Cinema

Game of Thrones, luoghi e popoli che hanno ispirato Westeros

I luoghi e i popoli che hanno ispirato i Bruti, i Drothraki, gli Immacolati, la Barriera e l’immaginario Continente Occidentale de Il Trono di Spade

Forgiate l’acciaio di Valyria, perché «l’inverno è arrivato», anche se in realtà si è appena concluso. Tra battaglie epiche, morti a palate, fiumi di sangue, amori e inganni, Game of Thrones è appena tornato d’attualità, con le sue otto emozionanti stagioni, per la gioia di tutti gli appassionati della serie HBO. Alla base de Le cronache del ghiaccio e del fuoco però non c’è solo l’abilità di registi, il lavoro degli attori e il genio dello scrittore statunitense ma il mood del fortunatissimo show non è che la risultante di una fitta tela ispirata a eventi realmente accaduti, leggende in cui credevano gli uomini del Medioevo e veri sovrani che hanno deciso il destino dell’Europa. Ma soprattutto a coordinate geografiche e popoli che sono entrati a pieno titolo nella Storia.

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Nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco è considerata una delle nove meraviglie create dall’uomo. Vecchia di circa 8mila anni, alta oltre duecento metri, estesa poco meno di 500 km ed eretta in parte grazie alla magia e all’ausilio di giganti e altre creature non umane, la Barriera è il titanico baluardo che protegge le terre di Westeros. Da chi? Dagli abitanti delle buie e desolate terre dell’Eterno Inverno: il Popolo Libero, tribù di cacciatori primitivi che gli uomini civilizzati dei Sette Regni chiamano con disprezzo i Bruti. E dagli Estranei, creature dai profondi occhi blu dotate della capacità di rianimare i defunti e arruolarli come zombie tra le proprie file. A sorvegliare la Barriera c’è la confraternita dei Guardiani della Notte, i cui membri rinunciano ad avere una famiglia e dedicano la loro vita alla lotta contro le minacce del profondo settentrione. Anche in questo caso non è pura fantasia. Martin stesso ha affermato che l’idea della Barriera gli venne in Gran Bretagna visitando da turista i resti del Vallo di Adriano, l’imponente fortificazione in pietra del II secolo d.C. che, tagliando in due l’isola per circa 120 km, separava la provincia romana di Britannia dalla Caledonia (Scozia). I forti che costellano la Barriera sono 19, proprio come quelli presenti lungo il tracciato del Vallo Antonino, eretto 160 chilometri più a nord come estremo baluardo del sistema difensivo.

Quanto alle minacce a Westeros dei popoli stranieri, anche qui le similitudini sono evidenti: civiltà e stile di vita dei Bruti presentano, infatti, notevoli punti di contatto con usi e costumi dei Pitti, una popolazione indigena della Scozia le cui scorrerie in Britannia diedero sempre filo da torcere ai Romani. “Stavo in piedi su questo muro” aveva raccontato nel 2000 George R.R. Martin “e cercavo di immaginare come si doveva sentire un soldato romano venuto dall’Italia, a guardare l’orizzonte e non sapere cosa sarebbe venuto fuori da quelle foreste”. Si può ancora visitare, nel caso vogliate provare a sentirvi come Martin quando ha avuto la sua ispirazione, o come Jon Snow quando si è arruolato tra i Guardiano della notte. Nati a protezione rispettivamente della Barriera e della Terra Santa, i Guardiani della Notte – di cui il bastardo di Casa Stark è Lord Comandante – e i templari condividono voto di castità, povertà e obbedienza alla causa.

Sono il flagello delle città civilizzate: razziatori dell’Est coperti di cuoio, “signori dei cavalli” dalla pelle olivastra e dai lunghi capelli neri. Il pensiero corre ai Mongoli e agli Unni, i cui spostamenti nel V secolo d.C. accelerarono il crollo dell’Impero romano. Le loro invasioni vengono ricordate spiacevolmente: si narra che al loro arrivo in Cina le strade erano cosparse delle carni e del grasso delle loro vittime. Se rimaneva qualche sopravvissuto, era soltanto perché incaricato di diffondere un inequivocabile messaggio: “I mongoli stanno arrivando”. Le invasioni barbariche più celebri sono quelle che vedono a capo il famigerato Gengis Khan. Nell’universo del Trono di Spade si chiamano però Dothraki. E sono i temutissimi nomadi guerrieri del Continente Orientale. Anche i Dothraki sono una minaccia per le terre dell’Ovest ma a separarli dai Sette Regni c’è il Mare Stretto del quale, almeno fino all’avvento dell’esule Daenerys Targaryen quale loro leader indiscussa, hanno un timore reverenziale: è infatti “acqua velenosa”, imbevibile per i cavalli. Cavalli che, proprio come per gli Unni e i Mongoli (e per i nativi americani, altra fonte d’ispirazione), erano al centro di queste civiltà. Non a caso, la divinità dei Dothraki è il Grande Stallone, chi non sa stare in sella perde ogni prestigio sociale e quando un Dothraki muore il suo cavallo brucia con lui sulla pira funeraria. Le sedi dei vari clan, nella saga, si spostano in vaste terre disabitate: come quelle degli storici signori delle steppe centroasiatiche. Infine, l’arma dei Dothraki ricorda vagamente la scimitarra dao della cavalleria mongola, impiegata durante l’invasione della Cina nel XIII secolo.


