Musica

“Dalla” restaurato. E sono in arrivo anche gli inediti

Il 13 novembre esce in versione “legacy” il leggendario album del 1980 con capolavori come “La sera dei miracoli”, “Cara”, “Futura”. Il chitarrista messinese Ricky Portera racconta la «fantastica avventura» e svela alcune curiosità: «Lì nacque il suono di Lucio». «Lui era un musicista, un poeta, ma anche un regista». Annunciate per marzo alcune rarità dell’artista, mentre si progetta una grande evento per il 3 marzo 2023

Il 1980 è l’anno delle stragi: il 27 giugno l’abbattimento dell’aereo in volo sul mare di Ustica, il 2 agosto la bomba alla stazione di Bologna. Quell’anno, in settembre, si alzava il grido d’amore di Lucio Dalla nel disco Dalla. Sulla copertina, uno scatto iconico: del cantautore si intravedono soltanto gli occhi, il centro è occupato da un berretto di lana e dalla montatura nera degli occhiali sistemata sopra. Come se volesse volgere lo sguardo al di sopra delle miserie terrene. Lo s’intuisce sin dalla prima traccia Balla balla ballerino: il ballo come espressione di arte, sensibilità e raffinatezza contro la barbarie di un mondo malato. Il riff leggendario della chitarra di Ricky Portera a dare il via a un perfetto mix di impennate rock e pop raffinato.

«Io ero da poco che collaboravo con Lucio», ricorda il sessantaseienne chitarrista, la cui cadenza emiliana fa dimenticare le sue origini messinesi. «Ero entrato nel Natale del 1977. In quel periodo stavo attraversando un brutto momento, ero uno scapestrato senza soldi, ero alla fame, mi ero ridotto a suonare negli spettacoli di striptease. Quando l’agenzia mi disse che Lucio Dalla stava cercando un chitarrista, io mi presentai. Non lo conoscevo bene e mi vestii da fighetto per incontrarlo. Mi recai in un locale di Modena quella sera era in concerto e alla fine lo andai a trovare in camerino. “La mia agenzia mi ha detto che cerchi un chitarrista”, mi annunciai. Lui non proferì parola, continuò ad asciugarsi il sudore. Fece calare il gelo, creandomi un timore reverenziale: una situazione nella quale non mi ero mai trovato. Dopo che fu passato un po’ di tempo, mi rispose: “Abito in via delle Fragole, domani proviamo, vieni a trovarci”».

Da lì comincia una «straordinaria avventura» che si concretizza in capolavori come Lucio Dalla del 1979 e Dalla, appunto, che il 13 novembre, in occasione del quarantennale, torna nei negozi in edizione “Legacy”, trasposizione digitale dell’originale, a completamento della trilogia cominciata con Com’è profondo il mare. Il cofanetto, in cd e vinile, è accompagnato da un libretto con interviste redatto da John Vignola e dalle fotografie esclusive della fotografa Camilla Ferrari.

«Non so se Dalla sia il disco dell’amore», commenta Ricky Portera da sotto un cappuccio di lana che gli cala sino agli occhi. «Per me è il disco della solitudine, dell’intimità. I dischi di Lucio nascono da sensazioni forti. È senz’altro un disco fantastico, registrato nel Castello di Carimate, dove se credi ai fantasmi ne vedi di continuo. Lucio, dopo aver mangiato la cotoletta, andava a scrivere i testi nella sala del camino. Il pezzo poi lo costruivamo tutti assieme. Non a caso siamo diventati Stadio e siamo stati il suono di Dalla».

In quel disco, oltre a Portera, suonavano anche Ron, Gaetano Curreri, Marco Nanni e Giovanni Pezzoli. Ogni traccia è un capolavoro. Il parco della luna vede come protagonisti Sonni Boi “nato a Ferrara” e la sua donna Fortuna, una coppia a metà strada fra Anna e Marco (del disco precedente) e Gelsomina e Zampanò del film La strada di Fellini. Un refrain carico di malinconia, un quadro tenero di due disillusi, provati dalla vita che, a dispetto di tutto, si abbracciano come bimbi nel parco della luna. E ancora La sera dei miracoli, scritta a Roma e citata in una targa affissa in vicolo del Buco, a Trastevere, in corrispondenza della sua vecchia casa capitolina (diventata ora un bed & breakfast), dove sono transitati i musicisti del disco. Una canzone che è uno stupendo omaggio alla vitalità e all’amore che Dalla respirava in quelle notti romane. Meri Luis, introdotta dalle note “rubate” a Milestones di Miles Davis, è invece uno stupendo affresco di sei personaggi che riscoprono il senso della vita abbandonando obblighi e forzature quotidiane. Ogni canzone sembra la sceneggiatura di un film.

