Tutti gli eventi storici che hanno ispirato Game of Thrones

L’Inghilterra del Medioevo, la Guerra dei Cent’anni e le altre cruente vicende a cui ha attinto George R. R. Martin per scrivere la sua saga

Se in tanti, in occasione della quarantena, si sono rituffati in una massiccia maratona dell’universo epico de “Il Trono di Spade”, ne approfittiamo per approfondire come la saga di maggior successo degli ultimi anni riesca a superare il limite della fantasia attingendo alla realtà storica. 60 milioni di copie vendute nel mondo e oltre 20 milioni di spettatori per gli episodi cult della serie tv negli Stati Uniti. I cinque attuali volumi de “Le Cronache del ghiaccio e del fuoco” – e la loro trasposizione televisiva – sono un fenomeno globale difficile da ignorare. Proprio perché, nonostante i draghi e i morti viventi che lo abitano, il mondo da George R. R. Martin affonda le radici nei secoli addietro.

Gli annali di Westeros, il Continente Occidentale, traboccano di faide, tradimenti e violenze di ogni genere. Niente ideali in campo, ma solo la più cinica fame di potere. L’obiettivo finale è il Trono di Spade, su cui siede il sovrano unico dei Sette Regni: un simbolo di supremazia creato dal primo leggendario unificatore di quei domini, Aegon Targaryen il Conquistatore, fondendo migliaia di spade dei nemici con il soffio incandescente del drago Balerion. E proprio il controllo sulle grandi bestie sputafuoco ha garantito alla Casa Targaryen quasi tre secoli di governo incontrastato. All’inizio della saga, la Guerra dell’Usurpatore ha portato sul trono Robert Baratheon con il sostegno dell’alleato Eddard Stark. I successivi sviluppi di una trama impossibile da riassumere in poche righe fanno crescere a dismisura il potere di un’altra casata, quella dei ricchi Lannister, con i figli nati dagli amori incestuosi della regina Cersei col fratello Jaime. Quando una congiura ordita dai Lannister con altre famiglie uccide o disperde i membri superstiti degli Stark, il destino geopolitico dei Sette Regni sembrerebbe deciso. Ma due personaggi-chiave sparigliano le carte: Jon Snow, il figlio bastardo del defunto Ned Stark, che viene proclamato leader dai nobili ribelli del Nord, e Daenerys Targaryen, ultima superstite dell’antica casa regnante, che con gli ultimi tre draghi allevati come figli, le orde dei guerrieri nomadi Dothraki e i consigli del deforme ma astuto Tyrion Lannister avanza dal Continente Orientale per riconquistare i domini dei suoi avi. Lo stile dell’autore ha intrecciato negli anni un gigantesco arazzo narrativo le cui trame si ispirano anche a fatti e uomini della Storia.

LEGGI ANCHE: Binge Watching, quando la serialità diventa una patologia (e una dipendenza)

I Sette Regni sono un numero forse meno “fantasioso” di quanto si possa credere. La geografia di Westeros sembra, infatti, ispirata alle “silhouette” di Irlanda e Gran Bretagna. E l’antica suddivisione dei domini del Continente Occidentale rimanda a un precedente storico: l’Eptarchia (“sette sovranità”), un termine utilizzato dagli storici per designare i sette antichi regni (Northumbria, Anglia Orientale, Mercia, Essex, Sussex, Wessex, Kent) in cui era anticamente divisa l’Inghilterra nel periodo compreso tra la conquista da parte di Angli, Sassoni e Iuti dopo la ritirata delle legioni romane (500 d.C.) e l’invasione danese (850 d.C.). Si tratta di un’epoca remota e dai contorni incerti, sulla quale tra l’altro si concentrano i tentativi di dare consistenza storica a re Artù. Seguendo la tradizione tribale germanica, in quel periodo le monarchie non erano ereditarie, bensì elettive, e le genealogie dei governanti si succedevano in base ai variabili rapporti di forza tra clan familiari: per decidere il nuovo re, non di rado si scatenava una guerra. Come i Sette Regni dell’epopea del Trono di Spade, quelli bretoni si combatterono costantemente, alternandosi nella supremazia finché furono riuniti sotto la sovranità di Egberto il Grande, re del Wessex, a partire dall’831 signore di tutta la parte meridionale dell’isola. Proprio come Aegon il Conquistatore, primo re unico di Westeros e fondatore della dinastia reale dei Targaryen.

