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La Camera dice no all’arresto di Sozzani, tensioni tra M5s e Pd

Circa 40 franchi tiratori dem hanno ribaltato la votazione che si era svolta lo scorso luglio in Giunta per le autorizzazioni che aveva dato il via libera alla misura cautelare, con il sì del Partito democratico oltre che del Movimento 5 stelle

L’Aula della Camera ha negato l’autorizzazione all’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del deputato di Forza Italia Diego Sozzani. I voti a favore sono stati 235, 309 i contrari, un astenuto. Sozzani era stato indagato nell’ambito di un’inchiesta della Dda milanese con l’accusa di illecito finanziamento dei partiti e corruzione.

Da maggio Sozzani è indagato dalla procura di Milano, che lo accusa di avere ricevuto una tangente da 10mila euro sotto forma di consulenza fittizia dall’imprenditore Daniele D’Alfonso, coinvolto in vari casi di corruzione in Lombardia. Sozzani si è sempre dichiarato innocente, sostenendo di non avere mai ricevuto i soldi. Per legge, nessun parlamentare italiano può subire una limitazione della libertà personale a meno che lo permetta esplicitamente la camera a cui appartiene. A luglio la Giunta per le autorizzazioni della Camera aveva votato a favore della richiesta della procura di Milano, quindi dei domiciliari. Oggi però, nel voto finale in aula a scrutinio segreto la maggioranza dei deputati ha votato per respingere la richiesta della procura.

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In Aula è scoppiata la bagarre. L’esito del voto, avvenuto a scrutinio segreto, è stato contestato dal Movimento 5 stelle. Il pentastellato Davide Zanichelli ha infatti espresso «disappunto per questa votazione, irrispettoso il voto segreto». Parole che hanno fatto insorgere la maggioranza dei deputati, con urla e proteste. Sono stati con ogni probabilità 46 i franchi tiratori del Pd che non hanno seguito l’indicazione del gruppo di votare a favore dell’autorizzazione degli arresti domiciliari nei confronti del deputato di Forza Italia Diego Sozzani. Lo si desume da un semplice calcolo sui voti segreti, confermato da fonti parlamentari.

«Spiace constatare che nel segreto dell’urna singoli parlamentari non abbiano seguito le indicazioni di voto del proprio gruppo», ha commentato il capogruppo M5s Francesco D’Uva. «Noi siamo molto dispiaciuti perché notiamo questa continua differenza, nonostante i cambi di maggioranza, del M5s con le altre forze politiche. Il M5s resta l’unico a portare avanti la battaglia contro i privilegi della politica». «È proprio in questi casi – scrive Di Maio su Facebook – che emerge tutta la differenza tra noi e il resto del sistema. Qui non si tratta di giustizialismo o di presunzione di innocenza. Qui si tratta di normalità, di regole. Quando un cittadino comune sbaglia ne risponde, quando un imprenditore sbaglia, anche involontariamente, ne risponde. E vale lo stesso per ogni lavoratore, per ogni comune mortale in questo Paese. Quando a sbagliare invece è un politico, il sistema si chiude, lo blinda e lo protegge. È questo il buon esempio della politica? Dimostrare che c’è chi può permettersi tutto, anche di dribblare la legge, di fronte a chi invece a volte non ha nemmeno voce per replicare a una ingiustizia. Oggi il Parlamento non decideva su un provvedimento governativo o su una decisione assunta collegialmente dall’esecutivo. Oggi decideva su un’indagine specifica, in merito a un singolo parlamentare di Forza Italia e alle sue azioni, individuali, e presumibilmente illecite. Qualcuno dice che il voto odierno “è tema di Governo”, io rispondo “è tema di valori”».

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