Chi ha vinto e chi ha perso in Spagna: da Sánchez all’ultradestra Vox

All'alleanza di sinistra Psoe-Podemos mancano undici seggi per governare. I popolari raccolgono il risultato peggiore della loro storia, mentre un partito di estrema destra entra per la prima volta in parlamento

Netta ripresa dei socialisti del premier uscente Sánchez, pesante sconfitta della destra tradizionale e la lieve avanzata dell’ultradestra Vox che per la prima volta dal ritorno della democrazia in Spagna entra in parlamento. È lo scenario politico tracciato dalle elezioni anticipate in Spagna. Nonostante il rimescolamento dei consensi, tuttavia, il quadro generale non cambia. Nè lo schieramento di sinistra (Psoe e Podemos) nè quello di destra (Popolari e Ciudadanos) dispongono dei voti sufficienti per governare.

Il Psoe di Pedro Sánchez ha ottenuto un risultato molto positivo: ha vinto le prime elezioni generali dopo 11 anni, ottenendo il 28% dei consensi passando da 84 a 123 seggi e tornando a essere il partito di maggioranza relativa del paese. Scettro strappato al Partito popolare che con il 16% dei voti (praticamente la metà del 33% ottenuto alle ultime elezioni) raccoglie il risultato peggiore della sua storia anche se rimane il secondo partito.

Ciudadanos, partito nato in Catalogna che negli ultimi anni si è spostato dal centro a destra, è andato molto vicino al sorpasso sui popolari: ha ottenuto quasi il 16% dei voti (pari a 57 seggi), guadagnando 25 seggi dalle elezioni del 2016. Da allora, il partito di Albert Rivera è riuscito a sfruttare al meglio la crisi catalana, posizionandosi nettamente contro gli indipendentisti, sottraendo diversi consensi al Pp. La sconfitta generale della destra sembra però ridurre di molto le possibilità di Ciudadanos di entrare in una maggioranza di governo. Mentre Unidas Podemos, coalizione elettorale di sinistra che riunisce tra gli altri Podemos e Izquierda Unida, con il 14% dei voti (42 seggi) potrebbe allearsi con Sánchez per formare un governo di centrosinistra.

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Vox, partito di estrema destra, anti-immigrazione e anti-femminista, è la più grande sorpresa del nuovo parlamento: ha ottenuto il 10% dei voti (pari a 24 seggi), un risultato notevole se si considera che fino a pochissimo tempo fa era una forza politica praticamente irrilevante. È la prima volta che un partito di estrema destra entra nel Parlamento nazionale spagnolo da quando in Spagna è finito il regime franchista ed è tornata la democrazia. Nonostante i 24 seggi, in realtà da Vox ci si aspettava qualcosa di più. «Vox, che aveva alimentato le aspettative di un trionfo epico, ha dovuto fare i conti con un risultato molto più prosaico», ha scritto Miguel González sul País.

A conti fatti Sánchez non ha conquistato i numeri necessari a governare e avrebbe bisogno per raggiungere la maggioranza in parlamento(176 seggi) dell’appoggio dei partiti indipendentisti catalani, in particolare quelli di Erc che avevano fatto cadere l’esecutivo negandogli il sostegno alla legge di bilancio. Dello stallo è consapevole il vincitore «in pectore» della consultazione, il premier uscente Pedro Sánchez, come traspare dalle sue prime dichiarazioni: «Dalle nostre idee di sinistra, dalla nostra posizione progressista tenderemo la mano a tutte le formazioni politiche. Abbiamo vinto le elezioni, ha vinto il futuro e ha perso il passato. Abbiamo inviato un messaggio forte all’Europa: si può vincere contro gli autoritarismi, formeremo un governo pro europeo».

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