Recentemente, si sono svolti due eventi particolarmente significativi per la riflessione sulle politiche turistiche dei territori. Il primo, organizzato dal Comitato Aree Interne del Distretto Lions Sicilia 108Vb, ha trattato il tema “Aree interne, ospitalità diffusa e turismo” ed è stato ospitato nel piccolo comune di Roccafiorita, che invito a vivere e visitare. Il secondo evento, promosso da “Turisma 2025”, ha riguardato la presentazione del “Manifesto del turismo sostenibile”, tenutosi a Giardini Naxos, nel comprensorio taorminese.
Ritengo che entrambi gli appuntamenti rappresentino un’opportunità fondamentale per la creazione di una governance turistica collaborativa e di multilivello, in grado di coinvolgere operatori del settore, comunità locali, pubbliche amministrazioni e stakeholder.
L’obiettivo è dotarli di nuovi strumenti per l’attuazione di buone pratiche territoriali. È ormai evidente che il turismo non è semplicemente un fenomeno statico, ma un processo dinamico e in continua evoluzione, fortemente influenzato dalla domanda turistica: ovvero, dalle motivazioni dei viaggiatori che scelgono una destinazione piuttosto che un’altra.
Nonostante l’incertezza che caratterizza il nostro tempo, sia a livello globale che sociale, emerge con forza la necessità di preservare il paesaggio e di praticare un turismo sostenibile, orientato all’ecoturismo, piuttosto che alla mentalità del “predatore del territorio”.
Questa sfida apre la strada a modelli innovativi di ospitalità diffusa, che possano stimolare una crescita economica e sociale sostenibile nelle aree interne. Da un lato, è necessario rafforzare le attività esistenti, dall’altro, è essenziale rendere il prodotto turistico sempre più competitivo sui mercati internazionali.
Il modello di turismo sostenibile che emerge, basato su un approccio partecipativo e dal basso (come nel caso dei town meeting), valorizza le comunità locali e le relazioni umane, promuovendo una governance condivisa.
La co-progettazione e la co-programmazione diventano strumenti cruciali per creare nuove opportunità occupazionali e per rafforzare una visione di viaggi esperienziali autentici, che rispettino l’identità territoriale.
La nostra terra, la Sicilia, invoca a gran voce una rinascita basata sulla qualità e sulla sostenibilità, favorendo un turismo di comunità, lontano dal turismo di massa o dal turismo “mordi e fuggi”.
Le politiche turistiche devono mettere al centro l’identità, il rispetto dell’uomo e della natura, il valore dei piccoli comuni e la condivisione con le comunità locali.
Sta emergendo una nuova visione del turismo: le città e gli spazi della cultura non sono più visti come contenitori statici, ma come luoghi vivi, dove si intrecciano relazioni autentiche tra ospiti e residenti. Il viaggio non è più solo un’esperienza commerciale, ma diventa una “spinta gentile” verso nuovi incontri e connessioni umane.
Si passa così da un turismo inteso come vacanza a un turismo vissuto come incontro con una comunità che accoglie. Questo è il vero senso della “Xenia,” l’ospitalità.
Il ritorno all’ospitalità diffusa e ai cammini lenti potrebbe ridare slancio alle microeconomie delle aree interne, oggi minacciate da un forte spopolamento.
Ogni destinazione turistica è, prima di tutto, una comunità. È dunque fondamentale analizzare la capacità del territorio di relazionarsi e di comunicare, superando la semplice accoglienza formale e diventando facilitatori di nuove modalità di abitare i luoghi.
Il futuro del turismo dipenderà dalla capacità dei territori di essere resilienti, sostenibili e virtuosi nelle relazioni umane.
Ed è qui che nasce il tema tanto dibattuto sulla restanza, ovvero la volontà di rimanere e investire nei propri luoghi. I viaggiatori, infatti, sono sempre più attratti da destinazioni umane, dove potersi sentire accolti, accompagnati e sicuri.
L’indotto economico generato dal turismo rappresenta una potenziale ricchezza, ma va governato in modo equilibrato, per garantire uno sviluppo sostenibile.
Una governance stabile e strutturata rassicura i territori e rafforza la credibilità del sistema turistico regionale, rendendo così più efficace la promozione sui mercati internazionali.
In questo contesto, si auspica l’istituzione di una cabina di regia o agenzia regionale del turismo, in applicazione dell’art. 31, comma 2 della L. n. 206/23, per garantire risultati concreti e per una politica turistica regionale coesa, che armonizzi le diverse esigenze dei territori.
Da questa analisi emerge chiaramente che, se i territori non si liberano dai modelli turistici obsoleti, edonistici e ripetitivi, non avranno la capacità di costruire ecosistemi dinamici, interconnessi e aperti, capaci di integrare competenze, tecnologie e visioni diverse.
Una nuova consapevolezza sta prendendo piede nel mondo del turismo: “Il turismo vive di immagini. Se i territori non sanno emozionare, non esistono.”
Questa è la vera sfida del turismo contemporaneo: essere autentico, rigenerativo e rivivibile nel tempo.





