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L’Inghilterra torna in lockdown

Boris Johnson ha annunciato un secondo lockdown nazionale per contenere il Covid: da giovedì prossimo chiusi tutti i negozi “non essenziali”, così come i pub e i ristoranti. Risparmiate invece scuole e università

Alla fine Boris Johnson ha ceduto. Dopo le smentite dei giorni precedenti e le resistenze agli allarmi e alle pressioni di scienziati, medici e dell’opposizione, il premier britannico ha annunciato un secondo lockdown nazionale: da giovedì prossimo tutti i negozi “non essenziali”, così come i pub e i ristoranti, dovranno chiudere. Risparmiate invece scuole e università, ma gli spostamenti interni saranno fortemente scoraggiati. Le misure resteranno in vigore fino al 2 dicembre, nella speranza poi di poter riuscire in qualche modo a “salvare” il Natale.

Si è ripetuto lo stesso copione dello scorso marzo: quando, mentre a uno a uno i Paesi europei decidevano di chiudere, Johnson continuava a resistere agli appelli che gli arrivavano dai suoi stessi consiglieri scientifici. Anche stavolta il premier britannico insisteva a voler evitare un lockdown generalizzato. Ma intanto la strategia delle chiusure locali si rivelava del tutto insufficiente ed è stato costretto all’ennesima marcia indietro. L’Irlanda del Nord è da già due settimane in lockdown ha chiuso persino le scuole, l’Irlanda lo è da dieci ma con scuole aperte, la Scozia ha chiuso mezzo Paese quasi venti giorni fa mentre il Galles ha attivato di recente un “circuit breaker” di due settimane, ossia un mini-lockdown sfruttando la pausa autunnale scolastica per spezzare la “catena” del contagio. Inoltre, a differenza del Regno Unito che ha sfondato quota un milione di contagi, altri grandi Paesi europei come Francia, Germania e Italia nei giorni precedenti avevano già attivato nuove e stringenti restrizioni.

«Se non agiamo ora rischiamo di avere migliaia di morti al giorno tra alcune settimane», ha detto Johnson in conferenza stampa evocando in quel caso «un disastro morale» per il servizio sanitario e per il Paese. In particolare, la stretta prevede la chiusura di tutte le attività non essenziali (palestre, parrucchieri, centri estetici). Rimangono esclusi dalle restrizioni farmacie, supermercati e tutti quei servizi indispensabili che dovranno rimanere a disposizione dei cittadini in questo periodo di sacrificio. Stop invece a tutte le attività ricreative e sociali: alberghi, ristoranti, pub e caffè salvo che per i servizi di take-away. Resteranno aperti, invece, scuole, università, parlamento, cantieri e tribunali.

Inoltre, c’è l’indicazione tassativa di lavorare da casa per chiunque lo possa fare, di non uscire se non per le esigenze fondamentali, con il permesso di fare attività fisica, ma potendo incontrare all’aperto non più di un’altra persona non convivente, limitando ulteriormente il numero che era già stato portato a sei nelle settimane scorse. Vietate invece le riunioni al chiuso, anche nelle abitazioni private, fra persone di nuclei familiari diversi. Ai funerali potranno partecipare solo i familiari stretti, mentre saranno sospese le altre cerimonie religiose.

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