Cultura

A Pompei ritrovato un Termopolio intatto: l’antenato del banco da «street food»

Una scoperta che permette di studiare vita, usi e alimentazione dei pompeiani. «Una fotografia di quel giorno nefasto», commenta il direttore Massimo Osanna

A Pompei, dove gli scavi non si sono mai fermati neppure nei giorni del lockdown, è riaffiorato un Termopolio perfettamente conservato. Le pentole in coccio con i resti delle pietanze più prelibate, dal capretto alle lumache e persino una sorta di “paella” con pesce e carne insieme. E un grande bancone decorato con immagini così realistiche da apparire quasi tridimensionali: una coppia di oche, un gallo, un cane al guinzaglio. Tutto fermo nel tempo al giorno dell’eruzione, fissato nell’eternità dal materiale piroplastico, che ne ha sigillato gli straordinari colori e conservato elementi fondamentali per ricostruire usi alimentari e abitudini dei romani di duemila anni fa. «Una fotografia di quel giorno nefasto», commenta in un’intervista all’Ansa il direttore del Parco Archeologico, Massimo Osanna.

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Il Termopolio (Thermopolium) era la tipica rivendita di cibi e bevande calde affacciata su strada. È il progenitore dei nostri contemporanei fast food e tavole calde. A colpire, in particolare, è il ritrovamento nei recipienti di tracce degli alimenti venduti in strada. Era infatti abitudine dei pompeiani, come in tutto il mondo dell’antica Roma, consumare all’aperto cibi e bevande calde. Collocato nella Regio V, all’angolo fra il vicolo dei Balconi e la casa delle Nozze d’Argento, il Termopolio era stata individuato e parzialmente scavato nel 2019, quando era riemersa l’impronta lasciata sulla cenere da uno dei grandi portoni in legno ed era stato ritrovato il balcone del primo piano, insieme con una prima parte del bancone, quella che si affacciava sulla piazza, tra le più frequentate a Pompei, con la sua bella fontana in marmo. Ma sono stati gli scavi delle scorse settimane, a restituire insieme alle straordinarie decorazioni, al pavimento intarsiato di marmi policromi e al quadro completo dell’ambiente la sorpresa di una grande mole di informazioni che questa bottega dell’antichità potrà aggiungere alla conoscenza della storia.

Altrettanto importante è il ritrovamento dei resti di due uomini e dello scheletro di un cagnolino. Una delle vittime, un uomo intorno ai 50 anni, era disteso su una branda nel retro del locale e potrebbe essere morto schiacciato dal crollo del solaio. I resti dell’altro sono stati trovati invece in un grande vaso di terracotta, tranne un piede che era vicino al bancone. L’occultamento del secondo scheletro, secondo gli archeologi, potrebbe essere opera di scavatori (forse addirittura del XVII secolo) che avevano scavato un cunicolo proprio a ridosso di questo edificio. Non solo: c’è anche una omofoba iscrizione graffita. «Nicia cinede cacato» si legge sulla cornice che racchiude il dipinto del cane. Ovvero: «Nicia (probabilmente un liberto proveniente dalla Grecia) Cacatore, invertito», forse (così presumono gli studiosi) lasciata per prendere in giro il proprietario o da qualcuno che lavorava nel termopolio.

Valeria Amoretti, funzionario antropologo del Parco, ha già annunciato i primi rinvenimenti: «Le prime analisi confermano come le pitture sul bancone rappresentino, almeno in parte, i cibi e le bevande effettivamente venduti all’interno del termopolio: tra i dipinti del bancone sono raffigurate due anatre germane, e in effetti un frammento osseo di anatra è stato rinvenuto all’interno di uno dei contenitori, insieme a suino, caprovini, pesce e lumache di terra, testimoniando la grande varietà di prodotti di origine animale utilizzati per la preparazione delle pietanze».


«Oltre a trattarsi di un’ulteriore testimonianza della vita quotidiana a Pompei, le possibilità di analisi di questo Termopolio sono eccezionali, perché per la prima volta si è scavato un intero ambiente con metodologie e tecnologie all’avanguardia che stanno restituendo dati inediti», spiega Massimo Osanna, nuovo direttore generale dei Musei al ministero e direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei. «All’opera è un team interdisciplinare – continua Osanna – composto da un antropologo fisico, archeologo, archeobotanico, archeozoologo, geologo, vulcanologo: alle analisi già effettuate in situ a Pompei saranno affiancate ulteriori a analisi chimiche in laboratorio per comprendere i contenuti dei dolia, cioè contenitori in terracotta».

Entusiasta il ministro per i Beni e le attività culturali, Dario Franceschini: «Con un lavoro di squadra, che ha richiesto norme legislative e qualità delle persone, oggi Pompei è indicata nel mondo come un esempio di tutela e gestione, tornando a essere uno dei luoghi più visitati in Italia in cui si fa ricerca, si continua a scavare e si fanno scoperte straordinarie come questa».

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