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Neil Young torna sulle barricate: «Mandiamo a casa Donald Trump»

Giuseppe Attardi by Giuseppe Attardi
Settembre 19, 2020
in Cultura
Reading Time: 4 mins read
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Neil Young torna sulle barricate: «Mandiamo a casa Donald Trump»

L’aveva già detto nella sua canzone del 1970 Don’t Let It Bring You Down: “Non lasciarti abbattere, stanno solo bruciando castelli”. E Neil Young non si è lasciato abbattere né da un aneurisma subito nel 2005, né dalla vittoria di Trump alle elezioni presidenziali del 2016, né tantomeno dalla paura del coronavirus, rimanendo sempre sulle barricate. Anzi, sembra aver rilasciato il freno a mano, moltiplicando la sua attività. Adesso, a 74 anni, con i capelli lunghi, un cappello e un’aria selvaggia, il canadese non smette di generare contenuti. Basta visitare il suo spettacolare sito web per verificarlo. Oltre a creare musica, Young ha intrapreso battaglie contro i più potenti: Donald Trump, Facebook, Google e altre multinazionali che inquinano il pianeta.

“Yeah abbiamo le elezioni / Ma la corruzione è in agguato / La nostra vittoria dev’essere pulita / Per riguadagnare la fiducia / L’America è meravigliosa / Ma ha un lato orribile / Non abbiamo bisogno di un leader / che costruisce muri intorno alle nostre case / che non conosce Black Lives Matter / è ora di mandarlo a casa / Stiamo cercando un leader / In lungo e in largo in questo Paese /Stiamo cercando un leader / Col Grande Spirito al suo fianco / Stiamo cercando un leader / Col Grande Spirito al suo fianco”

Nell’Ep pubblicato in questi giorni, Neil Young ha riesumato e aggiornato la canzone Lookin’ for a Leader, inserita nell’album Living with War (2006) e ancora attualissima. Lui, d’altro canto, non ha mai nascosto la sua ostilità nei confronti dell’attuale inquilino alla Casa Bianca, sino a portarlo in tribunale perché utilizza le sue canzoni durante i comizi. Il presidente era stato avvertito dal 2016: Young non voleva che le sue canzoni fossero ascoltate di nuovo alle manifestazioni elettorali del repubblicano. Lo scorso agosto, quando Rockin’ in the Free World ha risuonato mentre Donald Trump alzava il pollice sorridendo alla telecamera, il cantante è esploso e ha chiesto 150.000 dollari (circa 126.000 euro) come risarcimento per l’utilizzo della sua musica. Oltre a quella melodia, Trump aveva anche usato Devil’s Sidewalk, in cui Young canta: “E io credo nell’amore, credo nell’azione quando si tratta di spingere”. Come contesta l’artista, «non posso permettere che la mia musica venga usata come sigla per una campagna che divide gli americani, una campagna di ignoranza e odio».

Meno ferma e risoluta la sua guerra contro i giganti di Internet. Il disimpegno da Google e Facebook è stata un’altra delle decisioni drastiche del musicista. Motivo? Il social network «consente la circolazione sulla piattaforma di falsità e menzogne nei suoi annunci politici. Seminare discordia e caos nel nostro Paese attraverso la disinformazione politica è qualcosa che non possiamo tollerare», ha dichiarato. Tuttavia, per far ascoltare il nuovo Ep, ha scelto Amazon Music.

LEGGI ANCHE: La mia band suona ancora il rock: “nonnetti” sulla cresta dell’onda

The Times, così si intitola il disco, è composto da sette canzoni che possono essere ascoltate soltanto sulla piattaforma in Ultra HD. Neil Young ha scelto questa opzione perché per lui «nessuno offre un suono migliore al pubblico». The Times è composto dalla musica registrata nella sua intima sessione al Fireside durante la quarantena. Tra le canzoni, una cover dell’iconica The Times They Are A-Changin di Bob Dylan, canzoni di protesta come Ohio – che ha scritto nel 1970 ispirato alla morte di quattro studenti per mano della Guardia Nazionale in una protesta contro l’invasione americana della Cambogia – oltre ai suoi classici Southern Man e Alabama.

Questo EP arriva dopo la pubblicazione di Homegrown – uno degli album di Neil Young più “raccontati” e ricercati di sempre – su etichetta Reprise Records. Spesso definito dai fan come uno degli album più misteriosi di Neil Young perché sembrava fosse andato perduto, i suoi dodici brani sono stati originariamente registrati in analogico tra il 1974 e il 1975, mixato e masterizzato su nastro stereo.

Ma l’ultimo mohicano del rock non si ferma qui. Ha annunciato il volume 2 dei Neil Young Archives, che arriverà il 6 novembre, undici anni dopo il volume 1. Il primo ha raccolto la sua musica tra il 1963 e il 1972 e questo nuovo lavoro dovrebbe durare dal 1973 al 1982. Inoltre, il tour europeo dell’estate 2019 con il gruppo Promise of the Real sarà coronato da un doppio album e da un film-concerto intitolato Noise and Flowers, che uscirà all’inizio del 2021: «È un grande disco, grondante l’anima della nostra band», ha scritto Young.

Il musicista ha approfittato della chiusura della pandemia per lavorare a The Timeless Orpheum, un film che documenta il concerto all’Orpheum Theatre di Minneapolis il 28 gennaio 2019. Sarà pubblicato solo per gli abbonati del sito web degli Archivi Neil Young. Come ha affermato in una dichiarazione: «Forse su Blu-ray, che è il prodotto di altissima qualità per i film, molto meglio dello streaming, perché il suono e l’immagine sono molto più nitidi». Neil Young mantiene invariate le sue priorità: «Adesso viviamo nel mondo dello streaming e la qualità è per i pochi che la cercano. Noi dobbiamo assicurarla». Young ha anche lavorato sodo lungo tutto il corso dell’anno con Daryl Hannah per produrre una serie di live stream chiamata Fireside Sessions, in cui suona canzoni con una intimità e un calore eccezionali. Rolling Stone le ha definite «le migliori live stream performance fino ad ora». Le Fireside Sessions sono disponibili sul sito innovativo e onnicomprensivo di Neil Young neilyoungarchives.com.

Tags: Black Lives MatterDonaldi TrumpNeil YoungThe Times
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