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Governo, Di Maio presenta i 20 punti del programma: «O si accettano o si va al voto»

Trattativa in bilico. Di Maio ha detto che si farà il governo con il Pd solo se sarà rispettato il programma del M5s. Orlando: «Ha cambiato idea? Lo dica con chiarezza»

«Se entreranno i nostri punti nel programma di governo si potrà partire altrimenti meglio il voto»: si concludono con l’ultimatum del leader del M5s, Luigi Di Maio, le consultazioni dei partiti con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Montecitorio. Un finale inaspettato, che arriva al termine di una giornata andata avanti senza scossoni, e segnata dall’endorsement a Conte da parte del presidente della commissione europea, Jean-Claude Juncker, che ha sottolineato l’«importante ruolo che l’Italia gioca nella famiglia europea e nel progetto europeo». Scontata la reazione del Pd: «Incomprensibile la conferenza stampa di Luigi Di Maio. Ha cambiato idea? Lo dica con chiarezza», ha twittato Andrea Orlando. Il capogruppo alla Camera Graziano Delrio parla di «ultimatum inaccettabili» al presidente incaricato.

Tempi lunghi e molti nodi ancora da sciogliere per il presidente del Consiglio incaricato, al lavoro per formare l’esecutivo M5s-Pd. Le dichiarazioni rilasciate dal leader del M5S Luigi Di Maio dopo l’incontro con Conte sembrano sparigliare le carte. «No a qualsiasi tipo di patrimoniale, no a nuovi inceneritori, giustizia per le vittime del Ponte Morandi, subito il taglio dei parlamentari e un accordo con la Ue per la redistribuzione dei migranti. Usiamo il condizionale per questo governo perché o siamo d’accordo a realizzare i punti del nostro programma o non si va avanti», ha detto Di Maio. «Abbiamo rivolto auguri a Conte che come M5S abbia sempre considerato super partes e che abbiamo fortemente voluto». E sul totoministri, dice Di Maio, era «prevedibile sui media con nomi di fantasia, ma non troviamo sano che questo dibattito contagi anche le forze politiche».

Sono venti i punti dell’elenco che Di Maio ha presentato a Conte e che considera «imprescindibili»: oltre ad alcuni temi noti, come il taglio dei parlamentari e una manovra economica «equa» che impedisca l’aumento dell’Iva, c’è il salario minimo, il taglio del cuneo fiscale e l’emergenza abitativa. In evidenza anche la necessità di attuare politiche di genere in conformità ai principi dell’Ue e ai diritti costituzionali, la tutela dei minori con la revisione degli affidi e delle adozioni (argomento che invece deriva sicuramente dal caso Bibbiano), la fine della vendita degli armamenti ai Paesi belligeranti, un impulso alle politiche espansive con una quota di investimenti in infrastrutture, in ambiente e cultura da scomputare dai parametri di Maastricht. Tra i punti ritenuti chiave, molti macro-argomenti generici: come giovani e futuro, con un occhio all’innovazione digitale, e la ricerca, puntando ad una riforma dei sistemi di accesso e reclutamento universitario. Indicata come fondamentale la tutela del cittadino, del consumatore, del lavoratore, dell’utente dei servizi. E in primo piano pure la riorganizzazione dei servizi sanitari, la tutela degli animali, e il sostegno alle politiche agricole.

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