«Le mascherine sono ancora utili contro il Covid-19? ». Il quesito è apparso sul sito www.dottoremaeveroche.it, gestito dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri. La domanda è lecita, ma la risposta è inammissibile: «Non sappiamo se proteggere il viso con una mascherina protegga dal contagio e, se sì, in quale misura». Inammissibile, dopo due anni che siamo stati costretti ad andare in giro imbavagliati perfino per strada, sentirsi dire candidamente «non lo sappiamo».
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Ma è solo l’inizio. Il sito procede infatti all’esame della cosiddetta «revisione sistematica» (cioè un’analisi degli studi già svolti su una certa materia) compiuta dai ricercatori del Pacific Northwest evidence based practice center di Potland, negli Usa, che si sono concentrati sulla letteratura scientifica pubblicata sul tema. Sui 1.600 articoli esaminati «solo uno si riferiva a un nuovo studio controllato, e cinque a nuovi studi osservazionali. Davvero molto pochi». Siamo stati imbavagliati ma nel frattempo gli studi specifici sarebbero stati pochissimi.
Peggio ancora. Il sito ci fa sapere che «nessuno studio era di buona qualità: tutti gli studi avevano difetti che non rendevano credibili i risultati ottenuti». Alla domanda «in attesa dei risultati di studi più credibili, cosa consiglia di fare?». Ecco la sconcertante risposta: «Il buon senso insegna che coprire la bocca e il naso è un modo per ridurre la trasmissione delle goccioline e, in effetti, se si ha la tosse è una questione di buona educazione farlo, a prescindere dalle prove che possono essere scaturite da studi clinici».
Il sito prosegue citando un seminario dell’Oms pre-pandemia relativo all’influenza tradizionale: «Si era concluso che, sebbene non vi fossero prove della capacità di ridurre la trasmissione, la plausibilità meccanica della potenziale efficacia di questa misura facevano ritenere che in una grave emergenza influenzale sarebbe stato opportuno prendere in considerazione l’uso delle mascherine in pubblico». Dunque, è stato messo un obbligo in base a un principio di «plausibilità». Il testo continua: «Ritenere inefficace un intervento a basso costo come indossare la mascherina perché non ci sono prove di efficacia dagli studi clinici non sembra un’idea brillante». Dunque nell’agosto del 2022, dopo i soldi spesi per acquistare mascherine di tutti i tipi, e dopo il massacro delle nostre libertà individuali, ci vengono a dire che si è trattato di un intervento «a basso costo».
Ed ecco il finale: «Le parti politiche dovrebbero essere estremamente attente ai messaggi perché potrebbero influenzare le opinioni dei cittadini inducendoli a essere meno scrupolosi nel proteggersi dal contagio. È importante che le istituzioni e gli enti che lavorano nella sanità pubblica forniscano messaggi chiari e orientati a un principio di precauzione». John Ioannidis, epidemiologo di fama mondiale, pone l’accento sul rischio di disorientamento indotto da regole contraddittorie, e infatti osserva: «Vado a un congresso medico e nelle sessioni scientifiche sono obbligatorie le mascherine anche quando le persone si siedono tranquillamente a cinque metri di distanza l’una dall’altra, ma le mascherine non sono più obbligatorie al banco delle iscrizioni dove ognuno ha 50 persone nel raggio di 5 metri». Ma evidentemente qualcuno ne trae lo spunto per ritenere che ci si debba mascherare sempre e comunque. E forse un giorno capiremo se le mascherine sono servite a qualcosa oppure no.





