Politica

Governo Lega-M5s si continua a trattare sul programma. Rebus sul premier

Salvini e Di Maio continuano a trattare. Intesa su flat tax, reddito di cittadinanza e conflitto d’interessi, mentre resta aperto il nodo sulla premiership. L’unica certezza, per il momento, è che si tratterebbe di un nome "terzo"

«Servirà un altro incontro per il programma» dice Salvini al termine dell’incontro con di Maio. Si tratta ancora, quindi, per arrivare a un compromesso. Per mettere un punto alla trattativa che vedrà nascere il governo Lega-M5s. Da una parte i parlamentari di Lega e M5s sono al lavoro per preparare la bozza di contratto di governo, dall’altra Salvini e Di Maio continuano gli incontri per confrontarsi sui nomi. O meglio, sul nome a cui verrà affidata la presidenza del Consiglio. L’unica certezza, per il momento, è che si tratterebbe di un premier “terzo”. Partendo dal presupposto che quasi sicuramente Salvini e Di Maio avranno un ruolo all’interno dell’esecutivo ma non lo guideranno, è necessario trovare una convergenza su una figura che sia allo stesso tempo non troppo politica, ma neppure un tecnico che faccia pensare al “governo neutrale” prospettato da Mattarella.

CONTRATTO DI GOVERNO. La preoccupazione dei Cinque Stelle è quella di avere garanzie sui temi che saranno all’interno del contratto: «Ci sono – ha detto Di Maio – ampie convergenze su reddito di cittadinanza, flat tax e conflitto d’interessi». Proprio questultimo è cruciale agli occhi dell’elettorato grillino perché ritenuto uno dei punti che più potrebbero dare fastidio a Silvio Berlusconi. «La flat tax – continua il capo politico dei Cinque Stelle – presenta enormi benefici sul ceto medio. È un elemento interessante che può essere concepita senza che sia né troppo penalizzante per i ceti bassi né troppo vantaggiosa per quelli alti». È stato anche specificato che «non ci saranno forzature sul deficit. L’obiettivo iniziale, viene spiegato, è quello di rispettare i target e non superare l’1,5%. «Se ci sarà necessità di sforare – fanno sapere dal Movimento – sarà discusso con la Ue perché non c’è nessuna volontà di forzare contro i partner europei». Se andrà in porto il contratto di governo sottoscritto da M5s e Lega «sarà posto ai voti sulla piattaforma Rousseau». Lo ha detto Davide Casaleggio in una conferenza stampa in Senato durante la quale è stata presentata la funzione “Scudo della Rete” della piattaforma. Al centro le preoccupazioni sul tema della sicurezza di Rousseau: «Sulla certificazione del voto stiamo lavorando in diverse direzioni. Sarà un voto blindato e come sempre assicurato a tutti gli iscritti».

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L’OPPOSIZIONE DI FI. Mentre continua il silenzio di Silvio Berlusconi, interviene Mara Carfagna, vicepresidente delle Camera, per sottolineare il gesto responsabile del Cavaliere, che ha evitato all’Italia nuove elezioni, ma anche la mancanza di fiducia ad un probabile governo giallo-verde: «Non voteremo mai la fiducia ad un governo con il Movimento Cinquestelle. Staremo all’opposizione e valuteremo di volta in volta i provvedimenti da votare» E proprio sul versante di Forza Italia cresce il fronte di chi propone opposizione dura all’asse Lega 5Stelle. Paolo Romani: «Saremo all’opposizione. E non sarà un’opposizione benevola, ma costruttiva. Ovvero incalzeremo il governo sui temi cari al centrodestra e faremo sentire forte la nostra voce. Siamo il secondo gruppo più forte al Senato». Sulla stessa linea Licia Ronzulli: «Faremo all’opposizione quello che abbiamo fatto al governo, ovvero portare avanti e sostenere provvedimenti che vadano nella direzione di abbassare le tasse, aumentare la sicurezza dei cittadini, rilanciare l’economia e l’occupazione, fermare l’immigrazione clandestina, aiutare i troppi connazionali che sono in condizioni di povertà assoluta e relativa». Per Renato Brunetta «il governo che sta per nascere è poco affidabile per gli investitori esteri».

LA SFIDA DI RENZI. «M5s e Lega ora devono rispettare le loro ‘promesse folli e irrealizzabili’ rilanciate sui social e nelle piazze, e il Pd farà un’opposizione durissima per chiedere loro conto ogni giorno». È la provocante sfida che Matteo Renzi lancia a Salvini e Di Maio in un lungo post su Facebook. L’ex premier, poi, aggiunge: «Questo governo non piace a tanti, non piace nemmeno a molti di noi: ma quello che conta è ciò che piace agli italiani. Il 4 marzo il popolo ha parlato. E se la democrazia è una cosa seria, adesso tocca a loro; altrimenti tanto varrebbe non votare». Renzi sfida i due leader del governo nascente a rispettare i loro programmi elettorali: «Salvini e Di Maio hanno la maggioranza in Parlamento, con buona pace di chi diceva che il Movimento Cinque Stelle è un partito di sinistra. Riusciranno a fare una sola aliquota al 15% (flat tax) e dare 1.680 euro netti al mese alle famiglie senza lavoro con due figli?». Poi l’indicazione sulla strategia del Pd nei prossimi mesi: «Sto ricevendo tante e-mail di persone che hanno voglia di non arrendersi, di ripartire, di darci una mano. Diremo con forza no quando si tratterà di dare la fiducia al Governo. Ma a differenza di altri lo faremo rispettando sempre le Istituzioni e il governo della Repubblica. Perché noi siamo diversi da chi insulta, da chi odia, da chi illude. E lo dimostreremo anche dall’opposizione».

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