Musica

I migliori album del 2020

“Letter to you” di Bruce Springsteen e “Trema le terra” di Alfio Antico, due mondi così lontani ma così vicini si dividono lo scalino più alto del podio. Al terzo posto un altro ex aequo con un trittico di donne

È stato più complicato del solito compilare la classifica dei migliori 20 album del 2020. Non perché sia stato un anno particolarmente ricco di capolavori. Tutt’altro. Di capolavori ne escono sempre di meno. Anzi, quasi non se ne fanno più. La musica popolare sembra preda di un’attrazione fatale verso il pensiero debole, schiava di algoritmi e dei dettami del mercato. Poche cose lasciano segni indelebili su questo panorama generico e dilatato, che se proprio deve distinguersi per qualcosa è casomai nella sua varietà. Se di capolavori se ne realizzano sempre meno, perlomeno oggi abbiamo l’occasione di ascoltare centinaia di diverse possibilità musicali. I gusti si accavallano e si confondono, ma in mancanza di idee forti circolano tante cose diverse, aumentando la nostra percezione della molteplicità degli stili e delle dimensioni della musica. Tutto questo per dire che anno dopo anno diventa sempre più difficile individuare uno o più personaggi da scegliere e premiare.

Se proprio si vuole tentare l’arduo esercizio, e dare un’indicazione per un ipotetico Oscar della musica, allora ci viene voglia di segnalare due artisti che nel 2020, l’anno tormentato dalla pandemia, hanno fatto esattamente il contrario di quello che i tempi sembravano chiedere: Bruce Springsteen e Alfio Antico.

LEGGI ANCHE: I fantasmi di Springsteen e la nuova terra promessa

1 – “Trema la terra” Alfio Antico
“Letter To You” Bruce Springsteen

Due artisti agli antipodi, provenienti da mondi musicali così lontani ma così vicini, diversi eppure uniti dall’onestà, dalla genuinità, dalla sincerità.

Il “Boss del rock”, da antico eroe romantico, perfino donchisciottesco, si è simbolicamente spogliato del suo apparato di rockstar, ha riunito i suoi compagni d’avventura della E Street Band nello studio del suo ranch ed è tornato alle radici del rock, per realizzare un disco come ai vecchi tempi, in presa diretta, senza trucchi, mettendosi a nudo, con tutte le proprie debolezze.

Alfio Antico non ha rinnegato il suo passato di “picuraru”, non ha snaturato la sua musica ancestrale. Anzi ha recuperato i suoni e tutti i rumori di quando era bambino, facendoli dialogare con quelli elettronici. E come per Springsteen, il suono racconta una storia, una vita.

3 (ex aequo) – “Manic” Halsey
Il suono amorfo di Halsey mentre riprende l’R & B ed i Beach Boys, il rock alternativo e Alanis Morissette, il country e l’opera di Lana Del Rey, raggiunge le vette da brivido delle band emo come My Chemical Romance. Alcuni dei primi sei singoli – tra cui “Cry Me a River”, l’hit “Without Me” e il manifesto country-pop “You Should Be Sad” – sono radicati nell’esplorazione del dolore profondo e quello che Halsey ha descritto come un interesse per la «rabbia femminile».

3 (ex aequo) – “Fetch the Bolt Cutters” Fiona Apple
L’uso del singolo “Criminal” nel film poliziesco di successo dello scorso anno “Hustlers” ha fatto da apripista al ritorno di Fiona Apple, ma “Fetch the Bolt Cutters” avrebbe avuto in ogni caso una grande accoglienza. Prende il nome da una battuta pronunciata da Gillian Anderson nella miniserie della BBC “The Fall”, è un album art-pop eccitante e stravagante che Apple ha registrato principalmente a casa; usa persino le ossa del suo cane morto per le percussioni. La sua accattivante scrittura di canzoni esplora questioni spinose come la depressione, la violenza sessuale e il bullismo, ma Apple non perde mai il suo umorismo.

3 (ex aequo) – “Moviti ferma” Eleonora Bordonaro
È una delle voci più espressive e valide di una musica popolare che si vuole sganciare da antiquati stereotipi e contaminarsi con altre influenze. Nella musica dell’artista di Paternò confluiscono Cesare Basile, Agostino Tilotta degli Uzeda, Prodigy, Led Zeppelin, Diamanda Galas, Kurt Weill, Armando Trovajoli, Radiohead, il samba della comunità nera di Bahia, come il marranzano di Puccio Castrogiovanni, il gallo-italico di San Fratello, “Horcynus Orca”.

6 (ex aequo) – “Cip!” Brunori Sas
Il tenero cinguettio di un pettirosso in un mondo dove la normalità è gridare. “Cip!” anche per indicare la leggerezza. Un disco di canzoni corali, pop. Una chitarra acustica dai toni folk, tra la West Coast e il Beck più intimista. L’artista calabrese è il ponte perfetto tra i cantautori anni Settanta e le nuove generazioni.

