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Il presidente che cambia spesso idea: Donald Trump e la politica bipolare

Che il tycoon newyorchese fosse un personaggio sui generis non vi era dubbio alcuno. La prova della politica l’ha però messo di fronte a una sorta di bipolarismo decisionale che lo porta a dichiarare tutto e il contrario di tutto, anche nel corso della stessa giornata. Psicologi e psichiatri si interrogano: narcisista o paranoico?

“Donald Trump minaccia la Nato di uscire dal Patto”; “Donald Trump afferma che non uscirà dalla Nato”. Sono solo le ultime dichiarazioni in ordine di tempo nelle quali il presidente degli Stati Uniti ha preso posizione e poi ritrattato. Per ciò che riguarda la riunione del Patto Atlantico, però, Trump ha quasi stabilito un record, visto che i due proclami sono stati lanciati a distanza di pochissimo tempo e nella stessa giornata. Ma è solo la punta dell’iceberg per un politico impulsivo, che nel suo mandato, quasi giunto a metà, ha già molte volte ritrattato, sia contro gli avversari che sulle proprie idee.

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RUSSIA. Non si può non iniziare l’elenco dei dietrofront di Trump con la Russia. Tolte le ancora non chiarite azioni del Cremlino nell’elezione alla Casa Bianca di “The Donald”, il rapporto tra il presidente americano e Putin, ha vissuto di alti e bassi. In campagna elettorale, il tycoon non ha lesinato attestati di stima e amicizia nei confronti della “Grande Madre”, annunciando un significativo riavvicinamento qualora fosse stato eletto. E in realtà, come tutti sappiamo, Trump vinse quella tornata elettorale, ma, primo colpo di scena, non si è poi rivelato troppo morbido col Cremlino: il 2 agosto 2017, il presidente degli Stati Uniti ha firmato le sanzioni commerciali contro la Russia, per punirla della sua ingerenza nelle elezioni del 2016 e per la violazione del diritto internazionale nel conflitto in Crimea. L’inizio di una nuova Guerra Fredda? Così pareva, considerato che appena qualche mese fa il tycoon newyorchese rincarò la dose, annunciando ulteriori sanzioni. Poi, però, ecco il vertice di Helsinki: Putin affermò che non è vero che i russi interferirono nelle presidenziali Usa del 2016, e Trump, che già si era complimentato con la sua nuova fiamma per un’organizzazione a dir suo “impeccabile” dei Mondiali di calcio, si limitò a credergli, annunciando nuova e rinnovata amicizia tra le due potenze ed archiviando (lui, non ancora la magistratura) il Russiagate, etichettandolo come una farsa. Che sia stata mossa in chiave antieuropea? Che sia reale la stima tra due leader? Non lo sapremo mai ma a Washington non hanno reagito proprio bene alla nuova uscita di Trump, e i più critici hanno parlato addirittura di un abbassamento di brache dinanzi a Re Putin.

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C’ERANO UNA VOLTA GLI ALLEATI. I sovietici entrano a Berlino, gli americani conquistano Italia e Francia e gli inglesi “ripuliscono” il Nord Africa. Era il ’45, e queste nazioni si chiamavano “alleate”. Da allora tanto è cambiato, e al fianco dei quasi invulnerabili Yankee si sono schierate le più importanti nazioni europee, fino alla nascita della Ue, che tante volte nei discorsi dei presidenti degli Stati Uniti sono state definite “partner importanti per la pace e lo sviluppo”. Almeno fino poco tempo fa. L’Europa, e in particolare l’Unione Europea, sembra essere diventata il nemico pubblico numero uno nel quartier generale di Trump. Prima la questione economica con la Germania, col presidente americano che, in un eccesso d’ira o di infantilità, si mostrò freddo in un faccia a faccia con la Merkel, rifiutandosi di stringerle la mano. Poi la guerra commerciale, con l’Ue impegnata in un confronto continuo per scongiurare perdite ingenti. È un valzer giornaliero quello in atto tra Washington e Bruxelles, che vive di alti e bassi. Ogni tanto Trump riconosce l’Unione come un organismo importante, specie quando si tratta di antiterrorismo, poi però ci ripensa, e se ne esce con dichiarazioni altisonanti come quelle di Helsinki, secondo cui l’Europa sarebbe in questo momento il nemico più pericoloso da combattere. C’è stata poi la questione Nato: “Usciamo!”, “Potremmo uscire ma non usciremo”, tutto nel giro di poche ore, tutto sopito da una sorta d’estorsione da 33 miliardi di dollari. Infine, ultima in ordine di tempo, la critica all’inquilina di Downing Street, Theresa May, prima criticata perché troppo morbida, poi invece complimentata perché abbastanza dura sull’immigrazione. Insomma, un ballo senza sosta.

LA DIAGNOSI. Psicologi e psichiatri si sono interrogati più volte sullo salute mentale del presidente Trump. Ufficialmente non si possono pronunciare, visto il precedente del 1964 quando circa un migliaio di medici reputarono inadatto il candidato alla Casa Bianca Barry Goldwater, il quale presentò una denuncia e vinse. Ma non bisogna essere un luminare per constatare che “The Donald” sia fortemente narcisista. I sintomi? Considerazione esagerata della propria importanza, forte bisogno di sentirsi ammirati e di veder riconosciuta la propria superiorità, mancanza di empatia per il prossimo, vulnerabilità alle critiche anche se blande… e via discorrendo. I più estremi lo ritengono addirittura schizofrenico e paranoico, ma molti altri vedono in questo suo presunto disagio psichico la chiave del suo infinito successo. C’è un libro che si intitola “Solo i paranoici sopravvivono”, ed è stato scritto da Andrew Grove. Per chi non lo conoscesse, è il tizio che ha fatto diventare la Intel un colosso. Trump deve averlo riposto in bella vista accanto alla Bibbia. Resta il fatto che in questo momento storico, non si capisce più chi siano i buoni e chi i cattivi. Ai tempi di Reagan, anche lui presidente con passato televisivo, si etichettò il blocco sovietico come “Evil Empire”, l’impero del male, e c’era una netta scissione tra gli amici e i nemici. Oggi, invece, anche le nemesi storiche possono diventare simpatici compagni di merende. Come non ricordare, infatti, il più grande gesto politicamente bipolare compiuto da “The Donald”: il dialogo con la Corea del Nord.

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ROCKET MAN. Poche sono le certezze della vita: il sole splende, la terra è tonda, Usa e Corea del Nord sono nemici. O forse no? Dopo essersi minacciati a vicenda, essersi definiti con epiteti che manco i bambini ai giardinetti e, niente di meno, aver guerreggiato sulle proprie “dimensioni” nucleari, ecco che all’improvviso Trump e Kim diventano amici. Si incontrano, si vogliono bene, si ripromettono di vedersi l’uno in casa dell’altro. Cos’è successo? Ci piacerebbe saperlo. È vero, alcuni grandi nemici sono rimasti tali, come Iran e Cina, ma la politica trumpiana è veramente fatta di continui colpi di scena che non riescono a far capire bene le reali intenzioni di quello che è, senza ombra di dubbio, l’uomo più potente al mondo. È vero anche che solo gli stupidi non cambiano idea, tuttavia neanche chi la cambia troppo spesso può essere considerato una mente geniale. E tranquilli: anche se il tycoon dovesse leggere questo articolo e iniziare a detestarmi, non preoccupatevi, potrebbe sempre cambiare idea.

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