MusicaPrimo Piano

Francesco Guccini: «A 80 anni realizzo un sogno»

Il cantautore-scrittore emiliano ha tagliato l’importante traguardo. «Mi è andata fatta bene. Tutto merito delle medicine, ovviamente». Il suo nuovo libro “Tralummescuro” è nella cinquina del Campiello. «Né comunista, né anarchico: sono un libertario. Votavo Psi, poi Pd quando arrivò Craxi». Il rapporto con la morte. «Una memoria ritrovata ci aiuterà a superare la crisi»

Auguri Maestrone. Come si sta a 80 anni? «Grazie… Cosa devo dire? Mi è andata bene, sono il primo Guccini ad essere arrivato a 80 anni. Tutto merito delle medicine, ovviamente. Certo, faccio prima a raccontare quello di cui non soffro che i guai fisici che mi perseguitano. Ho problemi gravi alla vista che mi costringono ad ascoltare gli audiolibri e mi impediscono di leggere. Fortunatamente, ingrandendo le lettere, riesco però a scrivere al computer».

Ottanta anni. È il traguardo che Francesco Guccini taglia oggi, domenica 14 giugno, nella tranquillità della sua casa di Pàvana, 500 metri d’altitudine e una trentina di chilometri da Pistoia, da dove risponde al telefono, fisso: «Credo di essere l’unico in Italia a non possedere un cellulare, dovrei essere protetto dal Wwf», scherza. Lo aspetta una torta e un pranzo in trattoria con la moglie Raffaella, con la quale ha trascorso le sere del lockdown guardando la televisione. «Ci hanno fatto compagnia i nostri tre gatti, in particolare Bianchina, la trovatella alla quale avevano tagliato le orecchie. Mi è mancato uscire a cena con mia moglie, con gli amici. Ma ora si ricomincia».

LEGGI ANCHE: Tutti insieme sulla barca con Francesco Guccini: «Vergognoso il caso Segre»

Il primo regalo per il compleanno è stata la designazione nella cinquina del Campiello con Tralummescuro, ballata per un paese al tramonto, libro pubblicato da Giunti Editore. «È il mio viaggio tra malinconia ed ironia. Sono molto affezionato a questo mio libro. È una ballata di ricordi, di persone e di cose del tempo perduto, un viaggio tra passato e presente», spiega. «Il tema centrale rimane sempre la memoria, un bene prezioso per orientare i nostri passi anche in tempi difficili come quelli che viviamo».

Come Andrea Camilleri, è nella terza età che Guccini realizza la sua aspirazione adolescenziale. «Sognavo di fare lo scrittore» confessa. Invece, è diventato cantautore, anzi il patriarca della canzone d’autore italiana, “il più colto dei nostri cantautori” (copyright Umberto Eco). «Vedemmo un film dove una band suonava in un campo scout femminile: cinque ragazzi e tremila ragazze. All’uscita ci dicemmo: mettiamo su un complesso pure noi», ricorda. «Victor Sogliani, il futuro fondatore dell’Equipe 84, scelse il sax, che non aveva mai suonato in vita sua. Un altro affittò un contrabbasso. Pier Farri, che era il più dovizioso di denaro, volle la batteria. Io comprai una chitarra con le 5mila lire che mi passò mia nonna Amabilia».

Era il 1957 quando Guccini comincia a fare musica. Musica che dal 2013 ha abbandonato. «Ho deciso di smettere. Non ho nessuna intenzione di rimettermi a cantare… Non ascolto molta musica da anni, niente. Non suono neanche più la chitarra, credo di non esserne più capace, ammesso che lo fossi stato». La musica, però, torna a visitarlo tutti i giorni: «Ogni mattina, quando mi alzo, mi passa per la testa un ritornello. Cose stranissime, ricordi vaghi del passato. Non necessariamente roba mia… L’altra mattina mi è venuta in mente Piccolissima serenata, una canzone degli anni Quaranta».

Amerigo, «sul mio prozio minatore negli Stati Uniti», Van Loon, «dedicata a papà», Culodritto, «per mia figlia», le canzoni del cuore: «Mi commuovo a cantarle». L’Avvelenata quella più odiata: «La detesto. Una canzoncina. Non capisco perché abbia avuto tutto questo successo, mentre una canzone come Odysseus, che è ottocento volte meglio, ne ha avuto molto meno». Nessun rimpianto, comunque, per la musica. Neanche per i concerti, le osterie. «Rimpiango quegli anni, non certo le esibizioni. Era molto faticoso, stressante. Sul palco doveva funzionare tutto, il pubblico non doveva restare deluso… Ora scrivo, sono contento di farlo. Era quello che volevo fare da grande. Sono finalmente riuscito a fare lo scrittore».

Altri regali, a parte alcune dirette web per festeggiarlo, non ne aspetta. «Ho passato tutta la mia vita senza ricevere regali: a casa Guccini, da bambino, non si festeggiavano nemmeno i compleanni. Mia madre era casalinga, mio padre impiegato alle Poste. C’era il mutuo da pagare per la casa costruita in cooperativa e di soldi ne giravano ben pochi. Con le 300 lire di paghetta riuscivo ad andare a malapena ai cinema di terza visione».
Buon vecchio Guccini, basta la voce, ruvida, barbuta, l’inconfondibile erre moscia, a confortare, anche solo perché esiste e lotta ancora insieme a noi.

Quando gli chiediamo se politicamente si definirebbe un anarchico, risponde: «Libertario, direi». Provate a immaginare come suona la parola, detta da lui. Il riverbero sa già di canzone. «Diciamo che mi sono sempre stati simpatici gli anarchici, anche se è una suggestione lontana nel tempo fatta di canzoni ed atmosfere», riprende. Mai comunista, come ha rivelato nell’intervista al Corriere della Sera. Socialista sì, ma fin quando è apparso Bettino Craxi. «Quando è arrivato lui ho smesso di votare Psi e ho cominciato a votare il Pds di Occhetto. Ho avuto molti amici comunisti, ma uno come me come faceva a essere stalinista? Il Pci ha fatto anche cose buone sul piano sindacale ma la penso un po’ come il mio conterraneo Enzo Biagi».

Con l’ironia e la flemma che lo contraddistinguono affronta questo nuovo traguardo. Ma anche con un po’ di paura. «Quando hai 20 anni pensi di essere immortale e forse lo si è. A ottant’anni però cominci ad avere qualche dubbio. Adesso ti cominci a rendere conto che non ti resta molto, vedi gli amici più cari morire… Non sono terrorizzato, spero di andarmene sereno e senza problemi. Ma finché posso, starò ben attaccato, come dice il proverbio dialettale, alla fiopa, al pioppo. All’albero della vita».

Tags

Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
Back to top button
Close

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi