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Un anno senza Camilleri: ecco perché lo scrittore siciliano continua a piacere

Giusy Bottari di Giusy Bottari
Luglio 17, 2020
in Cultura
Tempo di lettura: 3 mins read
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Un anno senza Camilleri: ecco perché lo scrittore siciliano continua a piacere

Il 17 luglio 2019, dopo giornate cariche di angoscia per le sue condizioni di salute, ci lasciava Andrea Camilleri. Da allora il vuoto per l’assenza fisica è stato colmato dai suoi racconti che ancora oggi vengono divorati da lettori di tutto il mondo, dai casi che inchiodano milioni di italiani davanti la tv, dalle parole pronunciate da quella voce roca, cavernosa e impastata di tabacco che continuano ad echeggiare. Andrea Camilleri ha sempre amato raccontare storie in pubblico, ad alta voce. Nelle sue numerose apparizioni pubbliche ha più volte sottolineato che gli sarebbe piaciuto fare il cantastorie, vedere l’effetto che faceva sulla gente e poi passare con il cappello in mano a raccogliere i frutti delle emozioni che aveva distribuito. Camilleri era consapevole da uomo di teatro del risultato immediato che provocavano certe messe in scena, e forse è proprio per questo che quando si è trovato a scrivere l’ultimo romanzo della saga dedicata al commissario Montalbano ha deciso di condividerlo un po’ per volta con i suoi lettori. Già nel 2005 annunciò di avere consegnato a Sellerio quella che sarebbe stata l’ultima avventura del suo personaggio.

LEGGI ANCHE: Andrea Camilleri, il cantore di Vigàta

Ora che “Riccardino” viene pubblicato da Sellerio finalmente si può affermare che l’autore siciliano è riuscito a portare a termine felicemente la sua impresa. Quello che conta di più in questa storia non è tanto il delitto di cui si deve occupare Salvo Montalbano bensì il suo rapporto diretto con il suo creatore e quello con il suo alter ego televisivo. Montalbano si sente vecchio e discute direttamente con Camilleri. Quest’ultimo gli suggerisce di non prestare orecchio all’opinione della gente: «Senti un po’, quando io stampo un libro e sono 500 mila copie si tocca il cielo con un dito; quando l’altro appare in televisione sono 10 milioni di spettatori: che vogliamo fare?». Un coup de théâtre che ribalta la storia e che conferma l’idea di Camilleri di regalare ai lettori un metaromanzo in cui i ruoli del narratore e dei suoi protagonisti si possano ribaltare come in “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello. Per quanto riguarda l’evento editoriale, Sellerio ha deciso di proporre “Riccardino” in due edizioni: l’ultima stesura del 2016 e la versione originale consegnata nel 2005. La trama non cambia ma il lettore potrà così seguire i mutamenti della lingua individuale, unica, inventata da Andrea Camilleri e la sua evoluzione nel corso del tempo.

A un anno dalla sua morte lo scrittore viene ricordato e celebrato in tv e anche in teatro. L’iniziativa promossa dal Piccolo Teatro di Milano e dai Teatri Nazionali italiani – lo Stabile di Torino in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, il Nazionale di Genova, Emilia Romagna Teatro Fondazione, il Teatro della Toscana, il Teatro di Roma, lo Stabile di Napoli – rende omaggio al maestro con la proiezione in contemporanea nei teatri del film “Conversazione su Tiresia” dallo spettacolo andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno 2018, con la regia di Roberto Andò e prodotto da Palomar. Un gigante: solo in scena, Camilleri intreccia la storia dell’indovino cieco alla sua vita. «Un film prezioso – commenta il ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini – che ci restituisce la vitalità e l’intelligenza di un autore straordinario, proiettato nei Teatri Nazionali per rendere il giusto tributo a chi ancora ci emoziona con la sua creatività».

Rai 1 propone l’episodio “La stanza numero 2” della serie “Il giovane Montalbano 2” di Gianluca Maria Tavarelli con Michele Riondino. Quello con la Rai è un rapporto durato una vita. Già negli anni Cinquanta è regista teatrale e inizia a lavorare alla radio, e nel decennio successivo è il primo a mettere in scena in Italia il “teatro dell’assurdo” di Beckett, Ionesco, Adamov che porta poi in tv. Cura sceneggiati di successo come “Le avventure di Laura Storm” con Lauretta Masiero, “Il tenente Sheridan” con Ubaldo Lay e “Le inchieste del commissario Maigret” con Gino Cervi. Nel 1999 arriva in tv con “Il Commissario Montalbano”. Grazie al produttore Carlo Degli Esposti, Montalbano diventa una serie televisiva con Luca Zingaretti che batte tutti i record di ascolto.

Camilleri ai posteri non ha lasciato soltanto casi da districare, fantasiose matasse da sbrogliare, ma ha regalato una nuova lingua, un idioma inventato per una dimensione letteraria ma finito ben presto per permeare il vocabolario comune, sdoganando universalmente dei termini una volta relegati al dialetto: “babbiare”, “cabbasisi”, “mutanghero”, “annacare”. Ancora oggi, aprendo un suo libro, ci si immerge in una dimensione unica, si avvertono i profumi e si distinguono nitidamente i colori di una Sicilia autentica e le sue descrizioni consentono di delineare caratteri, atteggiamenti e persino i tratti somatici dei protagonisti dei suoi romanzi. E le continue repliche della fiction Rai hanno reso i luoghi, i personaggi e il suo inventore ancora più popolari e indimenticabili. D’altronde Camilleri della memoria sosteneva che «nell’affidarsi ad essa vi è la volontà dell’uomo di non scomparire» . E il padre del commissario Montalbano sembra destinato a divenire immortale.

Tags: Andrea CamilleriConversazioni su TiresiaIl Commissario MontalbanoRiccardino
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