Musica

KLF, la band che bruciò un milione di sterline

La storia del rock è piena di vicende bizzarre, surreali, ma questa che vi raccontiamo è una delle acrobazie più costose e controverse di tutti i tempi. Una burla, un gesto artistico o una provocazione da parte del “gruppo rave” al quale sono attribuiti i termini “ambient house”, “chillout”, “trance” e “stadium house”? E l’avventura ora continua su internet e nelle gallerie

Il filmato della videocamera di Gimpo è a dir poco tremolante, ma cattura praticamente tutto ciò che valeva la pena vedere quel giorno. I pacchi di contanti infilati nelle valigie, il viaggio accidentato in aereo verso l’isola scozzese di Jura e il momento in cui Bill Drummond e Jimmy Cauty, ovvero le due “menti” del “gruppo rave” KLF, hanno dato fuoco a un milione di sterline, che, nell’agosto 1994, quando avvenne il fatto, equivaleva a due miliardi e mezzo di lire. Drummond e Cauty erano arrivati a Jura il 22 agosto con il loro manager Jim Reid. La notte dopo l’arrivo, tra mezzanotte e le due, hanno compiuto il rito “liberatorio”. Il costosissimo falò durò due ore.

C’era solo un problema: la maggior parte delle persone non credeva che fosse mai successo davvero. E anche se lo avessero fatto, li odiavano, erano confusi, non riuscivano a capire come una simile stupidità sfrenata potesse essere considerata arte. Ma se lo scopo dell’arte è aprire dibattiti, allora forse c’era un senso in questa provocazione. Ventisei anni dopo, l’evento assume uno status quasi mitico.

Ma chi erano i KLF? Un gruppo che subì un’azione legale dagli Abba per l’uso non autorizzato di un sample, che si vendicò offrendo un disco d’oro a una prostituta svedese, sosia di Agnetha Fältskog, prima di distruggere in un rogo tutte le copie del loro primo album, scatenando le ire di un contadino che li allontanò con gli spari. Successivamente, incisero un remix della sigla di Doctor Who, spacciandolo come singolo d’esordio di un’automobile (che vendette milioni di copie e rimase in testa alle classifiche inglesi per molto tempo). Storpiarono All You Need is Love dei Beatles, rovesciandola da inno della Generation of Love a inquietante brano sulla piaga dell’Aids. Vinsero il premio come miglior gruppo ai Brit Awards e, indignati, spararono a salve sul pubblico. Sono ritenuti gli inventori dei termini “ambient house”, “chillout”, “trance” e “stadium house”, che hanno spesso usato per definire la loro musica. Scioccati, poi, dall’essere diventati ormai un prodotto macina-hit, ritirarono il loro intero catalogo discografico dai negozi inglesi e decisero di sparire, distruggendo tutte le copie invendute. Presero, infine, il ricavato in denaro dei loro successi, un milione di sterline, e lo bruciarono. Ma questi sono solo alcuni dei passi principali della biografia che ha come motore l’assurdo e che John Higgs racconta in “Complotto”. Ora c’è How to Burn a Million Quid, un nuovo podcast surreale di BBC Radio 4 che ricostruisce la storia per una nuova generazione. «Le storie migliori sono senza tempo», spiega il produttore e regista Boz Temple-Morris. «E questa lo è certamente».

Bruciare denaro era l’apice dell’arte anarchica e, certamente, non era fuori dal carattere per Drummond e Cauty. I sette anni precedenti erano stati fondati su un desiderio collettivo di fare confusione e di mandare in tilt il sistema, anche quando tutto ciò che avevano era la musica. Capelli grigi arruffati e giacche mimetiche sgualcite, Drummond sembrava un Bob Geldof sgangherato. Era Geldof dopo due settimane trascorse incatenato a un albero per protestare contro una nuova pista a Heathrow. Ma con anni alle spalle come talent scout per l’etichetta A&R, così per il tempo speso a produrre band come Echo e The Bunnymen, il ragazzo deteneva i segreti dell’industria musicale. Non aveva, però, la conoscenza del ritmo. E qui entra in azione Jimmy Cauty. Con i capelli tagliati corti e un’uniforme di jeans ordinati e camicie a maniche lunghe infilate dentro, aveva l’aspetto di un insegnante dallo sguardo minaccioso. Gli era anche capitato di essere il co-fondatore della band elettronica seminale, The Orb. Il risultato è un paio di ragazzi trasandati sui trent’anni in missione per salvare le anime fingendosi rapper diciannovenni.

