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Il decreto Dignità passa al Senato: adesso è legge

Approvato con 155 voti favorevoli e 125 contrari il provvedimento simbolo del governo gialloverde. Di Maio esulta: «Cittadini 1 - Sistema 0». Le opposizioni attaccano: «Aumenterà la disoccupazione»

Via libera del Senato al primo provvedimento simbolo del governo gialloverde. Il decreto Dignità è legge. Il testo con le nuove norme sui contratti a termine e sulla pubblicità ai giochi è passato con 155 sì, 125 no e 1 astenuto. «Dopo decine di anni è stato approvato il primo decreto non scritto da potentati economici e lobby. È il primo decreto, dopo tanti anni, che mette al centro il cittadino, gli imprenditori, i giovani precari. Finalmente i cittadini segnano un punto: cittadini 1 – sistema 0», ha commentato il vicepremier Luigi Di Maio. Palazzo Madama ha dunque confermato le modifiche al capitolo del lavoro, come l’estensione degli incentivi alle assunzioni degli under 35 fino al 2020, una più estesa applicazione dei voucher nelle attività ricettive e maggiori sanzioni per chi viola il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo. Tutto è stato approvato in tempi stretti, prima della pausa estiva. Adesso si attende solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento nella sua versione finale.

IL VOTO IN AULA. Il decreto Dignità è stato salutato da cori, urla di soddisfazione, critiche delle opposizioni e appelli alla calma della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ha richiamato i senatori dicendo: «Questo non è un asilo». Alcuni senatori del Pd hanno esposto dei cartelli polemici con su scritto “-80mila, bye bye lavoratori”, riferimento alla polemica sui posti di lavoro che verranno meno stando ai calcoli inseriti dai tecnici nella relazione di accompagnamento al testo. In sede di dichiarazione di voto le opposizioni attaccano: «Aumenterà la disoccupazione. Questo è il decreto della disoccupazione, e così andrebbe chiamato. La nostra visione era più complessa, e parlava di percorso formativo scuola-lavoro, incentivi agli investimenti tecnologici, agevolazioni per i contratti indeterminati. Avete messo in piedi invece un meccanismo infernale che lega le mani alle imprese e alimenterà il lavoro nero», ha detto Andrea Marcucci, capogruppo del Pd. «Se l’intento era quello di andare verso la decrescita felice, forse ci state riuscendo. Le piccole imprese stanno reagendo con rabbia a questo decreto che impone lacci e lacciuoli. Questa non è dignità, è creare complicazioni alle imprese», ha rimarcato in Aula Andrea De Bertoldi, di Fratelli d’Italia.

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LE NOVITÀ. Palazzo Madama ha confermato le modifiche al capitolo lavoro, come la prosecuzione degli incentivi alle assunzioni “under 35” fino al 2020: le imprese che effettueranno nuove assunzioni stabili con contratto a tutele crescenti continueranno a beneficiare dello sgravio contributivo pari al 50% introdotto dalla legge di Bilancio 2018. Prevista anche una più estesa applicazione dei voucher nelle attività ricettive. Novità anche per il sistema giochi: lettori obbligatori di tessera sanitaria su slot e vlt (per tenerne lontani i minori) e la scritta “Nuoce gravemente alla salute” sui Gratta e vinci. Si inaspriscono, inoltre, le sanzioni in caso di violazione del divieto di pubblicità per giochi e scommesse. Si passa dal 5% al 20% del valore della sponsorizzazione, con un minimo che deve ammontare comunque a 50 mila euro. Il provvedimento approvato dal Senato restringe da 36 a 24 mesi la durata massima dei contratti a termine e prevede l’obbligo di motivare con le causali gli eventuali rinnovi. E si punta anche a colpire le cosiddette delocalizzazioni selvagge con sanzioni e restituzioni “onerose” di quanto incassato dallo Stato. Non mancano misure di semplificazioni fiscali come l’addio allo split payment per i professionisti, lo stop al redditometro per gli accertamenti 2016 e lo spostamento a febbraio 2019 del prossimo appuntamento con lo spesometro.

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