La Giornata Mondiale del Turismo 2025, dedicata al tema “Turismo e trasformazione sostenibile”, si colloca in un momento particolarmente significativo: quest’anno ricorre il decimo anniversario dell’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, un documento fondamentale che ha contribuito a sensibilizzare sia l’opinione pubblica sia i decisori politici sulla necessità urgente di un cambiamento radicale nel nostro rapporto con l’ambiente, l’economia e le comunità.
Laudato Si’ è ormai riconosciuta come una vera e propria “magna carta” per il turismo lento, sostenibile e per il pellegrinaggio giubilare attualmente in corso. In questo senso, la Giornata Mondiale assume un valore cruciale, non solo come momento di celebrazione di un settore chiave per lo sviluppo locale, ma soprattutto come un richiamo alla responsabilità collettiva verso una trasformazione profonda e duratura del turismo.
Questa enciclica rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per comprendere l’attuale crisi ambientale e per promuovere modelli di sviluppo fondati sulla giustizia climatica, la sostenibilità integrale e la custodia del creato. Tali valori si integrano con una visione avanzata del turismo, concepito come strumento di rigenerazione territoriale, responsabilità condivisa e innovazione sociale.
Al centro del magistero di Papa Francesco vi è il concetto di ecologia integrale, una chiave interpretativa sistemica e trasversale che connette ambiente, economia e giustizia sociale. In questa prospettiva, il turismo territoriale, sviluppato attraverso cammini, itinerari religiosi, esperienze rurali e comunitarie, diventa un vero e proprio laboratorio per l’applicazione pratica di questa ecologia integrale. Lo sviluppo turistico si misura, così, non solo in termini di flussi o fatturato, ma nella capacità di generare benessere diffuso, coesione sociale e resilienza ambientale.
Le destinazioni turistiche non sono più semplicemente luoghi da promuovere, ma contesti da custodire e valorizzare attraverso la partecipazione attiva di tutti. In questo scenario, il turista si trasforma da consumatore passivo a ospite consapevole, parte integrante e responsabile del territorio che visita. Si parla quindi di un turismo “con il territorio”, capace di creare corresponsabilità e consapevolezza all’interno delle comunità locali.
I territori che adottano il modello del turismo rigenerativo mirano a uno sviluppo sostenibile di lungo termine, che non si limita a mitigare i danni ambientali ma punta a rigenerare gli ecosistemi. Ciò implica la promozione di una nuova economia in cui crescita e conservazione procedono di pari passo. Strategie di conservazione ecologica, coinvolgimento delle comunità locali e investimenti mirati nella tutela ambientale diventano così prerequisiti fondamentali per garantire un futuro resiliente e duraturo.
Chi sceglie questo tipo di turismo è un viaggiatore consapevole, che partecipa attivamente alla cura del paesaggio, alla salvaguardia delle tradizioni locali e al sostegno dell’economia del territorio, diventando parte viva e attiva dei luoghi visitati.
In definitiva, il turismo non può più essere considerato soltanto come un volano economico, ma deve diventare una leva strategica per la rigenerazione sociale, culturale e ambientale. Per generare valore diffuso, è necessario che venga gestito attraverso una governance multilivello, una pianificazione strategica e una partecipazione reale delle comunità locali.
In questo contesto, il turismo lento, esperienziale, naturalistico, spirituale e comunitario assume un ruolo centrale nella ridefinizione dell’identità delle destinazioni. Cammini, ciclovie, borghi e aree rurali si configurano così come spazi privilegiati per sperimentare una nuova economia turistica, che integra sostenibilità, inclusione e innovazione.
La sfida che si presenta ai decisori pubblici consiste nel trasformare queste tendenze in politiche strutturali e integrate. La sostenibilità non può rimanere confinata a singole buone pratiche isolate, ma deve essere una componente imprescindibile dei piani turistici locali, coerenti con la programmazione territoriale, i bilanci ambientali e lo sviluppo partecipato.
Elementi quali infrastrutture leggere, accoglienza qualificata, mobilità dolce, digitalizzazione e valorizzazione del patrimonio immateriale sono fondamentali per rendere i territori competitivi e attrattivi nel lungo periodo. In questo quadro, cammini giubilari e pellegrinaggi continuano a rappresentare laboratori permanenti di turismo rigenerativo.
Anche gli operatori turistici sono chiamati a un cambiamento culturale e operativo, proponendo esperienze autentiche in grado di creare legami profondi con i luoghi, le comunità e la natura. L’integrazione con l’economia circolare, l’agricoltura locale, l’artigianato e la cultura tradizionale può generare un valore distintivo, posizionando le destinazioni su mercati attenti a etica, sostenibilità e responsabilità sociale. Per supportare questo cambiamento, è fondamentale che gli operatori vengano formati e accompagnati attraverso partenariati pubblico-privati e reti di cooperazione territoriale, favorendo così innovazione e qualificazione.
Non va infine dimenticato il pensiero lungimirante di don Luigi Sturzo, che ha posto al centro, della sua azione politiche e religiosa, la tutela delle foreste, della montagna, dell’acqua e del suolo, elementi essenziali per l’equilibrio globale e la sopravvivenza della specie umana. Egli metteva in guardia coloro che erano preposti al governo del bene pubblico, dal rischio di trascurare le montagne, che, se abbandonate, possono provocare gravi disastri ambientali sulle città e sulle popolazioni. Queste parole, nel contesto della Giornata Mondiale del Turismo, ci invitano a penetrarsi sul profondo legame tra territorio e responsabilità collettiva nella gestione delle risorse naturali.
Il richiamo a Laudato Si’ è oggi più attuale che mai: Papa Francesco ci stimola a rileggere le relazioni tra uomo, natura ed economia in termini di interdipendenza e corresponsabilità. La Giornata del 2025 promuove un turismo che non consuma, ma cura il territorio; che genera benessere durevole, autonomia locale e non dipendenza economica.
Un turismo ispirato a questi principi diventa così uno strumento di pace, dialogo interculturale ed educazione alla bellezza e alla sobrietà. Questi temi sono ulteriormente sostenuti dall’attuale Pontefice Leone XIV, che affronta quotidianamente questioni come la giustizia ambientale, la pace climatica e pace tra i popoli, la povertà e l’intelligenza artificiale, anticipando cosi la Giornata Mondiale del Turismo 2026, dedicata alla “digital agenda and artificial intelligence to redesign tourism”.
L’Organizzazione Mondiale del Turismo segna il ruolo strategico del turismo per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, evidenziando come i territori più fragili possano trarre i maggiori benefici da un approccio rigenerativo e sostenibile. La raccomandazione della Comunità Europea di porre il turismo al centro delle agende di sviluppo diventa così una necessità concreta.
Strategie efficaci devono rafforzare la rete di osservatori sulla sostenibilità turistica, supportando le destinazioni nell’analisi, nel monitoraggio e nel miglioramento delle performance. L’integrazione di indicatori ambientali, economici e sociali consente una valutazione accurata degli impatti, facilitando decisioni basate su dati concreti e adattabili a ogni realtà territoriale.
Infine, una governance turistica sostenibile richiede strumenti di valutazione trasparenti, condivisi e flessibili, capaci di operare efficacemente su diverse scale territoriali.