LEGGI ANCHE: Il “Cip!” di Brunori nel mondo chiassoso

6 (ex aequo) – “I mortali” Colapesce Dimartino
L’incontro fra due delle migliori “menti” della musica siciliana. A unirli le stesse influenze musicali che spaziano dal rock americano a Battisti e Battiato. New italian pop, con il quale affrontano temi come l’adolescenza, la mortalità, con una veste essenzialmente leggera, senza mai scadere nella banalità.

8 – “Rough and Rowdy Ways” Bob Dylan
Per il suo ritorno alla scrittura originale dopo otto anni di stasi, Dylan si mostrando al suo meglio: canzoni riflessive, sagge e lente. Nella squisita “Key West (Philosopher Pirate)”, è una vecchia canaglia che riepiloga la sua vita all’estremità più a sud dell’America, con la birra in mano. Lasciato solo da un amico o amante defunto (“Vorrei che tu mi avessi portato con te ovunque andassi”) nella divertente e fantasmagorica “My Own Version of You”, un truculento detenuto di una casa di cura mette insieme un compagno come Frankenstein. In “Murder Most Foul”, la sua canzone più lunga di sempre – e una delle sue migliori – è come Walt Whitman che riversa i suoi pensieri su una pagina di meme per i boomers di Facebook: un’epopea sublime di teorie della cospirazione, storia americana e nostalgia del rock’n’roll. Si rilassa anche verso il blues per un paio di classici battiti a 12 battute, anche se a un ritmo geriatrico. Dylan compirà 80 anni l’anno prossimo, ma sta ancora alzando il livello della canzone americana.

9 – “Gigaton” Pearl Jam
L’album è probabilmente il lavoro più potente e diversificato della band dai tempi di “Yield” del 1998. È una dichiarazione d’amore per il rock, per la sua forza comunicativa, per le sue possibilità espressive, per la sua storia e per il suo futuro, in canzoni che sembra parlino del mondo adesso, nonostante sia stato scritto ben prima di questa crisi. C’è la politica e la vita, inviti continui a non mollare, a non perdere la speranza, a sognare ma anche a cercare di migliorare le cose attorno a noi. E tra richiami ai Talking Heads, echi degli U2 e citazioni di Jack Kerouac, c’è l’intero mondo dei Pearl Jam in bella vista: forte, splendente e appassionato.

10 (ex aequo) – “Time of Silence” Dino Rubino
Il silenzio è proprio il tema conduttore della ricerca spirituale e musicale del pianista e trombettista di Biancavilla. Un silenzio che evoca suoni, emozioni, sensazioni, immagini. Melodie, armonie, ritmi. Un impasto sonoro caldo e affascinante, che ti fa compagnia e nello stesso tempo t’ipnotizza e non smetteresti mai di ascoltare. “Time of silence” è il miglior album jazz di inediti uscito quest’anno. Cool al punto giusto. Elegante, avvolgente, melodico, raffinato, romantico, accarezza morbidamente, riuscendo a emozionare ed a trasmettere profonda serenità e armonia.

10 (ex aequo) – “This Too Will Pass” Angelo Di Leonforte Trio
Cool, swing, improvvisazione, blues, elaborati nell’intento di rendere il proprio lavoro attraente sia per gli appassionati del genere sia per gli ascoltatori casuali. Il pianismo di Angelo Di Leonforte è sobrio ed elegante, ma in grado di regalare brani di grande intensità. Improvvisazioni dove ogni singola nota pesa come un macigno, per senso melodico, armonico, insomma per giustezza. Come Evans, possiede inoltre la capacità di eclissarsi ed accompagnare, talvolta con solo una manciata di accordi, le incursioni solistiche del più sanguigno Peppe Tringali, o ingaggiare infuocati duelli con il terzo vertice del triangolo è il sofisticato contrabbassista Alberto Fidone.

10 (ex aequo) – “Terra” Sissy Castrogiovanni
Non è entrato nella cinquina delle nomination per i Grammy Awards, ma resta uno degli album più curiosi della stagione. La principessa catanese del sicilian jazz gioca sul contrasto fra una lingua e strumenti antichi con sonorità e arrangiamenti sofisticati e moderni. Il folk americano incontra la musica popolare siciliana, il blues e il jazz dialogano con il marranzano e la ciaramella, le percussioni africane e i ritmi sudamericani con i tamburi a cornice siciliani. E Sissy Castrogiovanni è una sirena che ammalia con armonie e melodie cantate in siciliano.