Sono numerose poi le similitudini con la Guerra dei Cent’anni, avvenuta tra il dal 1337 al 1453 tra il Regno d’Inghilterra e quello di Francia. Durante questo periodo ci furono solo brevi tregue, con la fine della Guerra dei Cent’anni che segna la fine del Medioevo e l’inizio della storia moderna. In quest’arco di tempo, sono protagonisti la Guerra dei Lancaster, Giovanna d’Arco, l’introduzione di nuove armi da guerra, anche da fuoco, e ovviamente devastazione dei territori, saccheggi e un notevole impoverimento per la Francia. In quel secolo era cominciata la “piccola era glaciale”, un periodo di netto abbassamento delle temperature e avanzamento dei ghiacciai, il cui inizio coincise proprio con il conflitto tra i due regni europei più importanti nell’ultima guerra medievale. “L’inverno sta arrivando”, celebre motto di casa Stark e realtà tangibile con l’arrivo degli Estranei, trae origine proprio da lì (senza gli zombie di ghiaccio, quelli sono un’invenzione di Martin ispirata alla mitologia irlandese). In Game of Thrones l’inverno predetto da Ned Stark arriva dopo anni miti, che corrispondono storicamente al cosiddetto periodo caldo medievale, durato dal nono al quattordicesimo secolo. Se la morte, nel fantasy, arriva con il Re della Notte, nella realtà storica la glaciazione portò alla distruzione di moltissimi raccolti e a una lunga carestia. Esistono inoltre anche molti riferimenti a eventi bellici: la battaglia di Azincourt, una delle più violente dell’intero conflitto, è stata di grande ispirazione per la Battaglia dei Bastardi, data l’importanza che ebbero arcieri e la cavalleria in uno scontro in campo aperto.

In una saga che gronda sangue almeno quanto la Storia vera, il massacro delle Nozze Rosse spicca per la sua brutalità, specie nella versione televisiva. Con quel bagno di violenza, sotto le note della canzone Lannister “Rains of Castamere”, si conclude la ribellione del Nord fedele agli Stark. Robb Stark, figlio ed erede di Ned, accetta l’ospitalità di Walder Frey in occasione del matrimonio dello zio Edmure Tully con una fanciulla di Casa Frey. Ma Walder cerca vendetta per un affronto subìto. E la vendetta si consuma proprio durante il banchetto nuziale: è il segnale d’inizio della carneficina. Robb viene ucciso insieme alla madre e a gran parte dei suoi 3.500 soldati. George Martin ha ammesso di essersi ispirato a due episodi delle antiche cronache scozzesi. Il primo è del 1440 ed è noto come Black Dinner, la “Cena Nera”: protagonisti due rampolli del potente clan dei Douglas, il sedicenne conte William e suo fratello David, ricevuti a cena al castello di Edimburgo dal re-bambino Giacomo II di Scozia. In realtà l’invito arrivava dal Lord Cancelliere Sir William Crichton, che temendo l’influenza crescente dei Douglas ne orchestrò in modo teatrale l’eliminazione. Durante la cena fu servita a William la testa mozzata di un toro nero, lugubre simbolo di morte, dopodiché i ragazzi furono portati nel cortile del castello e decapitati.

Anche l’altro riferimento arriva dal cruento passato delle High­lands: il massacro di Glencoe del 1692, ai danni del clan MacDonald, riluttante a sottomettersi all’autorità del nuovo re Guglielmo III d’Inghilterra. Una compagnia militare dei vicini e rivali Campbell si fece accogliere da loro, facendo leva sulla tradizionale ospitalità scozzese, e dopo una lauta cena uccise nel sonno il capoclan Alastair Maclain con una quarantina di altri suoi consanguinei. La strage partì a un segnale convenuto dato dall’alto di una roccia (ancora oggi nota come Signal Rock) per confermare l’assenso del re al massacro. Il massacro di Glencoe è datato invece 13 febbraio 1692, giorno in cui 38 membri dello stesso clan, i MacDonald, furono uccisi in tre diverse feste durante la stessa sera, perché non si erano voluti sottomettere al Re di Inghilterra. Le nozze viola, con la drammatica morte per avvelenamento di Joffrey Baratheon, sembrano invece ispirarsi alle vicende di Eustachio di Boulogne, erede al trono sotto re Stefano, scomparso improvvisamente durante un banchetto mentre stava mangiando un pasticcio di lampreda. Avvelenamento o attacco apoplettico a causa dell’ira nei confronti del padre, reo di aver assegnato il trono a un altro? Una storia, ancora una volta, avvolta dal mistero e dalla suggestione storica.

Tags

Marco Fallanca

Direttore di Produzione del TaorminaFilmFest. Già giurato, consulente e responsabile delle relazioni esterne. Cosa ho fatto in tutti questi anni? Sono andato a letto presto. Ma soprattutto a teatro e al cinema. Seguo da vicino festival e rassegne. Troppo fuori per quelli dentro e troppo dentro per quelli fuori. Attenzione! Preso troppo sul serio può nuocere gravemente alla salute.
Back to top button
Close

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi