L’amore, la guerra, i legami familiari. Questi sono i temi del Il ritorno del soldato, l’unico testo teatrale di Saverio Strati, scritto in collaborazione con Vincenzo Ziccarelli. Andrà in scena in prima nazionale il 7 febbraio al Cinema Aurora di Scandicci. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro del Carro, con la regia del grande regista Giancarlo Cauteruccio.
Sono pochissimi i personaggi in scena: una coppia di cognati, Marta e Matteo, diventati amanti. Rosaria, la madre. Andrea, un reduce di guerra. Poi Giovanni, il soldato. Marta e Matteo si desideravano già prima che Giovanni partisse per la guerra (non si specifica quale, e ciò è sicuramente voluto). Poi la passione prende il sopravvento, la consumano, e Marta resta incinta. Questo in breve l’antefatto.
L’azione drammatica comincia in una sala da pranzo. I due amanti temono lo scandalo, il ritorno del soldato. La loro più che una paura è un’ossessione: fa dell’assente una figura terribilmente presente. Senza che se ne rendano conto come un’ombra, svela le contraddizioni dei loro cuori e dei legami familiari, il ruolo subalterno della donna, la necessità di nascondere la verità, il terrore del giudizio altrui. Marta e Matteo vogliono inconsciamente che Giovanni non torni. Solo così l’ordine sociale alterato dalla loro passione può ricostituirsi.
La vicenda si consuma in uno spazio chiuso, opprimente, in cui emergono i caratteri dei personaggi, quale ad esempio la fragilità di Matteo. Egli beve per scacciare il malessere che turba il suo spirito. È un personaggio combattuto da sentimenti contrapposti. Sebbene in lui sia rimasta una traccia dell’affetto per il fratello, in cuor suo desidera che sia morto. Marta è invece una figura più complessa. Spicca il suo coraggio. In lei c’è un’energia positiva che si riverbera anche in Matteo e nell’ambiente familiare. È in un certo senso una donna custode, nonostante il suo palese tradimento, dei legami familiari e della vita. Per lei il soldato è ancora il marito, e teme Dio. Matteo invece sembra non abbia rispetto più di nulla, neanche della religione tradizionale: la sofferenza lo rende tagliente, sarcastico, a volte nichilista. Fra questi due personaggi c’è quello di Rosaria, madre di Giovanni e Matteo. Lei ama entrambi i figli, e per lei il soldato è ancora vivo. Spera nella possibilità del suo ritorno, e anche nel perdono. Pensa che lui possa accettare la ‘vita dei due amanti e quella che Marta porta in grembo’. È una matriarca, è il vero cardine intorno a cui si regge la casa. È lei che tiene il filo delle relazioni domestiche, e crede in una legge superiore, cioè quella di Dio. È Rosaria che impedisce a Marta, che si ritiene colpevole, di andare via. Protegge la vita che lei ha in grembo, ed è pronta a placare in ogni modo le tensioni che turbano l’armonia domestica.
Il momento centrale del Il ritorno del soldato è il dialogo fra Matteo e Andrea, un compagno d’armi di Giovanni. I due parlano della guerra, che viene analizzata antropologicamente. Per Matteo è un’oscura suggestione di morte, una scelta non solo di distruzione ma anche di autodistruzione. La guerra – asserisce in modo lapidario – ‘punisce tutti’. Alle accuse di Matteo Andrea prova a replicare. Per lui c’è un ordine precostituito che è così da sempre. Poi afferma che è andato in guerra per scappare dalla precarietà, dalla mancanza di lavoro, dalle relazioni difficili, dalla ‘violenza dei giorni’. Andrea si sente sottoposto a un giudizio. In realtà non è così. Il j’accuse di Matteo non è rivolto a lui, ma alla guerra, al suo orrore (che non può in alcun modo ideologicamente essere giustificato) che fa di ogni uomo un assassino. Non a una in particolare, ma alla Guerra. Anche e soprattutto alla nostra.
In conclusione, in questa consapevolezza pacifista, in anticipo sui tempi, c’è il grande valore letterario e umano del Il ritorno del soldato, che fortunatamente ritorna in scena per metterci in guardia dalla più terribile e antica seduzione della morte: la Guerra.





