Voci dal Palazzo

Sgarbi come Battiato? L’anatema M5S e la prima sfida siciliana all’alba del “Piano Lazzaro”

Il nuovo Governo siciliano presieduto da Nello Musumeci si prepara al braccio di ferro immediato tra l'assessore in pectore alla Cultura e i pentastellati di Cancelleri. Per adesso volano parole grosse e querele, presto lo scontro si sposterà in aula all'Ars. L'eccezionale patrimonio culturale e paesaggistico della Sicilia all'ennesimo bivio tra speranza e fallimento

Sgarbi contro i Cinque Stelle, l’anatema grillino contro l’ingestibilità senza bussola del professore. Il nuovo Governo siciliano presieduto da Nello Musumeci ha già attorno un campo minato ben delineato nel quale si giocherà il primo scontro politico della legislatura o forse il secondo, visto che la questione degli impresentabili rischia evidentemente di essere la costante assoluta dei prossimi mesi e anni a Palazzo d’Orleans. In questo caso il braccio di ferro all’orizzonte è quello tra il probabile assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, e il M5S che ha individuato proprio nel critico d’arte il possibile nervo scoperto dell’Esecutivo che sta per nascere. La battaglia qui è già realtà e i primi fuochi d’artificio sono già stati lanciati. «Sgarbi farà la fine di Battiato, con lui in aula ci sarà da divertirsi», ha profetizzato Giancarlo Cancelleri, il leader siciliano dei pentastellati che il 5 novembre scorso contese la vittoria alle Regionali a Musumeci, e il diretto interessato ha risposto per le rime: «Vi mangerò vivi e sarà per voi come avere un leone o una tigre senza catene». Il resto è un contorno tambureggiante di reciproci apprezzamenti a briglie sciolte, che tra dichiarazioni sui sociale e video di controreplica hanno subito imboccato la strada spigolosa dei tribunali, a suon di bordate e querele in vista. Ma in fondo il rebus, che tra interrogativi in salsa politica e sana curiosità popolare, si pongono in tanti e non solo i grillini riguarda il cosa farà Sgarbi con una delega così strategica come quella della Cultura, che potrebbe rappresentare linfa vitale per un territorio come quello siciliano e che invece da anni e decenni viene gestita alla meno peggio tra siti culturali abbandonati, musei ridotti a scatole vuote e un patrimonio di inestimabile pregio che vale oro ma viene trattato come carta vetrata. I grillini non hanno dubbi nel pensare che Sgarbi andrà incontro allo stesso infausto destino politico di Franco Battiato, cantautore prestato alla politica e catapultato nella fossa dei leoni dal passato Governo Crocetta, e in casa M5S già si prepara il fuoco incrociato contro il critico d’arte che ha dichiarato guerra alle pale eoliche.

OLTRE I DUELLI POLITICI. Chi avrà le meglio, il professore o i pentastellati? Comunque poi vada questo aspro confronto, gli aspetti sui quali una seria riflessione immediata appare d’obbligo sono altri e vanno oltre i duelli politici o personalistici. Non serve la sfera di cristallo per pensare che Sgarbi – che certamente non è uno sprovveduto – abbia la vulcanicità e l’eccentricità di un anticonformista in grado di rappresentare l’elemento di rottura con la politica dei politicanti. Non a caso, se Musumeci confermerà al professore l’assessorato come da patti pre-elettorali, vorrà dire che il nuovo governatore vorrà giocarsi la carta di un percorso fuori dagli schemi per provare, in qualche modo, a rivitalizzare la mediocre monotonia e la sterile ordinaria amministrazione conclamata, sino anche alle tante anomalie e i masochismi di troppe scelte, con la quale e’ stato gestito il patrimonio culturale siciliano sino a questo momento. Solo il campo e i fatti potranno dire se questa connotazione di sana follia potrà rappresentare un elemento di scossa autentica e costruttiva nel disastro di un assessorato e di un ambito culturale talmente mortificato da necessitare di un’opera di resurrezione. Se Berlusconi ha parlato per la Sicilia di un Piano Marshall, allora per rivitalizzare e valorizzare l’immenso patrimonio paesaggistico e culturale di cui Dio e gli antichi hanno dotato la Sicilia servirà una sorta di “Piano Lazzaro”. Una missione per certi versi impossibile se si pensa all’inconsistenza e alla inadeguatezza con la quale i politici siciliani hanno gestito sino ad oggi questa terra ma pure una sfida che per altri aspetti, in fondo, necessita non di miracoli e nemmeno di scienziati ma semmai di uomini di buon senso, animati da voglia di fare bene e rimettere le cose al loro posto.

RISALIRE LA CHINA. La Sicilia è una Ferrari guidata come una utilitaria, che necessita di mesi o magari qualche anno dal meccanico per rimettere a nuovo il proprio motore e la sua carrozzeria ma che, se rimessa in pista nelle giuste condizioni, può andare avanti col pilota automatico come avviene in altri territori dove cultura e turismo creano lavoro ed economia ben oltre la soglia deprimente dei soli quattro o cinque mesi l’anno di vivibilità alla quale è stata portata la Sicilia attuale. Il nulla elevato al quadrato della pseudo-politica che ha gestito sinora la Sicilia ha già toccato il fondo e forse la speranza paradossale che si possa e si debba cominciare a risalire la china trova fondamento nella consapevolezza che difficilmente si potrà fare peggio e galleggiare in eterno nelle acque dell’oscurantismo. La sfida di Sgarbi, il suo riuscire a smentire gli scetticismi e incidere in positivo o altrimenti il suo fallimento politico ampiamente pronosticato dai grillini, sarà già termometro e bivio tra speranza di riscatto ed ennesimo fallimento di una terra splendida e maledetta. Ma sarà inevitabilmente il primo vero banco della nuova stagione politica siciliana.

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