Musica

Invasione K-Pop: i Bts come i Beatles

Sono gli unici due gruppi ad aver venduto oltre 1 milione di copie dei loro album nel 2020. La boy band sudcoreana all’assalto del mercato americano contro Trump e a sostegno del Black Lives Matter. E si piazzano dietro Billie Eilish in termini di consumo totale. Il nuovo album, appena uscito, è primo in 54 Paesi, Italia compresa

Il rapporto di metà anno della Nielsen, come riporta la rivista Forbes, ribadisce che lo streaming è in aumento, mentre le vendite degli album tradizionali sono in calo: se l’eroica rinascita del vinile persiste, cd e digitale continuano la loro mesta marcia d’addio (per il cd già designato l’anno della scomparsa: 2022). A dare una boccata di ossigeno all’industria discografica i sovrani del K-Pop, ovvero i Bts. Il nuovo album del settetto pop sudcoreano, Map of the Soul: 7, è l’album fisico più venduto dell’anno e l’unico a superare le 500.000 copie negli Stati Uniti, più che raddoppiando le vendite del secondo classificato Kenny Chesney. Inoltre, i Bts sono arrivati al secondo posto tra tutti gli artisti pop in termini di consumo totale, dietro Billie Eilish. La boy band ha totalizzato oltre 1.41 milioni di copie nella prima parte di questo 2020 in quello che in gergo si chiama “album equivalent unit”, ovvero la somma di download digitali e stream delle singole tracce in aggiunta alle tradizionali vendite di album. Solo un altro gruppo ha venduto in America più di 1 milione di copie e quel gruppo, a cui ora i Bts vengono paragonati, sono i Beatles.

Mezzo secolo dopo la loro rottura, i Beatles sono ancora la più grande rock band del 2020, spostando 1,094 milioni di unità equivalenti all’album nei primi sei mesi dell’anno, 326.000 unità in più rispetto al secondo classificato, i Queen. I Fab Four hanno anche avuto il quinto album in vinile più venduto dell’anno: 54.000 copie del leggendario Abbey Road del 1969. Nella categoria del vinile sono in buona compagnia, tra icone del rock classico, come Queen e Pink Floyd, e supernove del pop, come Billie Eilish e il rubacuori del rock retrò Harry Styles. I Beatles reggono bene anche nei servizi di streaming, con molte canzoni che raccolgono centinaia di milioni di ascolti.

LEGGI ANCHE: Il clamoroso successo dei BTS, dalla Corea alla conquista dei social (e del mondo)

A distanza di quasi sei decenni, è ancora una boy band a dominare l’industria musicale, incantando ondate di fan in tutto il mondo. E, dopo la beffa al presidente Trump orchestrata a Tulsa dai fans e dal social network cinese Tik Tok, adesso il K-Pop fa paura. Soprattutto perché continuerà a crescere sostenuto dai suoi guerrieri digitali, zoomers, nati fra il 1995 e il 2010, e generazione Alpha, che dal 2010 si estenderà sino al 2025. Il nuovo album del gruppo coreano, Map Of The Soul: 7The Journey e il singolo Your Eyes Tell, usciti in digitale lo scorso 15 luglio, sono alla posizione numero 1 su iTunes in 54 Paesi, Italia inclusa.

Il K-Pop non è tuttavia così tanto giovane, essendo nato in Sud Corea nel 1992. Ma vale già cinque miliardi di dollari. Una impressionante macchina da guerra, basata su social e algoritmi e su una disciplina militare: non sono ammessi tradimenti, i più deboli cedono e, non di rado, muoiono. Come Ahn So-jin precipitata cinque anni fa da un palazzo, Kim Jong-hyun, cantante degli Shinee, le amiche Goo Ha-ra e Sulli, suicide dopo essere state vittime di bullismo e molestie sessuali, sino a Yohan, 28 anni, morto per cause misteriose mentre militava nei Tst.

Le tre agenzie che controllano il K-Pop hanno 600 affiliati, che si alzano alle cinque del mattino, vanno a scuola sino alle tre di pomeriggio, poi passano nelle case discografiche dove vengono indottrinati su canto, scenografia, coreografia, marketing, look sino alle undici di sera. Un contratto dura sette anni, contro i tredici che avevano alimentato accuse di “schiavismo”.

Ma il risultato c’è e si vede. Ogni mese, sul pianeta, si dedicano 15 ore all’ascolto di K-Pop, spendendo mediamente 10 dollari. Con la curiosa impennata degli Emirati Arabi Uniti dove il consumo sale a 34. I Bts nel 2019 hanno fruttato al turismo sudcoreano 3,6 miliardi di dollari. Quando si sono spostati sul mercato americano, hanno cambiato strategia: donazioni a Black Lives Matter, fans americani che li scoprono sodali con la comunità nera e fans asiatici un po’ sconcertati da questa accelerazione politica. D’altronde questo movimento è partito con una esigenza di bellezza più universale e alla maggiore età i genitori regalano alle figlie la chirurgia per la “doppia palpebra”. Nuovi canoni estetici destinati a cancellare qualsiasi diversità razziale e di genere.

Tags
Back to top button
Close

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi