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Linda Brown e la “bella giornata di sole” che cambiò l’America

La paladina dei diritti degli afroamericani si è spenta all’età di 76 anni dopo una vita spesa contro le discriminazioni razziali. Diede l’avvio alle battaglie per l’eguaglianza continuate poi da Martin Luther King e Malcom X

Linda Brown rappresentava tante cose. In particolare era il simbolo di un’epoca storica dove i pregiudizi e la cultura “sudista” di un’America profonda e rurale erano molto più radicati e granitici di quanto non lo siano adesso. Un’America che non tollerava le differenze, specialmente etniche, e le osteggiava costringendo all’emarginazione sociale, civile e politica interi segmenti della popolazione. Le sue battaglie e la sua testimonianza furono cruciali per aprire una crepa in un sistema culturale razzista e discriminatorio.

“UNA BELLA GIORNATA DI SOLE” CHE CAMBIÒ L’AMERICA. «Era una bella giornata di sole e mi incamminai con mio padre per andare a scuola. Diversamente dal solito non prendemmo l’autobus verso la scuola elementare di Monroe, che era lontana da casa, ma ci dirigemmo alla più vicina Summer School, dove andavano alcune mie amiche bianche del quartiere. All’ingresso ci bloccarono con le mani e le braccia sul petto, papà si mise a parlare con il direttore, alzarono entrambi la voce. Infine fummo costretti a tornare a casa». L’ha raccontato così Linda Brown, al Miami Herald nel 1987, quel giorno che cambiò il corso della storia recente americana. Un rifiuto, odioso ed ingiustificabile, che spinse il padre di Linda ad iniziare una storica battaglia legale nel 1951. Gli esiti di quel processo sconfessarono la precedente giurisprudenza che aveva affermato il principio del “separati ma uguali” venuto fuori dal processo “Plessy contro Ferguson”, nel quale nel 1896 la stessa Corte Suprema aveva legittimato la segregazione razziale, legalizzando l’apartheid nelle scuole ma anche negli autobus e nei luoghi pubblici.

UNITI E UGUALI. Fu nel 1954 che la famiglia Brown ottenne il primo e decisivo successo nella lotta contro l’apartheid. Il giudice Earl Warren lesse infatti, il 17 maggio dello stesso anno, la sentenza pronunciata all’unanimità dalla corte che si era occupato del caso denunciato dai Brown. Queste le parole della sentenza: «Può la segregazione degli alunni nella scuola pubblica, accordata per esclusiva base razziale, deprivare i bambini dei gruppi minoritari di eguali opportunità di istruzione? Noi crediamo di sì… Concludiamo quindi che nel campo dell’istruzione la dottrina del ‘separato ma eguale’ non debba avere nessuno spazio». Un pronunciamento dirompente che non fu accolto in maniera benevola soprattutto in molti stati del Sud. Fino al 1957 si registrarono infatti eclatanti episodi di disobbedienza nei confronti della sentenza. Nel 1957 il presidente Eisenhower fu costretto a inviare le truppe federali per scortare i ragazzi in una scuola media di Little Rock, in Arkansas. Per tutto questo tempo l’impegno di Linda nei confronti dell’eguaglianze e della lotta alle discriminazioni non si è mai fermato. Nel 1979, insieme all’American Civil Liberties Union, riaprì persino il caso che aveva segnato la sua infanzia, sostenendo che il lavoro sull’integrazione non era stato completato e che la battaglia contro la segregazione non era ancora finita. La National Association for the Advancement of Colored People, ha riconosciuto il ruolo di icona interpretato dalla Brown, capace di fare fronte a una delle pagine buie della recente storia americana. Protagonista di un tassello fondamentale come quello rappresentato dall’approvazione del Civil Rights Act del 1964, con cui la segregazione è stata del tutto cancellata dal territorio americano.

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