13 – “Folklore”/ “Evermore” Taylor Swift
Non è un abbaglio causato dalla bellezza fisica dell’artista. Questa volta la regina del pop americano sorprende. Se i precedenti album, da “Red” del 2012 a “Lover” del 2019, l’hanno vista abbracciare il pop e confrontarsi con un’immagine pubblica fluttuante, “Folklore” e il sequel “Evermore”, entrambi partoriti in lockdown, si dimostrano più profondi e più introspettivi. Entrambi sono stati realizzati con lo stesso nucleo collaborativo formato da Aaron Dessner della band indie-rock National e dal produttore Jack Antonoff (uno dei suoi collaboratori di lunga data), insieme a Justin Vernon di Bon Iver e William Bowery (alias il fidanzato, l’attore Joe Alwyn). Il secondo vede anche la presenza delle tre terribili ragazze Haim e di tutti i National. Sono due malinconici dischi indie-folk con alcune delle melodie più strazianti e dei testi più toccanti di Swift. Due album straordinari che rivelano il suo talento di grande cantautrice.

14 – “Women in Music Pt. III” Haim
L’immagine del trio che cammina a grandi passi o balla in fila per la città è indelebilmente legata alla loro musica: fresca, sicura, piena di slancio. Il terzo album del trio è di gran lunga il migliore. Intimo, multidimensionale e di ampio respiro, il songwriting brilla per personalità e per una grande curiosità per la melodia e lo stile. Ragazze sbarazzine e impertinenti rivedono in chiave moderna Joni Mitchell, con una spruzzatina di David Byrne.

15 – “Set My Heart On Fire Immediately” Perfume Genius
Come promette il titolo, Mike Hadreas di Seattle dà fuoco immediato al cuore. Così bello, così complesso. Caldo e confortante. Crea musica che sposa una forte intimità emotiva a scelte di produzione influenzate dal rock classico. “Whole Life” è una ballata gonfiata con echi di Roy Orbison, mentre i ritmi striduli di “Your Body Changes Everything” ricordano Kate Bush degli anni Ottanta. Come nei suoi precedenti album, la prospettiva queer di Hadreas stimola la scrittura di canzoni che sembrano assolutamente uniche: la straordinaria “Jason” è un racconto devastante e franco di un incontro sessuale con un uomo etero represso.

16 – “Sawayama” Rina Sawayama
Questa cantante pop giapponese-britannica getta tutto ciò che ha in questo blockbuster da record: assoli di chitarra hair-metal, sintetizzatori neo-Moroder, new swing, videogiochi mania e melodie, pop. I testi, nel frattempo, triangolano la tensione tra le sue aspettative, ambizioni e realtà, oltre a confrontarsi con età, identità, famiglia e amicizia.

17 – “Heaven to a Tortured Mind” Yves Tumor
Per la gloriosa oscenità sonora che troviamo in questo album, potremmo definire Yves Tumor il figlio ribelle di Prince. È un collage di stili: glam, psych rock, krautrock, britpop, soul e noise. Una sorta di rock lussuoso e magistrale, pesante per i corni imperiali, i tamburi fragorosi e gli assoli di chitarra corpulenti. Evoca un’atmosfera di vizio totale, sensuale e decadente.

18 – “I Owe It All To You” Shirley Bassey
L’album che segna l’addio alle scene della voce dei film di 007 presenta una miscela lussuosamente orchestrata di cover e inediti. La grande dama britannica del pop le interpreta con la solita verve, molto sfarzo e con la sua consueta teatralità. A 83 anni canta in modo superbo e drammatico “Who Wants To Live Forever” dei Queen. Con una malinconia quasi contagiosa rende un classico “Always On My Mind”, con cui Elvis Presley e i Pet Shop Boys hanno avuto un grande successo. È grintosa e aggressiva nell’esplosiva “Look But Don’t Touch”, durante la cui registrazione raccontano che non smetteva mai di ballare, e nell’ironica “Look But Don’t Touch”, trascinata da uno psichedelico hammond.

19 – “Prospettiva cosmica” Pietro Spanò
Per gli orfani dei Baustelle l’album del cantautore palermitano può essere un ottimo e pregevole surrogato. Come Francesco Bianconi, anche Spanò insegue atmosfere e temi in stile Battiato. In certi passaggi, la voce ricorda quella del migliore Alan Sorrenti. Un concept album ben confezionato e suonato, attuale nel tema dell’isolamento, dell’iperconnessione e dei suoi effetti collaterali, che fa da filo conduttore nella ricerca di una “prospettiva cosmica”.

20 – “Lianne La Havas” Lianne La Havas
Trentunenne londinese ha due album alle spalle, “Is your love big enough?” del 2012 e “Blood” del 2015, tanti concerti, tanti successi, ma questo terzo lavoro, arrivato dopo cinque anni di pausa, rappresenta il suo esordio come autrice e interprete di se stessa. È un disco in cui offre il meglio della sua creatività musicale e delle sue doti di cantante. Soul e r’n’b moderni e raffinati, ma anche musica giamaicana, ballate e canzoni, elettronica e jazz, Sudamerica e pop: «È il frutto di tanti pensieri, tante idee che fino ad ora forse non avevo saputo esprimere», ha commentato lei.

Tags

Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
Back to top button
Close

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi