Cinema

“The Plot Against America” e la propaganda del New Deal

I titoli iniziali del nuovo show HBO, tratto dal romanzo di Philip Roth, citano “The Road Is Open Again”, celebre inno del New Deal e cortometraggio di propaganda della National Recovery Administration di Roosevelt

“The Plot Against America” (Il complotto contro l’America), adattamento televisivo di David Simon del romanzo fantapolitico dello scrittore statunitense Philip Roth, si presenta come una magnifica ucronia e si schiude allo spettatore con la candidatura dell’aviatore Charles Lindbergh che si prepara a sfidare Franklin Delano Roosevelt nella corsa per la presidenza. Per ricreare il panorama socio-politico dello show HBO, i titoli iniziali ideati da Karen Thorson con il montaggio di John Chimples utilizzano estratti di storici cinegiornali per tracciare tre filoni della vita americana durante gli anni ’20 e ’30.

C’è, anzitutto, lo status di Lindbergh come eroe nazionale, mostrato con le riprese del suo volo transatlantico del 1927 e le celebrazioni che ne seguirono. Quindi, l’ascesa di Roosevelt sulla scia della devastazione economica, illustrata da filmati di mense per i poveri, della Convention Nazionale Democratica (DNC) del 1932 e dei vari programmi del New Deal. Infine, la crescente minaccia del fascismo in patria e all’estero viene mostrata con celebri immagini di Adolf Hitler e altre più rare di fanatici americani in un campo estivo dello stato di New York e a una manifestazione nazista al Madison Square Garden. Il tutto è tenuto insieme da uno sfrontato arrangiamento – intonato dall’attore Michael Kostroff, che nella serie interpreta l’operatore cinematografico Shepsie Tirchwell – di The Road Is Open Again, un allegro motivo che, se abbinato al passo marziale dell’oca, diventa inquietante e minaccioso. Come per qualsiasi inno all’ottimismo, come Tomorrow Belongs to Me, i testi colpiscono in modo radicalmente diverso a seconda di chi li esegue.

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Il compositore Sammy Fain e il paroliere Irving Kahal scrissero il brano nel 1933, in un tempo in cui, a posteriori, potremmo dire che il mondo non era assolutamente sulla buona strada per “una giornata più soleggiata”, come recita il testo di propaganda. Ma sebbene gli opening credits di “The Plot Against America” lo prendano in prestito e lo presentino come una sorta di inno fascista, la canzone in realtà proviene dall’altra parte dello spettro politico: è, infatti, stata scritta per un cortometraggio di una serie realizzata per promuovere la National Recovery Administration di FDR (tant’è che la copertina dello spartito vedeva in primo piano una fotografia del suo viso).

La NRA era un’agenzia governativa del New Deal che ha introdotto codici del lavoro volontario che disciplinavano istanze come il salario minimo, la contrattazione collettiva, l’orario di lavoro e il lavoro minorile; le aziende che rispettavano le indicazioni dell’agenzia erano autorizzate a utilizzare il logo nei loro negozi e sui prodotti che vendevano o producevano. Il crollo della Borsa del Martedì Nero di Wall Street del 29 ottobre 1929 spazzò via fortune, distrusse vite e decimò l’economia americana. Le imprese fallirono, i posti di lavoro scomparvero e le famiglie faticarono negli anni successivi, con una disoccupazione che arrivò al 25%. La chiusura d’industrie e stabilimenti fu causa di ulteriori calamità finanziarie. Se Herbert Hoover aveva adottato un approccio liberista, supponendo che le politiche aziendali alla fine avrebbero ribaltato la situazione, nel giugno 1933 il Congresso degli Stati Uniti avrebbe approvato il National Industrial Recovery Act per stimolare la ripresa economica e la spesa pubblica. Roosevelt lo firmò in legge il 16 giugno 1933 e il governo si mosse rapidamente per attivare le sue politiche.

