Non leggete «L’estate di Caronte»

Capaldo, con dialoghi lampo e humour corrosivo, smonta i cliché di gialli e società: un romanzo clandestino che non fa sconti

Maurizio Andreanò by Maurizio Andreanò
Giugno 20, 2025
in Libri
Reading Time: 2 mins read
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Francesco Capaldo mostra il suo libro «L’estate di Caronte» davanti a una libreria

Francesco Capaldo presenta il suo romanzo «L’estate di Caronte»

Vi sconsiglio di leggere L’estate di Caronte. Sì, ve lo sconsiglio se amate i libri riprodotti in serie, o i gialli preconfezionati per i viaggi in treno, o per i momenti di pausa sotto l’ombrellone. Non trovereste nulla di tutto questo. Anzi entrereste in crisi, perché nonostante la scrittura limpida, i dialoghi brevi, fulminanti, l’humor continuo e dissacrante su tutto (i rapporti di coppia, il maschilismo, la scuola, ecc.) probabilmente vi riuscirebbe difficile capire dove Capaldo vuole andare a parare, perché in realtà gioca con la struttura tradizionale del romanzo (quello poliziesco, umoristico, ma anche quello filosofico) per criticare continuamente il mondo in cui noi viviamo. Badate bene, non per proporre soluzioni alternative. Anzi al contrario per mostrarci l’assurdo, anche dei nostri comportamenti, il paradossale che spesso non vediamo, nascondendoci dietro una presunta idea di civiltà e un’illusione di progresso che non regge alla prova dei fatti. Se non amate quindi la battuta, l’ironia, un intreccio articolato ma allo stesso tempo agile, personaggi rocamboleschi, reali e fantastici allo stesso tempo, fuori dall’ordinario, e un tipo di narrativa che non è autobiografica, o costruita per un lettore che troverà tutto ciò che si aspetta di trovare, non leggetelo! Ve lo sconsiglio fermamente! Leggete in quel caso altro!

A Capaldo importa poco del lettore. Lo si capisce subito. Fin dalle prime battute. Non vuole compiacere nessuno, e non scrive per essere applaudito. L’estate di Caronte è un romanzo poco italiano. Più che alla nostra narrativa, soprattutto quella degli ultimi venti anni, guarda alla tradizione europea del romanzo dell’assurdo. È più in buona compagnia con Ionesco o con un John Fante del Il mio cane stupido, che non con gli autori di casa nostra. È insomma un forestiero in casa, e si sa noi non amiamo i forestieri in casa, specie quelli che sono scomodi, e poco inclini a veicolare modi di pensiero già preconfezionati, culturalmente indipendenti e non allineati secondo una visione della realtà comune.

Se amate libri in cui viene raccontata una visione ormai stereotipata dell’adolescenza e della scuola, vi sconsiglio – lo ripeto ancora una volta! – di leggere Capaldo. Le sue pagine sulla scuola, in cui assume il punto di vista della professoressa Rossi, sono tutt’altro che consolanti e belle. Anzi al contrario sono terribili, in quanto ci mostra con una scrittura dura un mondo degli adulti e dell’adolescenza non edulcorato e che forse non vi piacerà vedere. Quindi se avete una natura sensibile e delicata non leggetele, perché potrebbe mettere in crisi le vostre certezze! Potreste accorgervi che ci sono cose che non conoscete, che forse i nostri adulti non sempre sono buoni educatori, che nel nostro mondo ci sono molte cose che non vanno, e che è molto più facile pensare che tutto vada bene, ritenersi i migliori e i più bravi, piuttosto che prendere coscienza della realtà.

E se poi sceglieste di leggerlo? Cosa vi accadrebbe? Vi ci vorrebbe molto coraggio! L’estate di Caronte non si trova facilmente! Non è amato dai grandi librai, dalle librerie supermarket. È un libro clandestino. Non fa per voi! Ascoltate il mio consiglio!       

Tags: critica socialenarrativa non convenzionaleromanzo contemporaneo
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