Dalla Laudato Sì all’Itinerarium Rosaliae, i cammini come risposta concreta alla “rapidación”, tra spiritualità, sostenibilità e sviluppo delle aree interne
Sui passi “dell’Itinerarium Rosaliae”, desidero condividere alcune riflessioni sul profondo legame che unisce i cammini alle politiche turistiche dei territori. Mi piace partire dalla Laudato Sì, che considero non soltanto un prezioso manuale di buone pratiche, capace di indicare le tre “esse” essenziali dei cammini: sentieri, sicurezza e servizi, ma anche un documento ispiratore che inserisce il turismo lento in un contesto più ampio di cura e custodia del creato e di rigenerazione dei territori.
Questa riflessione si colloca nel cuore dell’Anno Giubilare dei “Pellegrini di Speranza” e nella seconda edizione della Giornata Regionale dei Cammini Siciliani, due occasioni che offrono l’opportunità di valorizzare i viaggi esperienziali, i sentieri storici, le comunità locali e le esperienze di pellegrinaggio come strumenti concreti di sviluppo sostenibile, promozione culturale e inclusione sociale.
La Laudato Sì può essere definita la “Magna Charta dei cammini”: un invito rivolto a tutti gli uomini e le donne di buona volontà a mettersi in cammino verso la cura della casa comune, percorrendo sentieri di conversione ecologica, fraternità e lentezza consapevole. Essa richiama a uno stile di vita armonioso, rispettoso e spiritualmente attento, capace di coniugare ambiente, relazioni e responsabilità. Camminare diventa così un’esperienza di bellezza, incontro e responsabilità verso gli altri e verso il creato.
Proporre un cammino significa invitare il viaggiatore a riscoprire una vita sobria e armoniosa, attenta ai ritmi della natura.
In un mondo dominato dalla “cultura della velocità”, che spinge a correre e consumare senza sosta, il cammino lento si propone come atto di resistenza e libertà. Come ricorda la Laudato Sì, “la continua accelerazione dei cambiamenti dell’umanità e del pianeta si unisce oggi all’intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro, in quella che in spagnolo alcuni chiamano “rapidación” (rapidizzazione). Benché il cambiamento faccia parte della dinamica dei sistemi complessi, la velocità che le azioni umane gli impongono oggi contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica” (L.S. 18).
La “rapidación” dei tempi moderni contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica e spirituale. Riscoprire la lentezza significa ritrovare equilibrio, libertà e capacità di ascolto; significa viaggiare con occhi nuovi, riscoprendo il valore dell’attesa, dell’incontro e della contemplazione. “La sobrietà, vissuta con libertà e consapevolezza, è liberante” (L.S. 223)
La mobilità lenta, dolce e sostenibile, a piedi, in bicicletta, con mezzi pubblici o condivisi, diventa così un gesto concreto di cura dell’ambiente e di attenzione alla dimensione umana e spirituale del viaggio. La lentezza non è solo un ritmo, ma una visione: un modo per riconciliare l’uomo con la terra, con la storia e con sé stesso. Essa ci spinge a riscoprire i luoghi d’arte e di fede, custodi della memoria cristiana e testimoni della centralità della spiritualità come veicolo di pace e perdono.
Infatti “tutto è connesso” (L.S. 91): giustizia sociale, salute dell’ambiente e qualità della vita economica fanno parte di un’unica visione integrale. Questo modo di camminare trova nelle aree interne, spesso lontane dai grandi centri, la sua cornice ideale: qui il viaggio diventa esperienza autentica di armonia con la natura, scoperta delle comunità locali e riscoperta di sé.
Le comunità delle aree interne, nonostante le difficoltà dovute a spopolamento e perdita d’identità, custodiscono un patrimonio straordinario di fede, cultura e natura. Qui la lentezza non è solo geografica, ma esistenziale: vivere secondo i ritmi della terra, delle stagioni e della comunità è modello concreto di sostenibilità e spiritualità. Il cambiamento climatico, inoltre, allunga la stagione ideale per proporre cammini innovativi, integrando esperienze di turismo lento con la valorizzazione delle eccellenze locali quali l’artigianato, produzioni agricole, manifatture, grano, olio, vino, rendendo il viaggio anche un incontro con i sapori e i saperi del territorio.
Viene appellato, quanto scritto nel Levitico (25,23), “la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e ospiti”: un versetto che ricorda come la terra non sia proprietà dell’uomo, ma un dono da custodire e tramandare (L.S. 67).
Il forte richiamo di Dio all’uomo non è cosa di poco conto: Egli ci ricorda che tutto ciò che esiste è frutto della Sua generosità e che siamo chiamati non a possedere, ma a servire e custodire la creazione con gratitudine e responsabilità.
In questa prospettiva, le Sante e i Santi rappresentano l’espressione più bella e luminosa della creazione: uomini e donne che hanno saputo vivere in perfetta armonia con il creato, facendosi pellegrini di luce, testimoni della cura, dell’umiltà e della fraternità universale. L’Itinerarium Rosaliae rientra pienamente in questo quadro spirituale.
