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Addio ad Albert Uderzo, papà di Asterix e Obelix

Marco Fallanca di Marco Fallanca
Marzo 25, 2020
in Cultura
Tempo di lettura: 4 mins read
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Addio ad Albert Uderzo, papà di Asterix e Obelix

Ci lascia all’età di 92 anni Albert Uderzo, fumettista francese e papà della serie di avventure di Asterix e Obelix. Nato il 25 aprile del 1927 a Fismes, da immigrati italiani, con il nome di Alberto Aleandro Uderzo, dopo i primi studi giovanili di disegno, all’inizio degli anni Cinquanta, conobbe l’autore René Goscinny, con cui iniziò a collaborare alla realizzazione di alcune strisce. Nel 1959 i due crearono infine Asterix, una serie ambientata in un villaggio di Galli che si ribella strenuamente all’invasione dei Romani. I due si erano incontrati per la prima volta nel 1951 ma il vero sodalizio inizia qualche tempo dopo, nella sede parigina della casa editrice Word Press, dove Goscinny scrive le sue prime storie per Lucky Luke mentre Uderzo lavora per serie di stampo più realistico.

La prima collaborazione è assai strana: una rubrica di galateo sul femminile Bonnes soirée. Lì scoprirono di condividere lo stesso senso dell’umorismo e il 1952 li vede ancora insieme per la serie Oumpah-Pah (in Italia viene pubblicato su Il Corriere dei Piccoli dal 1967 al 1970), un indiano che ha a che fare con la moderna tecnologia: un modo per prendere in giro sia il nuovo mondo, l’America, con il suo consumismo, che la Francia. Elementi interessanti perché costituiranno poi una parte importante del fumetto che li avrebbe resi immortali e che diventerà uno dei più conosciuti in assoluto. Un successo che ha davvero dell’incredibile: 350 milioni di copie vendute, nove film di animazione e quattro con attori in carne e ossa (celebre l’Obelix interpretato da Gérard Depardieu).

Il debutto avviene il 29 ottobre 1959 con il primo numero di Pilote, edito dalla Societé Nouvelle du Journal Pilote (creata per l’occasione). Se è Goscinny ad avere l’idea di fare di Asterix una sorta di antieroe, non un personaggio dal fisico perfetto ma un piccolo ometto qualunque che diventa potentissimo grazie alla bevanda magica del druido Panoramix, è Uderzo che insiste per dargli una spalla, un personaggio grosso e gioviale, gran mangiatore di cinghiali (interi), la cui forza è sovrumana perché, essendo caduto da piccolo dentro il paiolo della bevanda, in lui i poteri sono permanenti. Le strisce edite su Pilote vennero raccolte nel 1961 in un primo albo, intitolato Asterix il Gallico. L’incredibile popolarità di Asterix e dei suoi folkloristici amici si rivela nel fatto che è stato tradotto in centodieci lingue. Mai nessuno come lui. Il motivo di tanto successo probabilmente sta nel fatto che non è solo una lettura per ragazzi. È proprio l’umorismo che lo rende capace di arrivare a un pubblico illimitato: giochi di parole, calembour, acronimi (come il famosissimo S.P.Q.R., che mentre in francese suonava come “IIs sont fous, ces Romains”, in italiano viene tradotto da Marcello Marchesi in “Sono Pazzi Questi Romani”, il tormentone di Obelix), accenni alla società contemporanea e persino alla politica.

LEGGI ANCHE: Il ritorno del “Corvo”: protagonista adolescente e produzione made in Italy

Uderzo e Goscinny continuarono a lavorare insieme, realizzando in tutto 24 albi di Asterix. Nel 1977 la morte di Goscinny per attacco cardiaco mentre si sta sottoponendo a un test sotto sforzo, quando ha solo 51 anni, lascia Uderzo senza parole: decide comunque di andare avanti proseguendo il lavoro su Asterix e i belgi, ultima sceneggiatura del collega, che esce nel 1979. Poi, va avanti da solo al ritmo di un albo ogni due anni, realizzandone altri 9, finché nel 2011 decide che il personaggio deve proseguire con le proprie gambe e sceglie i suoi eredi: Jean-Yves Ferri (sceneggiatura) e Didier Conrad (disegni) che debuttano con Asterix e i Pitti, il 35esimo albo di Asterix, apparso nel 2013. E poi l’ultimissima storia da supervisore, Asterix e la figlia di Vercingetorige, uscito lo scorso autunno, che ha fatto un certo scalpore anche perché la ragazza protagonista a molti ha ricordato Greta Thunberg. Anche se ha predisposto tutto in vita in modo che Asterix potesse andare avanti, Uderzo lascia un vuoto immenso: è un pezzo enorme della storia del fumetto che se ne va. E non ci voleva di questi tempi. Il suo ultimo regalo, però, è che proprio oggi può darci un enorme conforto. Rileggiamolo. Ridiamo. Pensiamo. Andrà tutto bene.

Il terribile Coronavirus si era abbattuto sull’Italia già nel 2017 ma non ce ne eravamo accorti… Soprattutto perché non era un’epidemia ma un condottiero di quadriga nell’antica Roma. In Asterix e la corsa d’Italia, 37esimo albo della serie, Coronavirus è un romano mascherato cui si accompagna lo scudiero Bacillus. A leggere oggi il fumetto sembra che i disegnatori abbiano avuto una premonizione. Nella storia il senatore Lactus Bifidus, accusato di usare in altro modo i soldi per la manutenzione delle strade, decide di organizzare una corsa di carri a cui far partecipare tutti i popoli dell’impero per dimostrare l’eccellenza delle vie dell’Impero romano. La gara si svolgerà da Modicia a Neapolis, da Monza a Napoli. Giulio Cesare dà il suo benestare ma a patto che un romano, Coronavirus (soprannominato “l’auriga mascherato”) capeggi la squadra romana. Ma i due galli ci mettono lo zampino. Obelix compra una quadriga e, affiancato dall’immancabile Asterix, si getta nella competizione. Cosa ha ispirato i due autori? Probabilmente la diffusione della Sars nel 2002 e della Mers nel 2012. Certo nessuno avrebbe potuto prevedere che il numero ritornasse in auge tre anni dopo. Forse andrebbe rispolverato.

Tags: Albert UderzoAsterix e ObelixFumettoRené Goscinny
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