Nei giorni scorsi è stato acceso il dibattito, anche su questa testata, sulle critiche del presidente della Repubblica Sergio Mattarella su alcune finalità della istituenda Commissione di inchiesta parlamentare sul Covid. Il Capo dello Stato ha mostrato preoccupazione per le «iniziative di inchieste con cui si intende sovrapporre attività del Parlamento ai giudizi della magistratura». Il riferimento, implicito ma chiaro, è alle ultime due Commissioni d’inchiesta parlamentare approvate: quella sul caso di Emanuela Orlandi e, soprattutto, quella sulla gestione della pandemia da Covid-19. Un intervento non ortodosso che entra a gamba tesa nelle funzioni parlamentari per quello che è un istituto regolamentato dalla Costituzione e a cui si è fatto ricorso per più di 90 volte nella storia repubblicana.
Il tempismo delle parole di Mattarella ha già prodotto i suoi frutti: in vista della discussione al Senato, che dovrebbe dare via libera definitivo alla Commissione, la maggioranza di governo ha promesso modifiche, e dunque limitazioni, alla legge che dà mandato alla Commissione d’inchiesta sul Covid-19 «per venire incontro alle preoccupazioni del capo dello Stato». Secondo le parole di Galeazzo Bignami, deputato di Fratelli d’Italia, le parole del Capo dello Stato sono state «apprezzate da tutta la maggioranza» e consentiranno di «procedere a precisare il punto al Senato» per «approvare il progetto di legge in maniera adeguata».
A inizio luglio la Camera dei Deputati aveva approvato il disegno di legge, passando la palla a Palazzo Madama, dove la maggioranza procederà con il recepimento delle parole di Mattarella. Sarà interessante capire le modifiche che verranno avanzate nei confronti del testo licenziato da Montecitorio, dove sono elencati i compiti affidati alla commissione d’inchiesta, tra cui «la valutazione dell’efficacia, della tempestività e dei risultati delle misure adottate dal governo e dalle sue strutture di supporto al fine di prevenzione, contrasto e riduzione della diffusione e l’impatto del Sars-CoV-2». L’organo, formato da 15 deputati e 15 senatori, dovrà inoltre accertare i motivi del mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale del 2006, nonché della mancata attivazione dell’allora piano vigente dopo la dichiarazione dello stato di emergenza il 3 gennaio 2020. Si svolgeranno accertamenti sugli acquisti delle dosi di vaccino destinate all’Italia, sull’efficacia del piano vaccinale predisposto e sull’impatto che «i fatti e le condotte emerse durante l’inchiesta possono aver avuto sulla diffusione del contagio e sui tassi di ricovero e mortalità per Covid, nonché su eventi avversi e sindromi post-vaccinali denunciati».
Il lavoro parallelo, o immediatamente successivo, delle commissioni parlamentari nei confronti delle inchieste giudiziarie non è un’anomalia nell’impianto costituzionale italiano bensì un’ipotesi che non ha mai suscitato particolari forme di protesta istituzionale. Si pensi alla commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2, istituita con la legge n. 527 del 1981, o a quella relativa alla morte di Emanuele Scieri, il parà ucciso in caserma nel 1999. «Al Presidente Mattarella e al Governo ma anche alla opposizione Pd – M5s che fa dell’ostruzionismo alla Commissione di inchiesta covid, ricordiamo che è proprio sulla base della Costituzione italiana, che non ci pare essere stata calpestata dal testo approvato alla Camera, che si è potuto istituire la Commissione di inchiesta parlamentare sul caso del giovane parà Emanuele Scieri», scrive in una nota il Comitato familiari vittime del Covid. «Grazie all’amore della famiglia di Emanuele Scieri e dei suoi amici, grazie al Comitato Verità e Giustizia per Lele Scieri, fu istituita una Commissione di inchiesta presieduta dall’avvocato, ex deputato Pd, Sofia Amoddio , che ha ascoltato 76 testimoni e analizzato decine di imponenti faldoni giudiziari. Alla fine, l’archivio della Commissione mette insieme 5.932 pagine di cui 312 pubbliche e 5620 riservate. Proprio le pagine secretate costituiranno una specie di dossier inviato alla Procura di Pisa che riapre le indagini. Dopo 24 anni la svolta clamorosa con delle condanne».
Da circa tre anni il Comitato nazionale familiari vittime del Covid chiede che la verità di quanto accaduto negli ospedali venga fuori, che ai morti durante la pandemia, per mala assistenza, malasanità e mala umanità venga restituita almeno la dignità della giustizia per una morte dovuta a protocolli sbagliati, a terapie omesse, a incuria e lassismo diffuso. «Con la presente vogliamo sottolineare che a noi parenti delle vittime covid interessa il coraggio, la caparbietà dimostrata dalla Commissione di inchiesta sul caso Emanuele Scieri che ha mostrato al Paese intero che le precedenti archiviazioni, quelle che molti di noi familiari delle vittime covid stanno sperimentando, erano ingiuste. Noi Comitato Nazionale Familiari Vittime Covid vogliamo che il Governo Meloni resti fedele ai proclami fatti in campagna elettorale e che non indietreggi o si intiepidisca dinanzi alla “bacchettata” del Presidente della Repubblica ma, tramite una coraggiosa Commissione di inchiesta, indaghi sull’alta mortalità Covid avvenuta negli ospedali italiani. Indaghi su quelli che in diversi casi sono stati a tutti gli effetti dei rapimenti di persona e maltrattamenti anche psicologici fino alla somministrazione di anestesizzanti col solo scopo di tenere i pazienti a letto che invece tentavano di scappare da certi reparti bunker da cui gli era impedito perfino di comunicare coi familiari».
«I nostri cari meritano giustizia e noi parenti la verità. È ciò che ci rimane non avendo più gli affetti che le inopinate scelte di alcuni ci hanno tolto», continua il Comitato nazionale familiari vittime Covid. «Il Presidente Mattarella avrebbe dovuto chiedere la verità per tutti gli italiani che hanno pagato un prezzo altissimo, invece chiede che la Commissione sia sminuita nelle sue funzioni o, chissà, che addirittura non ci sia. La Commissione di inchiesta Covid è un dovere civile che tramite le indagini consegnerà il materiale alla magistratura, nessuna sovrapposizione, ognuno nel suo alveo a fare il suo dovere per appurare la verità che noi Comitato nazionale familiari vittime Covid gridiamo e vogliamo presto, scandaloso infatti che si debbano attendere 24 anni per ottenere una verità fattuale che seguirà poi l’iter giudiziario nei tribunali. Noi non molliamo, e anche se non condividiamo l’effetto sortito dalle dichiarazioni del presidente Mattarella, attendiamo comunque di leggere il testo rivisitato della istituenda Commissione di inchiesta e vogliamo sperare che non offenda la memoria di chi può difendersi solo tramite noi parenti. E li difenderemo».





