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Gli errori di Conte e Speranza sulle mancate cure domiciliari

Anche la rivista britannica Biomed approva le cure con antinfiammatori e antivirali, osteggiate dai governi precedenti, durante il periodo più intenso della pandemia, e che avrebbero salvato migliaia di vite

Redazione di Redazione
Marzo 22, 2023
in Italia
Tempo di lettura: 3 mins read
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Gli errori di Conte e Speranza sulle mancate cure domiciliari

L’inchiesta della Procura di Bergamo sforna ogni giorno nuovi dettagli sulla gestione della prima ondata Covid in Italia. Oltre alla mancata istituzione della zona rossa, c’è da far luce sul protocollo di Speranza “paracetamolo e vigile attesa” per chiarire quante morti si sarebbero potute evitare con le cure domiciliari e con antinfiammatori e antivirali. E a tal proposito anche la rivista scientifica britannica BioMed rafforza i dubbi sulla gestione italiana dell’emergenza Covid e lo fa dando spazio a uno studio a firma di due medici italiani, Serafino Fazio, già professore di Medicina Interna all’Università Federico II di Napoli, e Paolo Bellavite, già professore di Patologia Generale all’Università di Verona.

La recente pubblicazione è una breve rassegna degli studi fatti fino al febbraio 2023 e conferma che l’utilizzo precoce di una semplice terapia a base di farmaci antinfiammatori non steroidei avrebbe potuto ridurre fino a 10 volte il sovraccarico ospedaliero dei primi due anni di pandemia e, molto probabilmente, anche migliaia di decessi. Fazio e Bellavite, in particolare, hanno pubblicato i dati dell’utilizzo di indometacina in sinergia con flavonoidi (esperidina e quercetina) e aspirina a basso dosaggio.

Si legge nell’abstract del lavoro di Fazio e Bellavite pubblicato su BioMed: «Recentemente, in Italia, è stato rilasciato un diagramma di flusso che deve essere utilizzato dai Medici di Medicina Generale per il trattamento domiciliare dei pazienti con Covid-19. Afferma che il trattamento domiciliare precoce per l’infezione da Sars-CoV-2 è possibile grazie alla disponibilità di specifici farmaci antivirali da utilizzare nei pazienti a rischio e che i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) hanno un’importante funzione nella lotta al virus. Pertanto, l’uso dei FANS non è solo razionale ma anche efficace nei casi che non possono essere trattati con antivirali. Questi concetti apparentemente semplici sono stati applicati in Italia dall’inizio della pandemia dai medici che appartengono a gruppi italiani creati per aiutare i pazienti Covid-19 precocemente a casa, in un momento di difficoltà organizzative all’interno delle istituzioni sanitarie e del governo italiano».

Tuttavia, questo approccio è stato ampiamente boicottato sia dal Ministero della Salute italiano che dalle istituzioni mediche, che hanno suggerito principalmente l’uso del paracetamolo come sintomatico e un approccio attendista per i primi tre giorni dall’insorgenza dei sintomi. «In questo articolo – scrivono Fazio e Bellavite – analizziamo il razionale per l’uso dei FANS e, in particolare, l’approccio multi-target che include l’indometacina in sinergia con i flavonoidi e l’aspirina a basso dosaggio, come trattamento precoce a domicilio dei pazienti con COVID-19. Applicare fin dall’inizio questi semplici concetti avrebbe potuto ridurre l’elevata letalità della malattia durante i primi due anni di pandemia e prevenire il sovraccarico ospedaliero. In prospettiva, è ancora necessario affrontare sistematicamente il confronto tra diversi approcci terapeutici a questa malattia virale su base sperimentale».

La domanda infatti, a questo punto, dovrebbe sorgere spontanea anche in chi finora non se l’è evidentemente posta: se erano presenti farmaci per la cura precoce ed efficace della Covid-19 per quale motivo si è puntato tutto solo sui prodotti genetici sperimentali, incosiddetti vaccini anti-Covid, fino ad imporne l’obbligo? Non si possono dimenticare, inoltre, tutti quei medici che hanno curato con ottimi risultati i propri pazienti nelle loro abitazioni. Molti di loro, per aver salvato vite, sono stati addirittura sospesi dall’Ordine dei medici perché non seguivano il protocollo.

Sulla base della negazione di queste terapie domiciliari che, invece, questa recente pubblicazione scientifica ancora una volta dimostra che erano possibili ed efficaci, molte persone non sono state prontamente curate, aggravandosi a casa e giungendo in condizioni già critiche negli ospedali. Viceversa, intere categorie sono state costrette alla vaccinazione con farmaci non adeguatamente sperimentati per ottenere il Green pass o dietro la minaccia di perdere il posto di lavoro. Un’altra parte dei cittadini ha fatto, sì volontariamente questa scelta, ma solo apparentemente perché in realtà la decisione è stata presa sotto la spinta di una martellante propaganda e senza la necessaria consapevolezza, che sarebbe dovuta arrivare da un’informazione completa e corretta. C’è ancora molto da indagare, dunque, in merito a queste terapie domiciliari, note sin dal 2020 e a lungo ignorate, anzi addirittura ostacolate dalle autorità.

Tags: Covid-19Cure domiciliariGoverno ConteParacetamoloRoberto SperanzaVaccini anti-CovidVaccini mRna
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