Italia

Il disastro di Bologna e le merci pericolose sulle nostre strade

Tir carichi di carburanti, vernici, solventi e altri materiali infiammabili contendono quotidianamente l’asfalto ad auto, moto e pedoni. Un traffico imponente che passa quasi inosservato. Fino a quando non si verificano incidenti come quello sulla A14

Lo sapevate che sulle strade e autostrade italiane ogni anno circolano circa 3.300 mezzi pesanti che trasportano merci pericolose? Un traffico imponente, che passa inosservato fino a quando non si verificano incidenti come quello di Bologna: l’esplosione di un’autocisterna che ha provocato una vittima e un centinaio di feriti. Secondo i dati Eurostat, riportati dal Corriere della Sera, nel 2015 ci sono stati 29.982 trasporti di merci pericolose in Europa: 3.315 in Italia. Autocarri, autotreni, autoarticolati, autosnodati, cisterne che si contendono l’asfalto con auto, moto e pedoni. In Italia trasportano soprattutto carburanti (gasolio, benzina, cherosene, gpl), pitture e vernici, solventi, rifiuti inquinanti, prodotti corrosivi. Il trasporto potrebbe avvenire anche su rotaia, eppure nel nostro Paese si continua a preferire la strada.

LA NORMATIVA. Tutta la materia è regolamentata a livello europeo dalle norme Adr, un documento firmato a Ginevra nel 1957 e ratificato in Italia nel 1962 che classifica le sostanze e detta le condizioni di imballaggio, la struttura dei veicoli, i requisiti per il trasporto e l’abilitazione dei conducenti. Le merci pericolose vengono suddivise in nove categorie: materie e oggetti esplosivi, gas, liquidi e solidi infiammabili, materie comburenti (possono innescare una reazione di combustione) e perossidi organici (termicamente instabili), materie tossiche e infettanti, materiali radioattivi, materie corrosive, materie e oggetti pericolosi diversi. I mezzi, prima di essere realizzati e commercializzati, devono soddisfare la norma UNI EN 12493 che specifica i requisiti minimi per i materiali, la progettazione, la costruzione, i procedimenti di lavorazione e le prove dei serbatoi di acciaio saldato per cisterne stradali. Questa norma, seguita da tutti i costruttori, «rispecchia – si legge nel sito dell’UNI – l’eccellenza della tecnica europea e, in qualità di riferimento per la presunzione di conformità all’Adr per la costruzione di dette cisterne e si pone come importante caposaldo per un esteso bacino di utenti». Del resto la materia è così delicata che i camionisti da trasporto pericoloso sono un’élite, formatasi con estremo rigore e certificata dal “patentino Adr”, ottenuto con diversi esami e conservato con periodici aggiornamenti. La legge li obbliga a verificare l’efficienza del mezzo e che la sistemazione del carico prevenga dispersioni o cadute, e sopporti i guai del traffico (brusche frenate, curve a gomito, irregolarità del fondo).

L’INCIDENTE DI BOLOGNA. I mezzi che trasportano queste sostanze devono avere, quindi, dei requisiti specifici per poter circolare su strada, ma l’adeguamento dei tir e delle autocisterne alla normativa e la loro manutenzione non basta per garantire la sicurezza. Un altro fattore da tenere in considerazione è il traffico stradale, soprattutto quando si verifica un tamponamento, come è successo a Bologna. L’autocisterna incendiatasi sul raccordo autostradale Bologna-Casalecchio, all’altezza di Borgo Panigale, era un veicolo adibito al trasporto di gpl. L’allestimento, montato su autotelaio o su rimorchio con motrice, rende possibile il carico di grandi quantità di combustibile (spesso 48 mila litri), reso liquido dall’elevata pressione di stoccaggio. Secondo uno studio dei Vigili del Fuoco, la fuoriuscita del combustibile dipende dalla posizione del veicolo dopo l’incidente e dai danni al serbatoio. A Bologna potrebbero essersi verificate due delle situazioni peggiori: lo scoppio per “pool fire”, cioè per accensione di una pozza di gas liquefatto, e quella del “jet fire”, in cui una perdita di vapori viene accesa da altre fiamme e provoca lo scoppio di tutto il serbatoio.

Tags
Close