 

Grazie all’operato di Frank R. Wilson e John C. Flinn, anche gli studi cinematografici supportarono il programma e i suoi codici – è facile scorgere il logo della NRA (“Blue Eagle”) e lo slogan “We Do Our Part” nei film dei primi anni ’30 – e l’8 agosto 1933 ciascuna delle otto principali major accettò di produrre un cortometraggio per spiegarne i benefici e promuoverlo. In tempi di avversità e sfide, canzoni o frasi accattivanti sono entrate nell’immaginario collettivo degli americani, mobilitando gli spiriti e l’azione. Il brano The Road Is Open Again è tratto dall’omonimo film della Warner Bros., diretto da Alfred E. Green e scritto da George Bilson, in cui Dick Powell – in seguito fervente repubblicano – interpreta un cantautore frustrato che si addormenta mentre tenta di comporre un inno patriottico. Riceve la visita dei fantasmi di George Washington, Abraham Lincoln e Woodrow Wilson (interpretati rispettivamente da Alan Dinehart, Charles Middleton e Samuel S. Hinds) che spiegano lui come funziona la NRA, rassicurandolo e ispirandolo. Quando inizia a intonare, si ritrova solo, ma sa che FDR riporterà gli Stati Uniti alla prosperità. Il cortometraggio si conclude con filmati di cinegiornali che mostrano fabbriche impegnate in floride attività, agricoltori impegnati in messe abbondanti, uomini che vanno a lavorare e, ancora, immagini di Roosevelt, lo stendardo della NRA e la bandiera americana. Un pezzo veramente bizzarro di Americana, genere musicale simile all’alternative country, facilmente reperibile sul web.

“The Road Is Open Again” fece il suo debutto il 2 settembre 1933, quando cinque featurette degli studi – da Fox, a MGM, da Paramount a Warner Bros. e RKO – furono proiettate alla Paramount. Il grande pubblico ebbe modo di vederli a settembre e ottobre di quell’anno, con la sigla degli studio ad accompagnare per una settimana la presentazione dei film. Warner Bros. fornì 1000 copie gratuite a chiese, teatri e scuole. Il National Screen Service accettò di gestire la distribuzione gratuitamente. Gli altri titoli realizzati non sono sopravvissuti interamente – la maggior parte non è annoverata nemmeno più in IMDb – ma quelli ancora reperibili sono altrettanto bizzarri. Give a Man a Job, prodotto dalla MGM e scritto da Richard Rodgers e Lorenz Hart, vede Jimmy Durante incoraggiare i ricchi ad assumere più dipendenti per stimolare l’economia, consigliando a un ricco ipocondriaco di “trovare un medico per la polmonite, uno per l’insonnia, uno per l’osmosi e due per l’alitosi, uno per l’anemia e uno per l’eczemia”, in modo da porre fine alla disoccupazione. Mother’s Helper, della Fox, in cui Zasu Pitts scopre che il proprio marito sta progettando di applicare le restrizioni della NRA sull’orario di lavoro alla vita domestica, assumendo una donna più giovane e avvenente per aiutare in casa, è sopravvissuto ma non è disponibile online. Il film della Universal, “The Eagle and the Squawk”, è stato proiettato a un festival cinematografico a Rome, nella contea di Oneida (New York) lo scorso anno ma non è altrimenti disponibile. Il contributo della Paramount, un cortometraggio senza titolo in cui Charles Ruggles e Mary Boland discutono sulla corretta pronuncia di NRA, sembra essere andato perduto; lo stesso può dirsi per What America Needs, della RKO, che in qualche modo spiegava il New Deal per analogia con il Codice Hobo (Signing ‘Em Up, con il duo comico Wheeler e Woolsey, è su YouTube, ma non è quello in questione).

Il mini-genere di film di propaganda targato NRA giunse definitivamente al capolinea nel 1935, quando la Corte Suprema, all’unanimità, dichiarò incostituzionale l’agenzia. Tuttavia, The Road Is Open Again ha esercitato un impatto culturale più duraturo rispetto agli altri per un semplice motivo: non era solo un cortometraggio di propaganda realizzato per promuovere una defunta agenzia governativa; era anche un brano e un disco (prodotto per promuovere una defunta agenzia governativa). Sebbene il crollo del mercato azionario e la Grande Depressione fossero stati causa di devastazione economica, l’elezione di Franklin Delano Roosevelt aveva riportato speranza in un mondo meno cinico e oscuro, nel quale la gente riusciva a guardare al lato positivo e sperava in un futuro migliore. Oggi, 86 anni dopo, l’economia è di nuovo implosa e il brano si diffonde ancora una volta dagli altoparlanti dei 50 stati della nazione.

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Marco Fallanca

Direttore di Produzione del TaorminaFilmFest. Già giurato, consulente e responsabile delle relazioni esterne. Cosa ho fatto in tutti questi anni? Sono andato a letto presto. Ma soprattutto a teatro e al cinema. Seguo da vicino festival e rassegne. Troppo fuori per quelli dentro e troppo dentro per quelli fuori. Attenzione! Preso troppo sul serio può nuocere gravemente alla salute.
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