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Reddito di cittadinanza e riforma della Fornero, il Governo prende tempo

I dettagli sui requisiti e sul funzionamento delle due misure sono spariti dalla legge di Bilancio. Di Maio rassicura: «Entro Natale si fa un decreto in cui ci saranno le norme per la riforma dei centri per l'impiego e della Legge Fornero»

Il governo ha rinunciato, almeno per il momento, alle sue promesse più ambiziose. Reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero, attraverso il meccanismo della «quota 100» confluiranno in due disegni di legge collegati alla manovra. Nel testo della legge di Bilancio, trasmesso alla Camera con 15 giorni di ritardo sulla tabella di marcia, sono indicate soltanto le cifre stanziate per le due misure (in totale 16 miliardi di euro) senza fornire alcun dettaglio sul funzionamento: i requisiti che serviranno per farne richiesta e la platea di persone che ne beneficeranno. «Prima i fondi, poi le misure», conferma il vicepremier Luigi Di Maio in una diretta Facebook in cui assicura che reddito di cittadinanza e quota 100 arriveranno con un dl ad hoc.

DDL AD HOC. «Entro Natale si fa un decreto in cui ci saranno le norme per la riforma dei centri per l’impiego e la riforma della Legge Fornero, che non possono essere scritte nella legge di Bilancio – ha spiegato -. Nella legge di bilancio si mettono i fondi, ma non ci sono le leggi ordinamentali. Nella legge di bilancio c’è la ciccia cioè i soldi per permettere alle norme di funzionare. Faremo un decreto perché non possiamo aspettare». In molti, però, ritengono che la vera ragione del ritardo sia la difficoltà di scrivere rapidamente due norme così complesse. Il reddito di cittadinanza e il superamento della Legge Fornero con quota 100 sono le misure economiche più significative di M5s e Lega. Alleati ma rivali, entrambi i partiti spingevano per inserire le misure già in questa legge di bilancio. Il M5s, in particolare, ha molto insistito sulla necessità di approvare entro l’anno il reddito di cittadinanza al punto da forzare il ministro dell’Economia ad approvare un aumento del deficit per il 2019 dall’1,6 per cento al 2,4 per cento del Pil. La decisione di togliere queste riforme dalla manovra porterà inevitabilmente, nel migliore dei casi, a un allungamento dei tempi prima della loro eventuale entrata in vigore. Una soluzione che viene letta come una prima apertura a Bruxelles.

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I NODI DA SCIOGLIERE. I principali dettagli ancora da stabilire sul reddito di cittadinanza sono i requisiti necessari per ottenerlo e le metodologie con le quali sarà erogato. L’assegno da 780 euro, secondo quanto annunciato finora, verrà caricato sul bancomat, con una sorta di monitoraggio degli acquisti. Il sostegno sarebbe garantito solo a patto di frequentare corsi di formazione e di prestare 8 ore a settimana di lavoro socialmente utile. Il reddito verrebbe meno dopo il rifiuto di tre offerte di lavoro, ma con una specifica “geografica”, con l’obiettivo di non penalizzare cioè chi non accetterà come prima offerta un’occupazione al di fuori della propria città o Regione. Il governo deve ancora decidere anche come riformare i centri per l’impiego, che sono stati definiti una componente “essenziale” della misura. Anche su quota 100 rimangono aperte alcune questioni complesse. La norma dovrebbe permettere di andare in pensione a chi ha compiuto 62 anni, se ha versato almeno 38 anni di contributi. Non è chiaro se la misura sarà introdotta come una “finestra” soltanto per il 2019, o se sarà una possibilità che potrà essere sfruttata anche per gli anni successivi.

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