Musica

Il lockdown ispira le star. Dopo Bob Dylan riecco gli Stones

Da otto anni la band di Mick Jagger e Keith Richards non pubblicava un inedito. La canzone s’intitola “Living In A Ghost Town” ed è stata registrata in isolamento. «Si adatta bene al periodo che stiamo vivendo e rispecchia l’umore del momento»

Questo periodo di clausura tra le mura domestiche per l’incubo contagio sembra stia favorendo la creatività di molti artisti, forzati all’inattività a causa dello stop ai concerti. Costretto a interrompere il suo Never Ending Tour, Bob Dylan è uscito dalla pigrizia che da diverso tempo lo attanaglia ed ha imbracciato la sua chitarra per tornare a comporre dopo otto anni di fermo creativo. A distanza di pochi giorni, il Premio Nobel per la Letteratura ha sfornato ben due inediti, uno lungo quasi 17 minuti e intitolato Murder Most Foul, in cui viaggia nella storia della cultura pop, il secondo, più breve, I Contain Multitudes, nel quale si confronta con Anne Frank, Indiana Jones, William Blake e Rolling Stones. Proprio questi ultimi, forse per rispondere alla sfida, forse il lockdown, sono tornati in sala di registrazione per incidere un inedito dopo otto anni di silenzio discografico.

A rimettere in moto l’universo Stones è stato proprio il Covid-19. Prima con la partecipazione, con la loro You Can’t Always Get What You Want, all’evento “One World: Together at Home”, il concerto virtuale organizzato da Lady Gaga a sostegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella lotta al Coronavirus. Adesso con la canzone Living In A Ghost Town (in italiano: vivendo in una città fantasma, come quelle deserte di questi giorni). «Eravamo in studio a registrare nuovo materiale prima del lockdown e abbiamo pensato che una canzone intitolata Living In A Ghost Town si sarebbe adattata bene al momento che stiamo vivendo», ha detto Jagger in un video pubblicato sui social.

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Più sincero Keith Richards: «Per farla breve, più di un anno fa a Los Angeles avevamo pensato di tenere questo brano per un nuovo album, poi è scoppiato il casino del Covid-19 e insieme a Mick abbiamo deciso che questa canzone doveva essere lavorata adesso e così eccola qui». Un brano che, sin dal titolo, «penso rispecchi l’umore del momento e spero che le persone che l’ascoltano siano d’accordo», ha commentato il batterista Charlie Watts.

Canzoni, quella degli Stones come le due di Dylan, badate bene, non legate direttamente all’isolamento, come le tante banalità pubblicate in questi giorni (compreso il brano cantato da Elisa e Tommaso Paradiso), ma che rispecchiano i tempi bui che stiamo attraversando. E, in tal senso, si adattano anche al momento specifico della pandemia. Living In A Ghost Town è un torrido rock-blues nello stile della band, con un inciso di armonica da brividi suonata da Mick. Lo spettrale video ci conduce attraverso Piccadilly, Trafalgar Square e l’undeground desolatamente vuoti. “La vita era meravigliosa, poi ci siamo chiusi e adesso mi sento come un fantasma”, canta Jagger, ripreso insieme ai compagni d’avventura in bianco e nero nello studio di registrazione.

Dalle dichiarazioni degli Stones si potrebbe intuire che l’inedito faccia parte di un progetto più ampio, ovvero di un nuovo album. Nel gennaio del 2019, Mick Jagger aveva pubblicato sui suoi canali social ufficiali un video che lo ritraeva alle prese con le registrazioni di una canzone inedita, dalle sonorità funk, nella quale cantava Really wanna tell the truth. Nei mesi precedenti, in alcune interviste, i componenti della band avevano più volte accennato al nuovo disco, che vedrebbe i Rolling Stones tornare a collaborare con Don Was, fisso in cabina di regia per il gruppo dal 1994 e che compare come produttore di Living In A Ghost Town, scritta da Mick Jagger, Keith Richards e Matt Clifford (che nel pezzo suona anche le tastiere, il corno francese, il sax e il flicorno), non nuovo a collaborazioni come autore con la band.

L’ultimo disco dei Rolling Stones risale al 2016, quando pubblicarono Blue & Lonesome, album di cover blues pre-anni Sessanta. Una loro canzone inedita mancava da ancora più tempo, da Doom and Gloom e One More Shot inserite in Grrr!, compilation del 2012.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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