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La Germania come l’Italia tra alleanze instabili e nuovi compromessi

La difficoltà di formare un nuovo governo ci fanno apparire la cancelliera Merkel più simile ai politici di casa nostra. Anche la stabile Germania si trova ad affrontare una crisi politica che potrebbe portare a governi di minoranza, grosse coalizioni e nuove elezioni

Palazzo Bellevue come il Quirinale. In queste ore il presidente della Repubblica federale tedesca Frank-Walter Steinmeier sta consultando i leader dei vari schieramenti politici per trovare un compromesso e scongiurare nuove elezioni. A due mesi dal voto Angela Merkel non è riuscita a mettere insieme i cristiano democratici, i cristiano-sociali bavaresi (Csu), i Verdi e il partito liberale (Fdp). La Jamaica Koalition è saltata. Insomma, anche la stabile Germania affronta le incognite di un quadro politico che non presenta maggioranze di facile costruzione. E potrebbe sperimentare un esecutivo di minoranza o formule di governo nelle quali noi italiani abbiamo una certa dimestichezza.

LE IPOTESI. Sarebbero stati i liberali a far saltare la coalizione “Giamaica, data dalla somma dei colori dei vari partiti, in nome delle differenze programmatiche incolmabili con il partito ecologista. Immigrazione, clima e finanze i principali punti di rottura. E mentre il presidente Steinmeier cerca di trovare nuove soluzioni la cancelliera Merkel si dice pronta a nuove elezioni: «Meglio il voto che un governo di minoranza». Cdu-Csu potrebbero provare a creare un governo di minoranza con Fdp o con i Verdi. Nel primo caso mancherebbero circa 29 voti per la maggioranza assoluta, nel secondo oltre 40. Angela Merkel, per carattere e per necessità politica è poco favorevole ad un governo di minoranza, in quanto preferisce stabilità e non ama cercare coalizioni possibili su ogni proposta di legge. Al momento il voto sembra essere l’opzione più probabile, ma non immediatamente realizzabile. La Costituzione tedesca, infatti, non permette al Presidente della Repubblica di sciogliere il Bundestag nell’immediato, in quanto punta prioritariamente alla formazione di un governo. Resterebbe, comunque, l’ipotesi (rara) che visto il fallimento dei negoziati e la vittoria al di sotto delle aspettative nelle ultime elezioni, a Merkel decida di dimettersi dalla presidenza dell’Unione Cristiano Democratica, lasciando la possibilità a un altro membro del suo partito di trattare o presentarsi alle nuove elezioni.

LA GERMANIA COME L’ITALIA. Le difficoltà di Angela Merkel nel formare il suo nuovo governo ci fanno vedere la “Muttì” più simile ai politici di casa nostra. Una crisi politica, insomma, che avvicina la Germania all’Italia. Più vicina poi solo in apparenza vista la qualità della classe dirigente politica e il diffuso senso di responsabilità nazionale che rendono perfino ininfluente la mancanza di un governo. E non c’è fretta di averlo per Angela Merkel. Con la copertura di Steinmeier, che ha chiesto ai partiti di pensarci bene prima di riportare il Paese alle urne, la cancelliera si dà tre settimane per capire se ci sono le condizioni per un governo stabile sulla base del risultato elettorale. Quello cioè del 24 settembre, quando Merkel e la Cdu hanno vinto male le elezioni, traditi da milioni di elettori che hanno votato Afd per protesta.

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