«Rivolgendosi a un unico bersaglio, i vaccini a mRna hanno favorito i ceppi mutanti capaci di eluderli. Dopo 8 mesi la loro efficacia diventa negativa, assurda la quarta dose». Mariano Bizzarri, oncologo, professore di patologia clinica alla Sapienza e autore del recente volume “Covid-19: un’epidemia da decodificare”, intervistato da La Verità, racconta la sua versione su molti dei temi che riguardano i vaccini e la gestione della pandemia.
I vaccini non hanno funzionato: «il tasso d’infezione, in Italia, è tra i più alti d’Europa». «L’incidenza è sovrastimata per l’alto numero di persone positive al test ma che non veicolano virus e non sono infettanti – spiega Bizzarri – Come Associazione mondiale delle società di patologia clinica abbiamo pubblicato un report in cui evidenziamo che, su 100 positivi, 70-80 sono falsi positivi. Questo problema non sussisteva all’inizio della pandemia, quando i tamponi venivano fatti a chi aveva sintomi e il test serviva a confermare la diagnosi. Inoltre, il vaccino non protegge dalle ultime varianti e questo spiega perché si infettino persone che hanno fatto anche tre dosi. Per cui non ha senso farne una quarta. Il giudizio è impietoso. Quando mai si è visto un vaccino cui ci si sottopone per tre volte in un anno, per poi ammalarsi lo stesso?». Questo priva il Green pass della sua ragion d’essere. «I vaccini non assicurano una protezione durevole nel tempo. Essa è elevata nei primissimi mesi, ma dal terzo-quarto va scemando e, tra il sesto e l’ottavo, diventa negativa: il vaccinato a questo punto ha più probabilità di contrarre l’infezione rispetto al non vaccinato. Un paradosso inaudito nella storia della medicina».
Le varianti del Covid hanno un responsabile: i vaccini a mRna. « È questa tecnologia ad aver favorito lo sviluppo delle varianti, insieme alla decisione di portare avanti una campagna di vaccinazione in corso di pandemia, cosa sconsigliata da tutti i testi sacri della medicina», spiega Bizzarri. In che modo i vaccini a mRna favoriscono l’emergere di varianti? «L’mRna trasferisce alle cellule le informazioni per produrre un’unica proteina, la Spike (il target). Ma se il virus modifica il target, in seguito a una mutazione, gli anticorpi sviluppati dal vaccino non sanno più cosa colpire. Il discorso vale anche per i vaccini “aggiornati”, che proteggono solo dal primo ceppo di Omicron».
I limiti della tecnologia a mRna erano noti. «Devo aspettarmi un elevato tasso di mutazione da un virus a Rna, mentre da sempre i farmaci a mRna hanno mostrato problemi di instabilità solo in parte risolti con l’incapsulamento del materiale genetico in particelle lipidiche. Ma ciò ha causato un altro problema». Un problema che, secondo l’esperto, potrebbe essere la causa di molte delle reazioni avverse post iniezione: «La stabilizzazione è andata oltre l’atteso e in molti casi l’mRna del vaccino continua a trasmettere l’istruzione di sintetizzare la Spike per mesi. E questo è uno dei meccanismi che può spiegare alcune delle reazioni avverse».
Per l’oncologo bisogna soprattutto indagare bene sugli effetti avversi: «Gli studi pilota indicano un aumento di miocarditi, morti improvvise, patologie coagulative. Il Vaers americano riporta 30.000 decessi associati al vaccino. Certo, va stabilito il nesso di causalità. Ma se nessuno indaga per accertarlo, non lo sapremo mai. Per questo è necessario avviare un programma di farmacovigilanza attiva, che inspiegabilmente l’Aifa non ha fatto». Per l’accertamento delle responsabilità è fondamentale la commissione d’inchiesta annunciata da ItalExit «Spero che il professor Giovanni Frajese, se entrerà in Parlamento con Italexit, possa offrire un contributo determinante».





