Firenze – La rassegna autunnale di danza contemporanea Komorebi, ospitata al Combo Social Club, ha proposto al pubblico una produzione che sfida i confini tra teatro e coreografia. Lo spettacolo Landscape/Soundscape, ispirato all’atto unico di Harold Pinter (1959), ha coinvolto il pubblico in un’esperienza sensoriale profonda e multiforme, grazie alla regia di Marco di Costanzo e alla coreografia di Alice Catapano.
La pièce, andata in scena in un’atmosfera raccolta e intima, fonde il linguaggio teatrale con quello della danza, portando sul palco due attori (Monica Santoro e Stefano Parigi) e due ballerini (Matteo Capetola e Alice Catapano) in un dialogo visivo e sonoro di grande intensità emotiva.
Al centro della narrazione c’è una coppia, rappresentata in duplice forma: il racconto verbale degli attori si specchia nei movimenti evocativi dei ballerini. Monica Santoro, nel ruolo della donna, offre una performance che mescola recitazione e canto, diventando il cuore pulsante dello spettacolo. La sua voce e le sue parole sono il filo conduttore di un viaggio interiore che trova nella danza una dimensione amplificata e simbolica.
L’incomunicabilità come tema centrale
I protagonisti si alternano nel racconto delle loro vite e dei loro desideri, mostrando due mondi interiori che faticano a trovare un punto d’incontro. Lei, animata da un desiderio struggente di libertà e di mare, si scontra con l’immobilità di lui, legato alla routine della casa e ai ricordi del passato. La tensione tra i due raggiunge l’apice quando emergono confessioni dolorose: l’amore, il tradimento, la speranza di un figlio mai avuto.
La coreografia di Alice Catapano rende visibili questi conflitti con movimenti precisi e intensi, che traducono in forme corporee le emozioni dei personaggi. I ballerini diventano un’estensione fisica delle parole, trasformandole in paesaggi emotivi fatti di slanci e cadute, di aperture e chiusure, in un vortice di incomunicabilità e desiderio.
Tra luce e ombra
L’impianto scenico minimalista gioca con luci taglienti e atmosfere in penombra, sottolineando il dualismo tra speranza e disillusione. I corpi in scena, come ombre che danzano o si spengono, restituiscono un’idea di vita vissuta allo specchio, in una continua ricerca di senso.
Landscape/Soundscape è un’opera che rimane con lo spettatore anche dopo il calare del sipario. Il pubblico non assiste solo a una rappresentazione, ma viene trascinato in una riflessione sull’essenza delle relazioni umane e sulla fragilità dei sogni.
Un’esperienza rara, che merita di essere ricordata non solo per il suo impatto artistico, ma anche per la sua capacità di toccare corde universali con delicata poesia.





