Da giugno il vaccino anti-covid si potrà fare anche in farmacia. Ma perché tutto diventi reale servono accordi tra le regioni e Federfarma territoriali in merito alle modalità di erogazione. Il protocollo statale ricalca quasi totalmente quello adottato in Francia dove i farmacisti da mesi partecipano alla campagna di vaccinazione. Da definire ancora il metodo di prenotazione del vaccino perché la competenza è regionale.
La tesi più accreditata è quella già utilizzata dalle regione Lazio: la prenotazione direttamente in farmacia tramite tessera sanitaria, sulla scia di ciò che già avviene con i tamponi rapidi. Ma in realtà ci sono regioni che vorrebbero un passaggio attraverso le Ats, altre che preferiscono la prenotazione attraverso i centralini regionali per evitare sovrapposizioni e corto circuiti.
Intanto sono 20mila i farmacisti che hanno completato i corsi abilitanti dell’Istituto Superiore di Sanità per effettuare le vaccinazioni e altri 3mila li concluderanno a breve. Le farmacie private convenzionate che parteciperanno al Piano vaccinale sono invece 10.518 su 17.617 a cui si aggiungono 1.000 farmacie comunali su 2.000. I numeri arrivano da Andrea Mandelli, presidente della Fofi, Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani.
«Abbiamo allestito il piano formativo insieme all’Istituto Superiore di sanità — spiega Andrea Mandelli, presidente di Fofi — un corso che dura 16 ore e prevede aggiornamenti costanti. Abbiamo avuto un’adesione davvero ampia ed entusiasta da parte dei farmacisti italiani che svolgeranno questo compito gratuitamente. I cittadini che si recheranno nelle farmacie troveranno personale competente e estremamente preparato a svolgere l’inoculazione dei vaccini». Secondo la Fofi in questo modo si potrà affrontare più agevolmente la necessità di ripetere in futuro l’immunizzazione contro il nuovo coronavirus, così come si potrà ampliare la copertura degli italiani contro l’influenza o l’infezione da pneumococco.
Potranno prenotare in farmacia tutti i cittadini dai 18 ai 60 in possesso di tessera sanitaria e anamnesi compilata. «Stiamo organizzando il sistema di approvvigionamento delle scorte che probabilmente verranno distribuite attraverso i nostri grossisti – spiega Marco Cossolo, presidente Federfarma Federfarma — La tipologia del vaccino dipende dalle scorte delle singole regioni. Da quando Pfizer ha annunciato che non servono più i frigoriferi speciali possiamo erogare in farmacia i vaccini di Pfizer, Johnson&Johnson e AstraZeneca. Nel Lazio si parte con J&J».
Le linee guida per i vaccini in farmacia sono contenute in un’ordinanza per il vaccino anti-Covid nelle farmacie firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza. «In sede di attuazione del piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione da Sars-Cov-2 – si legge nell’ordinanza – le regioni e province autonome di Trento e Bolzano possono avvalersi di grossisti farmaceutici per la consegna alle farmacie territoriali di contenitori di flaconi di vaccini sconfezionati dalle farmacie ospedaliere».
Per assicurare la tracciabilità dei contenitori che rientrano nella distribuzione dopo la consegna alle strutture sanitarie, l’indicazione è che «le farmacie ospedaliere» attribuiscano «una univoca identificazione ai contenitori per flaconi di vaccini, provvedendo ad identificarli con apposito codice univoco pubblicato sul sito Internet del ministero della Salute, assicurando al contempo per ciascun contenitore la presenza di flaconi di vaccino con il medesimo lotto di produzione e medesima data di scadenza». I grossisti farmaceutici che «per conto della Regione o Provincia autonoma curano lo stoccaggio e la distribuzione registrano tali contenitori mediante il codice identificativo su tutta la documentazione tecnica, trasmettendo alla banca dati centrale della tracciabilità del farmaco i dati relativi alla movimentazione dei contenitori e del corrispondente numero di lotto indicato dalla farmacia ospedaliera. Le medesime modalità di trasmissione si applicano anche alle confezioni integre di tali vaccini».