Il camminatore, dunque, è ospite e custode, chiamato a vivere in equilibrio, cura e consapevolezza. I piccoli comuni e le aree interne diventano così veri laboratori di sostenibilità, dove la tutela del creato si intreccia con la promozione umana, culturale e spirituale delle comunità.
In questo scenario, la sostenibilità turistica dei territori assume un valore ancora più profondo: non è semplice fruizione dei luoghi, ma esperienza di incontro, ascolto e cura reciproca tra viaggiatori e abitanti. Essa genera impatti positivi e duraturi su più livelli. Difatti: “il turista diventa pellegrino e il pellegrino diventa turista”
Dal punto di vista economico, il turismo dei cammini promuove un’economia locale equa e circolare, sostenendo le filiere corte, le produzioni tipiche, l’artigianato e il reinvestimento dei benefici nei territori. Il pellegrino o il viaggiatore lento diventa così parte attiva di un sistema che valorizza il lavoro locale e ne alimenta la sostenibilità.
Sul piano sociale, il cammino rafforza il senso di appartenenza e di coesione delle comunità, favorendo la partecipazione civica, l’inclusione dei giovani e delle persone fragili e contribuendo a contrastare lo spopolamento delle aree interne. L’ospitalità, in questo contesto, non è solo accoglienza fisica ma gesto di fraternità, che apre le porte del cuore e del territorio, mettendo in relazione chi ospita e chi è ospitato.
Infine, l’impatto ambientale è tra i più significativi: camminare o viaggiare lentamente riduce le emissioni, limita il consumo di suolo, tutela la biodiversità e promuove una gestione responsabile delle risorse naturali. Ogni passo diventa un atto di rispetto verso la terra e verso le generazioni future. In questo senso, i cammini sono strumenti di rigenerazione paesaggistica e spirituale, capaci di restituire valore ai territori e senso ai viaggiatori.
Perché tutto questo possa realizzarsi, è necessario elaborare un piano strategico di destinazione turistica, fondato sui principi del custodire, curare e connettere. Ciò richiede una visione prospettica e una progettualità integrata: riformulare un’adeguata formazione degli operatori, ridisegnare la cultura del turismo, riqualificazione dei percorsi, strategie di promozione coerenti e, soprattutto, partecipazione attiva delle comunità locali, affinché da semplici “comunità ospitanti” diventino comunità sostenibili.
I viaggi esperienziali di carattere religioso richiedono, però, un approccio che superi la sola dimensione economica valorizzando il patrimonio culturale e il significato profondo che li contraddistingue. Sebbene si registri una crescente tendenza a orientarli verso logiche prevalentemente commerciali, è ancora possibile preservarne l’autenticità, promuovendo tinerari capaci di favorire consapevolezza, crescita interiore e un rinnovato senso di orientamento personale. In questa prospettiva, tali esperienze possono continuare a rappresentare occasioni significative di approfondimento e trasformazione personale.
La trasformazione sostenibile, come ricordato nell’ultima Giornata Mondiale del Turismo dedicata al tema “turismo e trasformazione sostenibile”, non riguarda solo la riduzione dell’impronta ecologica, ma l’adozione di pratiche inclusive, generative e responsabili, capaci di rafforzare il benessere condiviso e di costruire speranza. Camminare a passo lento diventa allora un atto di cura, bellezza e rinascita, perché “la protezione dell’ambiente deve essere parte integrante del processo di sviluppo” (L.S. 141).
Riflettere sui cammini, sul procedere a passo lento, sulla spiritualità significa abbracciare una vera “teologia del turismo”, dove il viaggio si fa esperienza di senso, relazione e rigenerazione interiore.
Su questo tema, Leone XIII offre una meditazione profonda, che è un autentico capolavoro spirituale sul significato del cammino, riprendendo immagini e parole care al linguaggio del turismo: viandanti, viaggio, destinazione, meta, bordone, borraccia, compagno di viaggio, pietre pesanti. Ogni elemento diventa metafora del percorso della vita, dei suoi ostacoli e delle sue risorse. Egli afferma:
“Gesù Risorto non fa calare una risposta dall’alto, ma si fa nostro compagno in questo viaggio spesso faticoso, doloroso, misterioso. Solo Lui può riempire la nostra borraccia vuota quando la sete si fa insopportabile. Ed Egli è anche il punto di arrivo del nostro andare. Senza il suo amore, il viaggio della vita diventerebbe un errare senza meta, un tragico errore con una destinazione mancata. Siamo creature fragili: fare il viaggio con Lui accanto significa sperimentare di essere sorretti nonostante tutto, dissetati e rinfrancati nelle prove e nelle fatiche che, come pietre pesanti, minacciano di bloccare o deviare la nostra storia.” (Udienza giubilare, 15 ottobre 2025).
Il cammino verso una spiritualità del turismo invita ciascuno di noi a sperimentare che ogni passo, anche il più faticoso, può essere sostenuto dalla speranza, dalla cura reciproca e dalla bellezza dei luoghi. Camminare, dunque, non è solo muoversi nello spazio: è trasformare il viaggio in un’esperienza di libertà, sobrietà e riconciliazione con la terra e con l’anima.