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Dapprima si chiamarono The Justified Ancients of Mu-Mu (ispirato da The Illuminatus! Trilogy ), adottando gli pseudonimi rap King Boy D e Rockman Rock, poi si sono trasformati nel gruppo rave KLF. Con una direzione elettronica più affinata, cominciarono a guadagnare credibilità attraverso un suono riconoscibile e una reputazione da burloni. Il singolo Justified and Ancient, con la voce ospite della star della musica country, Tammy Wynette, forse la collaborazione più strana e bizzarra di tutti i tempi, era un’ode a un furgone dei gelati. Nel 1991 erano fra gli artisti più venduti al mondo. Ma le vette delle classifiche non erano il posto ideale per Drummond e Cauty. Che avevano una strategia di uscita.

La prima idea di Drummond fu quella di tagliarsi una mano a uno spettacolo di premiazione e lanciarla tra il pubblico, ma non la portò a termine. Sul palco dell’Apollo di Londra, dopo aver ritirato il premio per la migliore band britannica e aver eseguito un brano, spararono a salve sul pubblico con un vecchio M16, mentre il promotore Scot Piering annunciava: «I KLF hanno lasciato il mondo della musica». Cosa che hanno fatto. Ma solo dopo aver cancellato prima l’intero catalogo. Mentre prendeva corpo l’idea di bruciare tutti i guadagni.

In origine il progetto prevedeva di usare i soldi per aiutare gli artisti in difficoltà. «Ma poi ci siamo resi conto che gli artisti in difficoltà sono destinati a lottare», spiegò Drummond. Con circa un milione di sterline in banca, decisero di trasformare i soldi in opere d’arte. Letteralmente. La collezione, “Money: A Major Body of Cash”, nacque intorno al 1993 e comprendeva circa sette pezzi, per lo più denaro contante collegato a vari pezzi di legno. «L’abbiamo inchiodato al legno in modo che non potesse funzionare come vuole», disse Drummond. «Il denaro tende a controllare le persone, determina cosa devi fare: spenderlo, darlo via, investirlo. Volevamo solo avere il controllo su di lui».

Una delle “opere”, un biglietto da 10.000 sterline inchiodato a un battiscopa, veniva venduta a 5.000 pounds. Potevi comprarlo, distruggere l’arte e realizzare un profitto. La collezione non ebbe un seguito, perché nessuna galleria importante era disposta a ospitarla. Alla fine, dopo aver tenuto una mostra nel mezzo di un campo nel Surrey, decisero di bruciarla. Il che ci riporta sull’isola di Jura.

Il filmato dell’amico di lunga data e roadie, Gimpo, lotta con la luce, ma si può intuire cosa sta succedendo. Le fiamme lambiscono e sputano mentre Drummond e Cauty gettano pigramente banconote da 50 sterline nella fornace, fermandosi solo per mettere in dubbio la tecnica (Drummond accartocciava, Cauty le lanciava dritte). Poi, dopo circa due ore, un milione di sterline era andato in fumo.

Esattamente un anno dopo i KLF sono riemersi. «È probabilmente la cosa migliore che abbiamo mai fatto», commentò Cauty. Ma, nonostante la spavalderia, gli occhi sembravano raccontare una storia diversa. Perché resta aperto il dibattito se bruciare denaro possa mai essere classificato come arte. Alcuni definirono «patetica» e «indirizzata a un pubblico ignorante» l’idea di «mostrare un’era fortunatamente perduta di soldi facili e guadagnati». Si può essere d’accordo o no con questa bizzarra e costosa performance artistica, se sia eticamente e moralmente accettabile, ma il fatto che ne parliamo ancora significa che ha rilevanza e ha avuto un impatto duraturo.

«C’è un lato che è davvero pesante per noi da affrontare», confessò Cauty. «Ogni giorno dici: “Ah, sì, ho bruciato un milione di sterline”. Nessuno pensa che sia buono. Non puoi dire alla gente perché l’hai fatto, perché, beh, non lo sai davvero».

Drummond e Cauty continuano a produrre lavori di vario valore artistico. Drummond ha un sito web, mydeath.net, dove le persone possono pianificare il proprio funerale, mentre l’artwork Riot in a Jam Jar di Cauty, scene grafiche in plastica contenute in barattoli (una delle quali raffigura la decapitazione del principe Carlo) è stata presentata al progetto Dismaland di Banksy. Insomma, i due burloni hanno perso il pelo ma non il vizio.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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