L’esercito di schiavi liberato da Daenerys Targaryen e diretto alla conquista del Trono di Spade è stato oggetto di varie dispute tra gli appassionati di storia antica e di Game of Thrones. I riferimenti reali potrebbero essere addirittura tre. Il primo, e più ovvio, sono i soldati di Sparta. Per la loro formazione militare, per la loro abnegazione, la sopportazione di fatica e dolore, la rinuncia al nome. E poi c’è la loro back story: la leggendaria battaglia degli immacolati contro i Dothraki in sovrannumero, che non viene mostrata ma solo raccontata, somiglia molto a quella delle Termopili. C’è però una differenza fondamentale: i soldati di Sparta erano uomini liberi, gli immacolati sono schiavi. Il secondo modello sono i mamelucchi, schiavi guerrieri persiani usati da almeno quattro dinastie di califfi nell’arco di sei secoli. Non erano eunuchi ma erano addestrati da eunuchi, e smettevano di essere schiavi solo dopo aver cessato il loro servizio negli eserciti: a quel punto potevano acquisire anche molto potere nelle gerarchie politiche. La terza possibile origine storica degli immacolati sono i giannizzeri turchi, soldati al servizio dell’Impero Ottomano. Erano schiavi. Di solito rapiti nei Balcani, dovevano rimanere celibi e subivano anche loro un addestramento durissimo. Combatterono anche i mamelucchi in Egitto, il che potrebbe essere il sogno di ogni fan di GOT, una guerra tra due orde diverse di immacolati.

Famosi come Bruti ma anche come Popolo Libero, fanno parte dei popoli selvaggi e come gli altri vivono a Nord della Barriera. Stupratori, ladri e assassini, almeno per quel che riguarda la parte più selvaggia del clan. Se si parla di clan viene subito in mente la Scozia: nel XVI secolo c’era quello capitanato da Alexander “Sawney” Bean, noto per i suoi atti di cannibalismo e giustiziato per aver ucciso migliaia di persone. La storia oscilla tra realtà e leggenda; si dice che una volta trovata la sua anima gemella, Alexander andò a vivere in una caverna e che il clan fosse composto da altre 48 persone: i due ebbero 14 figli e 32 nipoti, l’incesto quale miglior metodo di procreazione. Nascosto tra i cespugli, assaltava i passanti per ucciderli, bere il loro sangue, derubarli e mangiarli, tenendo le parti di corpo avanzate in salamoia.

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Altra fonte di ispirazione è la battaglia di Canne, combattuta nel 216 a.C., tra l’esercito Romano e la compagine Cartaginese del prode Annibale. La celebre battaglia della Seconda Guerra Punica ha infatti consegnato alla storia uno degli esempi di tattica militare maggiormente riusciti: Annibale sbaragliò le truppe romane circondandole, tagliando loro le vie di fuga e costringendole in un cuneo, attuando per primo la manovra a tenaglia. Questa manovra è stata utilizzata anche dalle truppe del sadico Ramsay Bolton che, dopo aver circondato quelle di Jon Snow, formano una falange spingendo, con scudi e picche, gli alleati del Bastardo degli Stark contro una montagna composta dai cadaveri dei caduti. In questa sequenza ci sono altri due riferimenti storici: la falange macedone funzionava in modo decisamente simile a quella dei Bolton mentre la macabra tattica di formare muri e trincee con i cadaveri dei caduti è stata realmente applicata durante la Guerra Civile Americana del 1861 -1865.

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Marco Fallanca

Direttore di Produzione del TaorminaFilmFest. Già giurato, consulente e responsabile delle relazioni esterne. Cosa ho fatto in tutti questi anni? Sono andato a letto presto. Ma soprattutto a teatro e al cinema. Seguo da vicino festival e rassegne. Troppo fuori per quelli dentro e troppo dentro per quelli fuori. Attenzione! Preso troppo sul serio può nuocere gravemente alla salute.
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