«Lucio era un musicista, un poeta e un regista», continua Portera. «Voleva creare film e quando registrava costruiva un cast e da ogni interprete riusciva a strappare quello che aveva all’interno. Lucio era uno stimolatore di emozioni. Mi ricordo che stavo suonando un assolo e me la menavo, perché volevo dimostrare di essere un grande artista. Facevo tecnica e Lucio sbraitò: “Han telefonato, sta morendo tua madre!”. Non era vero, ma riuscì a tirarmi fuori la disperazione. Lucio talvolta era inquietante: un giorno ti faceva sentire un dio, l’indomani il peggiore degli uomini. Ma ci ha insegnato tutto. Se non ci fosse stato lui, io oggi farei il neurologo».

Altra perla del disco è Cara. Leggenda vuole che la canzone sia stata ispirata da una notte d’amore vissuta a Rimini. Carica di malinconia, la ballata parte soffusa e si apre in un movimento quasi liberatorio, una presa di coscienza dell’amore come sentimento irrealizzabile ma necessario, sospeso fra incomprensione e incapacità di abbandono totale. Si continua con Siamo Dei sorta di epitaffio ironico sui privilegiati e i poveri uomini, per finire con una canzone senza tempo, Futura: due ragazzi a Berlino guardano il futuro di fronte a loro, condividono sogni e speranze, ancora l’amore come ultima frontiera di salvezza in un mondo che ha perso umanità e calore, quasi un grido di salvezza che si chiude col suo famoso “scat” e la band a sottolineare un’atmosfera di festa.

«L’idea di Futura è nata a Berlino», ricorda il chitarrista. «Eravamo in giro di notte, a Lucio piaceva girare le città di notte, perché si sentiva protetto dal buio. Arrivammo davanti al Muro, dove c’erano alcune torrette rivolte verso est. Lucio salì su una, dove incontrò Phil Collins, che in quei giorni era lì con i Genesis per un concerto. Si fumarono una sigaretta senza scambiarsi una parola. Quando Lucio scese era scioccato e scrisse subito Futura, esprimendo la voglia di speranza, di cambiamento».

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Quella voglia di cambiamento che il cantautore bolognese sentiva necessaria dopo il fortunato tour di Banana Republic: «Lucio amava mettersi alla prova. Venivamo dalle contestazioni di Autonomia operaia in infimi teatri e adesso riempivamo gli stadi per la prima volta», racconta Portera, che svela una curiosità sullo show in coppia con De Gregori: «Prima si era pensato a un tour con Battisti, piaceva il titolo Lucio & Lucio, poi Dalla chiamò Francesco e si scelse Banana Republic». Quella voglia di cambiamento, di speranza e di festa che non inquadra il triste e luttuoso video del regista Giacomo Triglia uscito a corredo della riedizione dell’album.

Chiusa la trilogia, non mancheranno altre sorprese su un cantautore molto amato anche dalle nuove generazioni, vedi Brunori Sas, Colapesce, Fulminacci (che lo cita anche nel brano San Giovanni). «Stiamo lavorando sul suo archivio», annuncia Daniele Caracchi, uno degli eredi di Lucio Dalla, intervenendo dalla stanza delle colonne della casa in via D’Azeglio a Bologna, dove si sarebbe dovuta svolgere la conferenza stampa di presentazione che le restrizioni legate alla pandemia hanno costretto a spostarsi su Zoom. «Abbiamo trovato molto materiale che pubblicheremo in marzo», prosegue Caracchi. «Sono inediti risalenti al periodo compreso tra il 1965 e il 1970. Lucio ci ha lasciato un sacco di cose: brani assolutamente inediti, registrazioni “live” spettacolari, come un assolo con il suo tipico scat. E poi ci stiamo preparando a celebrare in grande il giorno del suo ottantesimo compleanno». Appuntamento al 3 marzo 2023 d. C., dopo Covid.
Aspettiamo senza avere paura, domani…

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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