Dopo il terremoto del 26 settembre, il più forte in 40 anni (di magnitudo 4.2), una nuova scossa ha interessato i Campi Flegrei. Questa volta, alle 22.08 del 2 ottobre, la magnitudo è stata 4, a una profondità di 3 chilometri. L scossa è stata sentita anche in vari quartieri di Napoli, sia nella parte occidentale, quella più vicina ai Campi Flegrei, sia nel centro storico. Da anni il terreno di quest’area ha iniziato un processo di innalzamento, dovuto all’attività gassosa effusiva o idrotermale degli edifici vulcanici.
I Campi Flegrei sono una vasta area vulcanica che si trova nella zona nord occidentale di Napoli e che include i comuni di Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli, Quarto, oltre a parte della stessa città. A differenza del Vesuvio, i Campi Flegrei non hanno un vulcano principale, ma sono piuttosto una serie di vulcani attivi da più di 80mila anni. Hanno una struttura detta “caldera”, cioè un’area ribassata a forma più o meno circolare che si è formata per effetto di grandi eruzioni esplosive. La caldera dei Campi Flegrei si estende dal comune di Monte di Procida a Posillipo e comprende anche una parte sottomarina nel fondale del golfo di Pozzuoli.
Gli studi fatti hanno permesso di scoprire che negli ultimi 15mila anni nella caldera sono avvenute oltre 70 eruzioni, e decine di migliaia di terremoti. Queste eruzioni hanno formato crateri e laghi vulcanici ancora visibili come Astroni, la Solfatara e il lago di Averno. L’ultima eruzione è avvenuta nel 1534: è stata preceduta da una fase di sollevamento del suolo che in due anni ha raggiunto 19 metri di altezza e ha dato origine al vulcano Monte Nuovo. Da allora la caldera è quiescente, ma mostra in modo costante segnali di attività sismica: fumarole, deformazioni del suolo e soprattutto terremoti preceduti da uno sciame sismico.
La lenta deformazione del suolo della caldera è un fenomeno noto come bradisismo, un processo di sollevamento che riguarda in particolare l’area di Pozzuoli. Negli ultimi cento anni ci sono stati tre periodi di sollevamento particolarmente intenso: tra il 1950 e il 1952, tra il 1969 e il 1972 e tra il 1982 e il 1984. In quest’ultimo periodo il suolo si sollevò di circa 3 metri, a cui seguì un periodo di relativa tranquillità interrotto nel 2005, anno in cui iniziò una nuova fase di sollevamento rimasto costante fino all’inizio del 2023. In questi 18 anni il suolo si è sollevato anche più di un metro, ma in generale il processo è stato più lento e ha causato un minor numero di terremoti rispetto agli anni Settanta e Ottanta. Ci sono varie teorie sulle ragioni del bradisismo: la principale è che il magma che si trova in profondità starebbe rilasciando grandi quantità di vapor acqueo che a sua volta starebbe riscaldando le rocce che separano il magma dal suolo, creando delle deformazioni del terreno, causando i terremoti e un’attività più intensa delle fumarole.
Negli ultimi mesi, secondo i dati dell’osservatorio vesuviano dell’INGV, l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il sollevamento è stato di 15 millimetri al mese e gli strumenti hanno rilevato un aumento delle scosse di terremoto: sono state oltre 1.500. Nel mese di agosto e settembre ci sono state diverse altre scosse piuttosto intense avvertite anche a Napoli. Una delle più forti è stata registrata nella notte tra martedì 25 e mercoledì 26 settembre quando migliaia di persone che abitano nella zona dei Campi Flegrei sono state svegliate da un terremoto di magnitudo 4.2, il più forte registrato negli ultimi 40 anni.





