto temuto gli specchi. Non era bene vedere coi propri occhi la propria rovina. […] Ma ora che la decisione era di iniziare una nuova vita, bisognava farsi radere sul serio, con tutte le regole. […]

Andreas, anche se non riesce a smettere di bere, vuole ritornare fra gli uomini, in quella comunità da cui la miseria l’ha cacciato. Resta un ubriacone, e ogni volta che guadagna dei soldi la sua prima preoccupazione è di spenderli per appagare i suoi bisogni essenziali: mangiare, bere, fare sesso. Nonostante ciò, un miracolo, e tanti miracoli accadono nella sua vita. Non si muove più in tondo come un’ombra senza trovare un punto di arrivo, ma esce dal cerchio dei disperati e della condizione disumana in cui la società l’aveva relegato. Una luce brilla nella sua sordida e comune esistenza.

L’uomo ben vestito, probabilmente alter ego dell’autore, e anche lui forse un ubriacone, con un gesto d’amore lo restituisce alla vita, lo aiuta in un mondo dove tutto è misurato dal valore del denaro a ritrovare, fino all’inaspettata conclusione finale del racconto, la sua dignità di uomo.

Tags: Joseph RothLa leggenda del santo bevitore
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