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Perché si è tornato a parlare di delitto d’onore?

Abrogato nel 1981, è tornato agli onori delle cronache per la sentenza sul femminicidio della 46enne ecuadoregna Jenny Angela Coello Reyes

«Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni», recitava, prima di essere abolito 37 anni fa, l’articolo 587 del codice penale. Una pena molto attenuata considerando che per l’omicidio volontario l’art.575 del codice penale prevedeva e prevede una pena di non meno di 21 anni. Il delitto d’onore, abrogato nel 1981 con la legge n. 442, è rimbalzato ora agli onori delle cronache per la sentenza sul femminicidio della 46enne ecuadoregna Jenny Angela Coello Reyes, avvenuto a Genova nel 2018 per mano del compagno Javier Napoleon Pareja Gamboa.

Nell’aprile del 2018 Javier Napoleon Pareja Gamboa, un uomo di origini ecuadoriane di 52 anni, aveva ucciso con un coltello da cucina la compagna Jenny Angela Coello Reyes, 46 anni, nel loro appartamento di via Fillak, a Rivarolo, in Liguria. Lo scorso 6 dicembre è stato condannato a 16 anni di carcere con rito abbreviato. L’accusa aveva chiesto 30 anni di carcere, ma la giudice ha accolto la tesi della difesa, ha concesso le attenuanti generiche e ha applicato lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato. Nella sentenza di Genova, riportata da diversi giornali, si legge che Gamboa era mosso «da un misto di rabbia e disperazione, profonda delusione e risentimento» e che «ha agito sotto la spinta di uno stato d’animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile». La moglie gli aveva detto di aver lasciato l’amante che aveva, ma, come ha scritto la giudice, lei «non era in grado di lasciarlo». Accogliendo la ricostruzione fatta dalla difesa si dice che l’uomo era stato «provocato» e «istigato» dalla donna a colpirla. Gamboa, si legge ancora, «non ha agito sotto la spinta della gelosia ma come reazione al comportamento della donna, del tutto incoerente e contraddittorio, che l’ha illuso e disilluso allo stesso tempo».

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«Sebbene nessuno abbia il coraggio di dirlo, con questa motivazione si sta riesumando il delitto d’onore», commenta il legale dei famigliari della donna, Giuseppe Maria Gallo. Il delitto d’onore, residuo legislativo del Codice Rocco, prevedeva, affinché venisse applicata l’attenuante, che vi fosse uno «stato d’ira» per l’onore offeso provocato da una «illegittima relazione carnale» riguardante una delle donne della famiglia. «Ormai assistiamo a un orientamento più culturale che giuridico», ha detto il legale della donna facendo riferimento anche alla sentenza pronunciata qualche giorno fa dalla Corte d’Appello di Bologna sempre su un caso di femminicidio, in cui all’uomo che aveva ucciso la ex compagna, Michele Castaldo, erano state concesse le attenuanti e il dimezzamento della pena stabilita in primo grado perché aveva agito in preda a una «tempesta emotiva».

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