Oggi vorrei fare alcune considerazioni sulla Poetica Occidentale di Doležel. Non per ragioni squisitamente erudite, ma per la necessità che avverto sempre più di un orizzonte di senso. Diciamo che è un primo passo. Lo studioso in questo libro si cimenta con un’impresa immensa, cioè, prova a scrivere una storia della poetica, e questo basta già di per sé a farne un’opera importante.
La materia è complessa, ma è organizzata in modo lineare: il libro consta,infatti, di due parti, una dedicata alla Genesi della tradizione, un’altra alla Poetica strutturale. Nella prima lo studioso parte da Aristotele. Il suo approccio all’opera di Aristotele non è storico-filologico, ma di tipo strutturalista, ed è volto (più volte ne riconosce la difficoltà) a rintracciare, pur sapendo che nell’opera del filosofo manca un’enunciazione esplicita, ‘i principi epistemologici che reggono lo studio dell’arte poetica’ . Prova a ricostruirli, rifacendosi alla gnoseologia aristotelica, e attraverso un ragionamento per eliminazione (a nostro giudizio un po’ forzato) giunge alla conclusione che ‘l’attività di Sofocle è detta arte, quella di Aristotele va collocata nell’ambito della ricerca scientifica’ (p.17), e che la poetica rientra nell’ambito della ricerca scientifica. Per Doležel l’epistemologia della Poetica è ‘latente’, e va individuata nella struttura della tragedia, in cui afferma, senza dimostrarlo (p.22), di riconoscere i principi fondanti di una poetica universalistica, che nelle pagine successive considera come un ‘modello strutturale’ (p.28).
Il secondo capitolo della prima parte è dedicato alla poetica Leibniziana. Notiamo che manca qualunque riferimento alle poetiche italiane del Cinquecento (quella di Tasso, del Patrizi, ecc.), che influenzarono non poco la sensibilità europea.
Nel terzo capitolo lo studioso tratteggia un quadro molto preciso della poetica romantica (p. 68 e seguenti), del ruolo svolto da Goethe nella nascita di quello che viene definito il modello morfologico. Qui con grande abilità, e anche con una straordinaria precisione Doležel riconduce la nascita in un’area molto vasta, che va quella dell’Europa centrale fino alla Russia, della poetica strutturalista.
Centrale infatti nell’economia del libro, all’inizio della seconda parte, è il capitolo che dedica a quelle che chiama ‘le fonti francesi della semantica poetica’ (p.125), e quindi al ruolo svolto in campo linguistico con le sue ricerche da Saussure, che avranno ripercussioni anche sugli studi di poetica. Lo studioso è interessato a cercare il filo rosso che collega le ricerche realizzate in ambiti geografici fra loro molto diversi. Per esempio, nel sesto capitolo sostiene che la genesi della poetica formalista, che sarà poi sviluppata principalmente in Russia, avviene in ambito tedesco (p. 156 e seguenti). Nell’ultimo capitolo, con cui chiude l’opera, Dolezel tira un po’ le fila del suo discorso. Oltre a analizzare le conquiste compiute dalla scuola di Praga con l’affermazione del modello semiologico (qui si insiste molto sui rapporti fra l’area ceca e quella russa), emerge come filo rosso l’interesse di base della ricerca compiuta dell’autore, che è principalmente legato a un’idea di letteratura (ovviamente criticamente discutibile) intesa come mondi finzionali. Di questo, però, in quanto richiederebbe riflessioni che esulano da questo breve articolo, parleremo magari in altre occasioni.





