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Copyright, cosa prevede la direttiva europea sul diritto d’autore

Il Parlamento europeo è chiamato ad esprimersi sulle nuove norme del copyright digitale recepite da più parti come una minaccia alla libertà di espressione e una forma sdoganata di censura. Emblematico il caso dell’oscuramento di Wikipedia

Più si avvicina la votazione della direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, in programma per domani al Parlamento Europeo, più cresce la polemica. La proposta dell’Esecutivo europeo era stata approvata il 20 giugno scorso con 14 sì, 9 no e due astensioni dalla Commissione Affari Legislativi del Parlamento europeo. Ma la battaglia che ne è scaturita ha acuito l’interesse e l’attesa per una direttiva che sembra suscitare profonda attenzione da parte di chi vuole il web gratuito a tutti i costi. Numerose le proteste sulle nuove norme del copyright digitale da parte degli attivisti davanti al Parlamento di Strasburgo, le campagne di sensibilizzazione dalle associazioni per i diritti civili (una su tutte la Electronic Frontiers Foundation), le firme raccolte dai pionieri della rete capitanati da Tim Berners-Lee fino all’oscuramento del sito di Wikipedia in Italia.

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L’OSCURAMENTO DI WIKIPEDIA. Alla protesta dell’enciclopedia digitale che ieri ha chiuso le sue pagine agli utenti italiani volendo dare un’idea di quello che accadrebbe se un giorno, complice un intervento normativo come quello in questione, fosse costretta a chiudere, ha fatto immediatamente eco la Commissione europea, a mezzo Twitter e lanci di agenzia, è entrata nel dibattito pubblico chiarendo che la direttiva non si applicherebbe all’enciclopedia più grande del mondo. «Wikipedia non rientra nell’ambito di applicazione della proposta della Commissione Copyright – si legge su Twitter – L’art 13 riguarda i servizi che danno accesso a grandi quantità di contenuti protetti dal diritto d’autore, che sono stati caricati da utenti che non hanno diritti su tali contenuti».

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LA DIRETTIVA. Sotto accusa gli articoli 11 e 13. L’articolo 11, diventato noto come “link tax” anche se non parla espressamente di tassare i collegamenti ipertestuali, prevede che la pubblicazione dei cosiddetti snippet (i ritagli di articolo che copia-incollano titolo e prime righe di un articolo, rimandando poi al link) sia vincolata a una licenza, per gratificare economicamente il lavoro svolto da altri. L’articolo 13 istituisce invece il cosiddetto “upload filter”, un filtro che impedisce agli utenti di caricare su piattaforme online materiale protetto da diritto intellettuale. «I prestatori di servizi della società dell’informazione – si legge nel testo della direttiva che memorizzano e danno pubblico accesso a grandi quantità di opere o altro materiale caricati dagli utenti adottano, in collaborazione con i titolari dei diritti, misure miranti a garantire il funzionamento degli accordi con essi conclusi per l’uso delle loro opere o altro materiale ovvero volte ad impedire che talune opere o altro materiale identificati dai titolari dei diritti mediante la collaborazione con gli stessi prestatori siano messi a disposizione sui loro servizi».

LE REAZIONI. Il sostegno ai volontari dell’enciclopedia online era arrivato anche dal sottosegretario con delega all’editoria, Vito Crimi, che aveva parlato di «un vero e proprio bavaglio alla libertà della Rete». L’eurodeputato Pd Nicola Danti, coordinatore per i Socialisti e Democratici nella commissione “Mercato interno e protezione dei consumatori”, ha fatto rilevare che l’oscuramento di Wikipedia «non aveva nessun motivo di essere in quanto il testo della proposta di direttiva mira semplicemente a rendere più difficile la illegittima diffusione sulle piattaforme online di materiale protetto dal diritto d’autore». «La direttiva – ha precisato Danti – non riguarderà affatto Wikipedia ed esclude esplicitamente i servizi che agiscono per scopi commerciali come le enciclopedie online, i depositi scientifici e culturali, i fornitori di servizi di cloud-storing e tutti gli altri servizi dove i contenuti sono caricati con l’autorizzazione dei titolari dei diritti interessati». Il M5S chiede comunque di riaprire il dibattito sulla proposta di direttiva sul copyright. «Il testo approvato dalla commissione giuridica pone a serio rischio la libertà di espressione sulla rete – afferma Isabella Adinolfi del gruppo EFDD (Europa delle libertà e della democrazia diretta) del Parlamento europeo – Internet deve essere il luogo libero e aperto così come lo abbiamo conosciuto fino ad ora». E in merito alla protesta di Wikipedia aggiunge: «Esprimiamo solidarietà a Wikipedia che per protesta contro la direttiva ha deciso di oscurare le proprie pagine. Mi auguro che nel corso di questo voto gli europarlamentari desistano dalla volontà di approvare un testo che presenta troppi aspetti problematici. Si tratta di un argomento troppo importante per non procedere ad un dibattito democratico in aula e avere la possibilità di presentare degli emendamenti. Mi batterò fino alla fine perché ciò accada, a cominciare dal voto di giovedì che è fondamentale». Domani dunque gli europarlamentari sono chiamati a votare a favore dell’approvazione della proposta di direttiva riformare un settore fermo da 17 anni o votare no e tornare a discutere di cosa dovrebbe prevedere legge europea sul copyright equilibrata e moderna.

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