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“Fratelli tutti”, il papa scommette sul cambiamento sulle orme di San Francesco

Nell’enciclica il pontefice ha provato a rispondere al bisogno di un orizzonte di senso del mondo moderno completamente allo sbando

Tempo fa ascoltavo una trasmissione televisiva. Si parlava di Bergoglio e dei suoi primi interventi pubblici e il suo approccio alle questioni veniva bollato come un modello vecchio, ormai superato. Questa definizione mi è tornata alla mente, leggendo l’enciclica Fratelli tutti, e a dire il vero, in tutta umiltà, mi è parso vero l’esatto contrario. In questo testo, che consiglio a tutti di leggere, il pontefice prova a rispondere al bisogno di un orizzonte di senso del mondo moderno completamente allo sbando. Partendo dall’insegnamento di San Francesco, ridisegna i confini dell’agire dell’uomo, che non può limitarsi alla sfera privata e all’appagamento di bisogni individualistici, ma deve inserirsi in un’ottica comunitaria.

La recente pandemia, come riconosce in apertura del testo, gli ha offerto un’occasione per una riflessione più vasta su alcuni temi su cui stava meditando, quali la fragilità del nostro sistema economico basato sul neoliberismo, la nostra incapacità di agire insieme, nonostante l’iper-connessione, dinanzi a un problema globale, e la necessità di contrappore alla disgregazione sociale il fare comunità. Lo stare insieme è, secondo il pontefice, l’unico modo che l’uomo ha di andare avanti, in quanto la solitudine produce miraggi; per costruire sogni invece gli uomini devono riconoscersi in un’unica umanità, anche se fatta di voci e convinzioni diverse. Siamo invece dinanzi alle ‘ombre di un mondo chiuso’, che ha dimenticato la lezione ricevuta dalle guerre, e che dopo aver elaborato il sogno di un’Europa unita, sta tornando indietro in maniera pericolosa. Tutti quindi siamo chiamati a impegnarci per ‘il bene, l’amore, la giustizia e la solidarietà’, che non vanno conquistati ogni giorno e non si raggiungono una volta per sempre.

Dell’enciclica Fratelli tutti mi colpisce anche il tono umile che il Francesco usa nell’affrontare questioni difficilissime. Emerge l’immagine di un uomo che cerca onestamente la verità, e che vive in maniera genuina il messaggio cristiano, che non si pone al di sopra degli altri, ma che si confronta con i propri simili, a partire dal proprio credo, in un dialogo continuo con altre fedi, e anche con chi non è credente, alla luce di un principio, cioè della necessità che tutti gli uomini di buona volontà devono agire per il bene comune e per la costruzione di un progetto di fraternità, che deve prescindere dalle identità nazionali. Per il papa la fraternità o l’amicizia sociale si manifesta nella capacità di accogliere l’altro indipendentemente dal luogo dove è nato o dove abita, da una cultura che non emargina gli ultimi, gli abbandonati, gli scartati dalla società, ma al contrario li considera fratelli, e parte integrante della famiglia umana.

Bergoglio immagina un mondo senza frontiere, in cui le religioni dialoghino fra di loro, secondo l’esempio del santo di Assisi, che aveva rifiutato la ‘guerra delle dottrine’ e che si era avvicinato alle persone per aiutarle a ‘essere maggiormente se stesse’, e non per imporre la propria fede, vivendo così in armonia con tutti. Francesco prospetta un orizzonte di senso antiideologico, che parte dal Vangelo, e da un’idea di relazione fra gli uomini fondata sul dialogo, su un’idea di amicizia e condivisione reciproca e non di sfrenata competizione sociale. Il riconoscimento del valore della dignità degli uomini diventa il metro per rapportarsi con gli altri. L’essere credenti non è il risultato di un’adesione a un credo, ma dal valore che si dà e riconosce alla persona umana:

[…] Questo è degno di speciale nota: indica che il fatto di credere in Dio e di adorarlo non garantisce di vivere come a Dio piace. Una persona di fede può non essere fedele a tutto ciò la fede stessa esige, e tuttavia può sentirsi vicina a Dio e ritenersi più degna degli altri. Ci sono invece dei modi di vivere la fede che favoriscono l’apertura del cuore ai fratelli, e quella sarà la garanzia di un’autentica apertura a Dio. San Giovanni Crisostomo giunse ad esprimere con grande chiarezza tale sfida che si presenta ai cristiani: «Volete onorare veramente il corpo di Cristo? Non disprezzatelo quando è nudo. Non onoratelo nel tempio con paramenti di seta, mentre fuori lo lasciate a patire il freddo e la nudità».[58] Il paradosso è che, a volte, coloro che dicono di non credere possono vivere la volontà di Dio meglio dei credenti […]

Quello della fraternità e dell’amicizia sociale per Bergoglio è un’ideale che è molto di più della somma di ‘azioni benefiche’: è un progetto universale di pace e di rifiuto della guerra fra i popoli, e di condanna dei nazionalismi. Per avverarsi ha però bisogno di un’educazione politica alla fraternità, e di un’idea di sviluppo non ‘orientato all’accumulazione crescente di beni per pochi’, ma ad assicurare a tutti i ‘diritti umani, personali e sociali, economici e politici, inclusi i diritti delle Nazioni e dei popoli’. La terra è un bene comune e ogni paese è anche dello straniero. Alla politica, e in particolare a quella buona, spetta il compito di costruire un’etica globale della solidarietà, che porti al riconoscimento del diritto di cittadinanza per le minoranze, e a una legislazione globale per le migrazioni. I politici per Francesco sono chiamati a prendersi «cura della fragilità dei popoli e delle persone e a costruire ‘grandi obiettivi’, ad avere uno ‘sguardo ampio, realistico e pragmatico, anche al di là del proprio Paese’. A portare avanti un progetto di società e di mondo radicale, ma necessario se l’umanità vuole avere un futuro, e tutt’altro che conservatore!

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