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Annullata la multa a una over 50 non vaccinata

Il giudice di pace di Velletri ha accolto il ricorso contro la sanzione da 100 euro e condannato l’Agenzia delle Entrate a pagare 600 euro per le spese della lite. La sentenza potrebbe diventare un provvedimento “pilota” per tutti gli over 50 sanzionati

Redazione by Redazione
Marzo 28, 2023
in Italia
Reading Time: 3 mins read
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Annullata la multa a una over 50 non vaccinata

Addio multe agli over 50 non vaccinati? Sembra questa la strada intrapresa dalla giurisprudenza in questa prima sentenza “pilota” del giudice di pace di Velletri che ha annullato la sanzione amministrativa di 100 euro prevista per gli over 50 non vaccinati per «difetto di legittimazione sostanziale dell’Agenzia delle entrate».

La sanzione è prevista dall’articolo 4 sexies del Decreto legge del primo aprile 2021 numero 44 per i cittadini italiani ed agli stranieri residenti nel territorio dello Stato che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età alla data del 15/06/2022 senza aver iniziato o concluso il ciclo vaccinale primario (tre dosi) anti Covid-19.

L’associazione “Avvocati Liberi” ha, dunque, vinto il ricorso e il Giudice di Pace di Velletri ha contestualmente condannato l’Agenzia delle Entrate a pagare 600 euro per le spese della lite. Annullata, pertanto, la sanzione pecuniaria ad una over 50 che aveva deciso di non vaccinarsi. È probabile, ora, che tanti cittadini over 50 sanzionati, ora possiamo dirlo ufficialmente, in maniera illegittima e che hanno deciso di tenere la raccomandata in un cassetto e di non sborsare i 100 euro, facciano ricorso per vedersi riconosciuto un risarcimento che potrebbe essere sei volte maggiore.

Nell’attesa di capire se sarà la prima di una lunga serie di pronunciamenti giurisprudenziali in materia, vediamo di capire le ragioni alla base della decisione. Da quanto si deduce dal dispositivo, pubblicato dal sito giuridico Studio Cataldi, possiamo racchiudere i motivi di impugnazione in due ambiti di ricorso: uno di tipo più sostanziale, ovvero la discriminazione del trattamento, dato da un obbligo per gli over 50 dettato essenzialmente dall’età e, quindi, di una di quelle condizioni personali richiamate dall’articolo 3 della Costituzione, per cui è riconosciuta «pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge». Una seconda macroarea, più tecnica, a fondamento del ricorso è data dal fatto che per l’applicazione di una sanzione, anche amministrativa, vige il principio di legalità, per la legge numero 689 del 1981, in base al quale solo con una legge è possibile fissare e stabilire delle sanzioni.

Ne consegue che accertamento e irrogazione sono due segmenti diversi del processo di accertamento di una violazione amministrativa, e il trasferimento di fatto all’Agenzia delle entrate della competenza materiale di “irrogare” la sanzione non è esso stesso il punto, quanto piuttosto la fase preliminare dell’accertamento che, si diceva, deve avvenire per legge, mentre nel caso di specie il cosiddetto accertamento risiedeva semplicemente in quegli «elenchi dei soggetti inadempienti all’obbligo vaccinale» che l’Agenzia delle entrate riceve periodicamente dal ministero della Salute.

La migrazione degli elenchi citati negli “avvisi di addebito” che l’Agenzia delle entrate notifica, dunque, costituisce un eccesso di potere ed una grave violazione dei diritti difensivi dei sanzionati, secondo la sentenza. Sovrapponendo la funzione di accertamento della violazione con quello della irrogazione della sanzione «si opera un automatico (e non consentito) trattamento dei dati personali e profilazione automatizzata di condizioni sanitarie personali sensibilissimi». Ne consegue che, nel caso deciso dal Giudice di Pace di Velletri con la sentenza 21 marzo 2023, è stato accertato come l’Agenzia delle Entrate non avesse alcuna legittimazione a sostituirsi al Ministero nell’accertamento.

Una sentenza che arriva poche settimane dopo che la Corte Costituzionale ha definito “legittimo” l’obbligo vaccinale imposto dai governi precedenti. L’avvocato Roberto Martina, che fa parte dell’associazione “Avvocati Liberi” promotrice di numerosi analoghi ricorsi, didichiara all’AGI: «La sentenza, che ha un dispositivo molto asciutto, afferma che il ministero dell’Economia e delle Finanze, dopo avere accertato la violazione, non ha notificato l’esito dell’accertamento alla mia assistita. Questo potrebbe diventare un provvedimento ‘pilota’ perché la stessa cosa è accaduta a tutti gli over 50 sanzionati. Dunque, il ministero non ha tenuto conto delle regole che presiedono l’esercizio del cosiddetto ‘diritto punitivo’ con un approccio alla materia delle sanzioni amministrative che definire disinvolto sarebbe poco. L’importanza della sentenza – aggiunge – sta nel fatto che è la prima in Italia che accoglie le lamentele degli ultracinquantenni vittime di una campagna discriminatoria, come se si potesse diventare pericolosi allo scoccare dei 50 anni di età».

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