Di fronte all’aumento dei contagi spinti dalla sottovariante Omicron 2, si riapre il dossier della quarta dose. Il nuovo booster per ora viene somministrato ai pazienti fragili, ma ministero della Salute e Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, hanno cominciato a esaminare la possibilità di estenderlo anche alle persone di età più avanzata, come già stanno facendo alcuni Paesi come Israele, Francia e Inghilterra che la stanno offrendo agli over 75 o agli over 80. Il nodo però è il tipo di vaccino, perché secondo alcuni studi sarebbe meglio aspettare un nuovo vaccino.
Sia Pfizer-BionTech che Moderna hanno chiesto alla Fda, l’agenzia regolatoria degli Stati Uniti, l’autorizzazione all’uso emergenziale di una quarta dose del loro vaccino contro Sars-CoV-2, lo stesso delle tre dosi precedenti. Ma l’ efficacia protettiva dei due vaccini a mRna sembra essere molto diminuita a distanza di pochi mesi dalla terza dose. Gli studi fatti in Israele, dicono come la quarta dose fatta in tempi molto ravvicinati alla terza nella popolazione generale non ha quell’effetto che si pensava potesse avere. Gli anticorpi neutralizzanti aumentano dopo l’iniezione, secondo i primi dati fino a cinque volte, ma questo non bastano a proteggere l’organismo dall’attacco della variante Omicron.
Lo Sheba Medical Center israeliano ha avviato uno studio per testare l’efficacia del secondo booster su sanitari, over 60 e pazienti fragili. «Il vaccino, che era molto efficace contro i ceppi precedenti – ha detto la prof. Gili Regev-Yochay – è meno efficace contro Omicron». Il problema è semplice: il numero di anticorpi sale, però le persone si infettano lo stesso. «La crescita dei livelli di anticorpi che vediamo con Moderna e Pfizer è leggermente superiore a quella che abbiamo visto dopo la terza dose di vaccino – ha aggiunto Yochay – Sappiamo ormai che il livello di anticorpi necessari per proteggere e non essere infettati da Omicron è probabilmente troppo alto per il vaccino, anche se è un buon vaccino».
Per l’Oms questi prodotti non stroncheranno la pandemia e ne servirebbero di nuovi «che abbiano un alto impatto sulla prevenzione dell’infezione e della trasmissione, oltre che sulla prevenzione di malattie gravi e morte». Anche l’Ema ha sospeso il giudizio, affermando che la possibilità di somministrare la quarta dose in Ue si scontra col fatto che non sono «ancora stati generati dati a sostegno di questo approccio». E che comunque frequenti iniezioni di richiamo rischiano di indebolire il sistema immunitario. Il capo della strategia vaccinale dell’Ema, l’italiano Marco Cavaleri, lo va ripetendo da settimane: «Attualmente, non ci sono prove della necessità di una quarta dose nella popolazione generale con gli attuali vaccini anti Covid-19».
Ma in Italia la possibilità che si arrivi ad ampliare la platea per la somministrazione della quarta dose di vaccino anti-Covid, sarà al centro di una prima riunione della Commissione tecnico scientifica (Cts) dell’Agenzia italiana del farmaco che si terrà giovedì 24 marzo. Era stato il ministro della Salute Roberto Speranza a indicare “nell’evidenza scientifica” la bussola per nuovi eventuali provvedimenti di ampliamento della quarta dose, che oggi è somministrata in Italia alle persone immunocompromesse e trapiantati, un platea di circa 800-900mila persone. Durante la conferenza stampa con il premier Draghi sulla roadmap per la fine dello stato di emergenza, il ministro ha annunciato «l’ipotesi di estendere la quarta dose per le fasce generazionali più avanzate».





